Meno male che qualcuno se ne ricorda. L’attenuante è che siamo “solo” a febbraio. E il tempo c’è, per rilanciare l’argomento. Stiamo parlando del Futurismo in musica, che è arrivato a quota cent’anni. Tempo di celebrazioni. Sicuramente un’occasione per rinfrescare la memoria circa le “istanze” di quel gruppo di artisti-musicisti che si lanciarono nella nuova avventura del rumore. Chi volesse leggere qualcosa di appena “sfornato” su quel pezzo di storia può andarsi a procurare l’ultimo numero di Blow Up. Ben sette pagine dedicate al movimento Novecentesco. Cose da pazzi, all’epoca, cose che oggi fanno un po’ di “tenerezza”. Prendi per esempio l’intonarumori, il gorgogliatore e via dicendo… Tutti “arnesi” che a quei tempi fecero litigare il pubblico – come diviso in gruppi ultrà – al teatro dal Verme di Milano, dove venne fatto se non il primo, uno dei primissimi concerti di quel genere.

Sfogliando la pagine del servizio a firma di Giovanni Vacca (per chi non la sapesse: valente musicologo; suoi sono i titoli Il vesuvio nel motore e Nel corpo della tradizione) ma non solo,  viene narrata la storia di questa “Musica del Futuro”; poi l’utile box scritto da Stefano I., Bianchi  che presenta incisioni discografiche curate da Daniele Lombardi che in materia è uno dei massimi esperti. Godibili poi i testi degli stessi “rivoluzionari culturali”, ovvero Franco Balilla Pratella e Luigi Russolo: documenti che portano la data 1911 e 1913. Il tutto corredato da foto che danno l’idea dei personaggi: da Russolo al “Rumorarmonio” all’immagine d’epoca con la carrellata dei protagonisti di quella corrente e non solo: Luigi Russolo ancora, Carlò Carra, Filippo Tommaso Marinetti, Umberto Boccioni e Gino Severini.
In allegato: musiche futuriste