Der Koenig Kandaules” di Alexander Zemlinksy, compositore viennese allievo di Bruckner, sostenuto da Brahms e unico maestro di Arnold Schoenberg. Un lavoro che in Italia non era mai stato dato. Di un compositore poco frequentato da noi. L’altra sera ci ha pensato il teatro Massimo di Palermo. La partitura ha storia complessa e affascinante: basata su un omonimo dramma di Andrè Gide, narra la favola tragica di Candaule, re della Lidia che, in cambio di un anello magico che rende invisibili, offre al pescatore Gige la possibilità di guardare, non visto, la propria bellissima moglie Nissia nuda; accortasi del tradimento Nissia chiede a Gige di uccidere il re e lo incorona nuovo sovrano della Lidia.

Il dramma, incompiuto per la morte dell’autore, fu completato nel 1995 da Antony Beaumont su commissione dell’Opera di Amburgo dove “Der Koenig Kandaules” è andato in scena per la prima volta nel 1996 ed ha cominciato il suo cammino di successo nei maggiori palcoscenici del mondo, da Salisburgo a Vienna. Nel cast dell’altra sera  Nicola Beller Carbone nel ruolo della regina Nyssia, Peter Svensson in quello di Koenig Kandaules e Kay Stiefermann come Gyges. Lo spettacolo era una nuova produzione firmata dal regista Manfred Schweigkofler, autore anche delle scene con Angelo Canu; i costumi sono di Mateja Benedetti. Sul podio dell’orchestra del Massimo il ritorno di Asher Fisch, già entusiasmante direttore nel 2011 della “Greek Passion“.

Nelle note di regia Manfred Schweigkofler ha scritto: “Der Koenig Kandaules sembra un’opera sulla felicità, ma finchè non avremo capito cosa sia veramente la felicità non riusciremo ad avvicinarci al suo significato più profondo. È un’opera piena di simboli: la luna, il mare, il fuoco, il pesce, il terrazzo e i giardini, i cortigiani, le suonatrici di flauto; l’anello che rende invisibili e il velo che copre il volto di Nyssia. Svelare-celare, coprire-coprire, vedere-non vedere sono temi centrali. I personaggi sembrano un pretesto per commentare e riflettere non solo su determinate situazioni umane, ma su tutta l’umanità in sè. È questo che rende attuale questa vecchia storia: ieri come oggi, la politica e le corti del mondo moderno, sono arsi dalla sete di potere, dominati da bagordi e privi di senso etico, decadenti, ambigui e perversi”.
In allegato: musiche di Alexander Zemlinksy