Macchine parlanti, interpreti sintetici. Proprio così: i robot sono sempre di più sul palcoscenico. Intelligenze artificiali e musica in evoluzione; intelligenze artificiali e movimento corporeo. E viceversa. Si tratta di alcuni dei binomi più interessanti e innovativi del nostro tempo, in cui ci sono compositori che “scrivono” e coreografi che immaginano schemi anche con/per orchestre o interpreti che di umano hanno poco o niente, se non quel “lume” che l’uomo stesso dà loro attraverso le nuove tecnologie. A ricordarcelo puntualmente una serie di articoli usciti qua e là, non ultimo quello di Giovanna Mancini sul “Sole 24Ore“. L’interessante reportage ricorda che al Romaeuropa Festival (dal 21 settembre al 12 dicembre) una serie di creativi (tra i quali drammaturghi, coreografi e artisti) dialogano con veri e propri robot. E si avverte che in scena c’è un nuovo “umanesimo”. Un esempio per tutti per capire meglio quel che accadrà nella capitale. Verrà portato al festival (in Sans Object, il lavoro di Aurèlien Bory) un macchinario computerizzato che si anima in una conversazione con gli attori sulla scena.

Ma il “caso” più eclatante alla prima occhiata è stato quello verificatosi alla scorsa Biennale Musica di Venezia. L’edizione 2009 dell’appuntamento internazionale infatti, ci aveva puntato molto. Protagonista: il compositore Suguro Goto, generazione dei quarantenni, giapponese. Ebbene sul palcoscenico della Serenissima ha portato nientemeno che un’orchestra composta da veri e propri robot (non si pensi a quelli dei film di fantascienza simili alla figura umana, si rimarebbe delusi). Il genere proposto senza tanti giri di parole era il “RoboticMusic“. Ma che cosa fanno i “ragazzi” di Goto. Be’,  lui con loro ci ha girato il mondo. “I robot – aveva spiegato al Giornale il compositore – non hanno problemi a suonare ritmi assai complessi, in maniera più veloce e senza dovere prendere delle pause; la macchina può inoltre comporre da sola in tempo reale durante le performance, con l’aiuto di un algoritmo del computer”. E ancora, quelle “macchine utili” per studiare i movimenti complessi dell’uomo. “Oggi – dice il tecnomusicista nipponico – la tecnologia si relaziona con la creatività, come concetto o strumento della società contemporanea, e gli artisti stanno cercando di reagire in maniera sensibile verso un’evoluzione che potrebbe cambiare il modo di vedere l’arte”.
In allegato: I robot di Suguro Goto