Se c’è da tagliare, guarda caso si guarda alla cultura ovviamente, alla musica “di un certo tipo” – forse perché produce meno utili ma forse però – e se proprio proprio, alla fine l’occhio cade o sul jazz o sulla musica contemporanea, in seconda battuta. Insomma, il solito. E così, ahinoi, è successo quest’anno: lo dicono le cronache di questi giorni, riferiscono dei tagli 2012 che il buon governo dei tecnici ha fatto piombare su… l’arte dell’improvvisazione musicale; più precisamente su quattro festival (Umbria, Roma, Bologna e l’Expo di Cagliari). Bollettino finale: fondi azzerati per Umbria Jazz Winter, costola dell’omonima. Dietro alla decisione pare ci siano stati anche altri motivi, tipo burocratici, che forse con un po’ di buona volontà si potevano superare: insomma, un vizio di forma in una domanda si può sempre sistemare, magari solo con una multa.

Ora non si vuole mettere sotto accusa nessuno, ma sicuramente cercare di sollecitare maggior attenzione e invitare chi ha il potere ad avere maggiore sensibilità. Si sa, il momento è quello che è, il governo per mettere in sicurezza il Paese fa quello che deve fare, anche pesantemente. E di questo bisogna discutere. Manovre e contro-manovre seguite da relative polemiche. Ma c’è un “però”. Però alla fine qualcuno si salva più degli altri; ci sono enti lirici – per carità meritevolissimi e assai prestigiosi dentro e fuori i confini nazionali – che sono stati appena toccati o appena sfiorati dalla scure. Giusto tutelare il valore, ma fare attenzione su altri fronti è d’obbilgio, altimenti si toglie troppo da una parte, con relative conseguenze…

Ricordiamo che mettedono a rischio certe manifestazioni o mettendole in condizioni di non più vivere ma sopravvivere – oltre quella umbra nel ciclone ci  sono “Jazz Expo” in Sardegna, “Angelica” a Bologna e “Una striscia di Terra Feconda” a Roma, si indebolisce la cultura non solo locale, ma italiana in generale; visto che le Stagioni penalizzate vengono frequentate da spettatori che arrivano da ogni dove, con artisti internazionali, e un’eco che dà lustro e forza all’intero Paese. Senza contare poi i danni a tutta una serie di attività economico commerciali che vivono proprio sul turismo legato alle kermesse.
In allegato: il festival “Una striscia di terra feconda