Dirigere un’orchestra? E’ come essere a capo di un’azienda. L’esperienza di chi tiene in mano una bacchetta può tornare utile al mondo dei manager e dell’organizzazione sociale. E, naturalmente, il contrario. A entrare nell’argomento, il direttore d’orchestra Andrea Pestalozza, intervistato dal compositore Giuseppe Califano sul periodico “Lavori in corso“, alla voce Cover Story (per chi volesse leggerla: (http://blog.manpowergroup.it/wp-content/uploads/2011/11/Lavori-in-Corso_3_2011.pdf).

Dunque, può essere valido il modello dell’orchestra…. “Io credo che, a livello di civiltà di una civilità – spiega Andrea Pestalozza nell’intervista pubblicata sul numero di novembre del periodico – la si misuri persino dal livello delle loro orchestre e dal modo di proporre la musica che è indispensabile nella società (…). Quello dell’orchestra è un modello assolutamente raggiungibile, ma bisogna volerlo raggiungere”.

E ancora:  “La nascita di un’orchestra innesca una catena di eventi positivi, sia spiritualmente che materialmente, e dà una qualifica culturale a una società, la identifica. Spesso a questo proposito si fa l’esempio di Berlino, una città con otto orchestre e tre teatri d’opera, e la si racconta come una città di spicco, di grande qualità culturale e civile”. 

Tra le frasi chiave dell’intervista sul tema dell’organizzazione è che: “Un’orchestra vuole sempre imparare qualcosa da un direttore, e avere l’impressione di migliorare: è in questo momento che il gruppo riconosce al direttore il suo ruolo, quello cioè di colui che li può guidare. E si lascia guidare”.
In allegato: Andrea Pestalozza in concerto