Lei è un’esploratrice delle regioni più nascoste del suono. Si chiama Jana Winderen. E’ diventata famosa per i suoi blind field recordings, ovvero – come spiegano gli organizzatori della serata che l’artista ha tenuto a Milano sabato 18 dicembre – “le registrazioni dei suoni da fonti sommerse o invisibili come gli abissi marini o le profondità dei ghiacciai di Norvegia, Russia e Groelandia”. E ancora: la ricercatrice coi suoi “strumenti all’avanguardia porta alla luce paesaggi inediti”. Per esempio i suoni del regno animale che interagiscono con quelli di venti, flutti, ghiacciai e gorghi d’acqua, spesso sconosciuti all’orecchio umano “lasciando spazio a una lettura più vasta e immaginativa del mondo naturale”, recita la presentazione della performance che si è tenuta nel capoluogo lombardo per Survival International, l’organizzazione a favore dei diritti delle popolazioni tribali (un appuntamento – preceduto dalla proiezione di diapositive sulle comunità che vivono nei ghiacci del Polo e la presentazione del libro “Siamo tutti uno” – realizzato anche grazie all’associazione Sincronie di Massimiliano Viel.

Della serata – a parte la performance e l’artista di cui si dirà – ha colpito la partecipazione. L’opera è stata realizzata all’auditorium San Fedele, che per l’occasione era discretamente affollato. Probabilmante non solo per la pubblicizzazione dell’evento – che comunque c’è stata – ma anche per l’interesse verso questi avvenimenti che via via è aumentato. Certo, il discorso del cosiddetto “panorama sonoro”, ovvero l’eleborazione di suoni registrati, campionati, poi manipolati: costruzioni, le più diverse. Panorami appunto, che evocano, fanno vedere, immaginare. I lavori della Winderen sicuramente sono apparsi forti, a tratti tanto veri quanto, in non pochi momenti, trasfigurati con sapienza e originalità. Una buona occasione per conoscerla, una buona occasione per entrare in contatto con realtà “sonore” – musicali difficile a dirsi – come la sua. Che al suo incontro, comunque sia, non lascia indifferenti. Anche se avrebbero distolto non poco dall’ascolto, non sarebbe stato male se i flussi sonori sarebbero stati usati accompagnamento delle immagini. Quelle appunto, sui luoghi più freddi del pianeta. Così, un’idea… Chi volesse sapere di più sull’artista può contare su diversi contributi online, oppure accedere direttamente al suo sito: http://www.janawinderen.com/
In allegato: suoni di Jana Winderen