Negli Stati Uniti ma anche in diversi Paesi europei  le orchestre jazz pullulano: nelle scuole, nei comuni; fanno prove e concerti a qualsiasi livello. Segno che la pratica musicale d’insieme – e non solo dell’ascolto – in non poche realtà all’estero è considerata un aspetto importante delle vita delle comunità, in particolare per la formazione delle nuove generazioni. Non si può certo dire che in Italia sia proprio lo stesso, anche se a controbilanciare un po’ le cose ci pensano le bande; le iniziative di scuole, università, accademie e gruppi di giovani. Ma il lavoro da fare qui da noi, riguardo all’alfabetizzazione musicale, è davvero tanto.

Fra le rare proposte in materia di jazz band che si trovano in circolazione nel Belpaese c’è la “Jazzin’ School Bign Band” di  Claudio Bolli (chi la volesse conoscere e ri-vedere, il 9 dicembre alle 21 propone due delle sue orchestre alla Galleria Rudh di Rozzano, provincia di Milano). La piccola accademia è stata fondata circa diciotto anni fa dal trombettista, che nel suo curriculum vanta una lunga militanza nella Gianni Basso Big Band (nove anni di concerti in giro per l’Italia) e un lungo periodo di attività legata al Capolinea, locale storico della capitale lombarda nel quale si è esibito tra gli altri con Tullio de Piscopo, Claudio Fasoli, Mario Rusca e Mal Waldron. Oggi, prevalentemente, si dedica alla didattica.

La storia della Jazzin’School Big Band oltre che essere lunga un ventennio, è anche variegata. Ha vissuto diverse fasi. E ora ritorna in pista con le sue “creature”, una che è un omaggio alla bossa nova, come recita la locandina al “vocal femminile (per l’occasione interpretato dalla vocalist Sabrina Tesse)” e ai cover moderni di qualità (sempre arrangiati per big band, brani degli Eart Wind & Fire, Steve Wonder, Sade); il secondo progetto è anche una novità. Una jazz band dedicata al cosiddetto contemporary: in programma, brandi di Mingus, Davis, Evans e Dameron.
In allegato: la Jazzin’ School Big Band