Terza puntata della rubrica In Ascolto, presentazioni-recensioni di Fuori-Tono di nuove opere. Prima la testimonianza dei musicisti (compositori e intrepreti), poi il commento di quanto sentito. Il cd si intitola Fur Kommende Zeiten by Karlheinz Stockhausen (performed by Intuitive Music Quartet)


I MUSICISTI

Mario Mariotti (trumpet, slide trumpet, piccolo trumpet, flugelhorn, objects
http://www.mariomariotti.eu/live.asp)
Walter Prati (live sound processing, synthesizer)
Mell Morcone (piano)
Giorgio Dini (double bass)

di Mario Mariotti

La prima volta in cui venni a contatto con la Musica Intuitiva di Karlheinz Stockhausen fu nell’agosto 2010 durante gli annuali Stockhausen – Konzerte und Kurse a Kürten in Germania, la città dove il compositore si ritirò a vivere a partire dal 1965. Li, ebbi modo di suonare, sia in una serie di prove che in un concerto pubblico, con l’Ensemble für Intuitive Musik Weimar diretto da Hans Tutschku, quartetto che nel 2005 incise alcune testi tratti dal ciclo Für Kommende Zeiten sotto la guida e la supervisione di Stockhausen stesso. Da questa esperienza nacque la voglia di creare, insieme a tre musicisti amici ed esperti di improvvisazione, una formazione interamente dedicata all’interpretazione ed all’esecuzione dei testi per la Musica Intuitiva del compositore tedesco. Da subito decidemmo di dedicare la nostra attenzione ed il nostro lavoro a quei testi del ciclo Für Kommende Zeiten che non erano mai stati incisi prima da altri ensemble o da Stockhausen stesso (fatta eccezione per Japan e Bird of Passage) per avere la massima libertà interpretativa possibile e per non farci condizionare da altre “letture”. Il primo problema da affrontare quando ci si pone dinanzi ad opere di un compositore dalla personalità così forte è riuscire ad inserire un tratto personale, proprio, da parte dell’interprete, insomma riuscire a darne una lettura propria e non rimanere immobili, come inibiti. Certamente, come lui stesso richiedeva, per eseguire la Musica Intuitiva servono dei musicisti egoless ma questo indica dei musicisti che abbiano orecchio per ascoltarsi e che non vogliano sovrastarsi l’un l’altro (anche per questo è preferibile che gli interpreti non siano più di sei) e non degli automi senza una proprio gusto ed un proprio passato musicale: come si può d’altronde annullare tutto ciò che si è studiato, ascoltato e appreso sia con che senza il proprio strumento fra le mani. Ecco allora che io e i miei “compagni di viaggi” abbiamo accettato la vera sfida che questi testi dopo quarant’anni ancora pongono, ovvero non quella di eliminare i cliché esecutivi e i richiami a tradizioni musicali esistenti come esercizio, peraltro utopistico, di lucidità mentale e di controllo assoluto della propria spontaneità (che porterebbe appunto ad esecuzioni diciamo inibite, per non dire immobili e prive di energia) ma come ricerca personale, da condividere con gli altri esecutori, affinché l’intuizione del momento possa sprigionare risultati sonori nuovi, diversi, realizzabili solo «qui e ora». Lo scopo di questi testi, e della Musica Intuitiva in genere, è proprio questo: spronare gli esecutori a tirare fuori ciò che di più personale, e quindi non “già sentito”, hanno nella loro sensibilità mettendolo in relazione agli altri. I testi indicano un percorso possibile, diciamo così guidano il musicista sul sentiero, per raggiungere la giusta “apertura” ovvero poter comprendere ed intuire i suoni che abbiamo già dentro di noi e poterli poi esprimere musicalmente relazionandoli a quelli degli altri, intuendo appunto dove il “viaggio” sonoro potrà condurci e lasciandoci trasportare. Un tecnico importante riguarda la scelta dell’elettronica (oggi possibile dal vivo) che era altamente caldeggiata dal compositore stesso per l’esecuzione di questi brani.


FUORI TONO

Ecco, quello che colpisce nell’incipit di Music Fur Kommende Zeiten di Karleheinz Stockhausen è il gioco dei vuoti che poi si ritroverà spesso nel lavoro dell’Intuitive Music Quartet per il grande compositore tedesco scomparso nel 2007. Sin dal primo brano: Unanimity. abituati al pieno di molte moltissime produzioni… sembra che il silenzio – offerto già in partenza compreso il rumoreggiare elettronico – sia una/la dimensione ottimale in cui questo genere dell’“intuitività” si muove. La tromba di Mariotti a un certo punto prende il largo. Acquaticità, cosmo, fluidi, difficoltà a capire la direzione… più che ascoltare si è immersi. Di diverso segno è Outside: regno dei fruscii, un suono cordale e percussivo dà una tangibilità e aiuta a non perdersi. Japan vuole forse tenere fede al titolo, ma sembrerebbe che l’ensemble stenti a discostarsi dagli schemi-non schemi della prima parte del disco; l’orientalità interpretata decolla a fatica, a parte qualche sprazzo-luogo comune non voluto, per la forza di gravità non permanente. Ci pensa sempre Mariotti, il fiato, a far capire che in ogni caso siamo nel mondo dei vivi. Elongation: non spaventarsi se l’inizio abbandona, dopo un poì lancia dei segnali dal nulla, che poi ritorna prepotente. Del resto la musica intuitiva è così, la creazione non per forza richiede presenza sempre è comunque. Un suono qua, un suono là, un squillo elettronico, una nota… è un paesaggio. Bird of Passage: la storia di questo brano sembra tranquillizzare un po’ di più, è più “tradizionale” nel senso che è come più basatà sulla presenza anziché sulla assenza; scale del pianoforte, una tromba che canticchia distrattamente sullo sfondo, calano bassi pesanti come macigni. Fisicità, almeno. Communication: nebbia e silenzio, rumori lontani, si ritorna all’intenzione-non intenzione intuitiva originaria; la tensione si allenta di nuovo: mistero… Vibration: l’ossessività per chiudere, la frenesia di qualcosa che spicca il volo, un insetto impazzito contro le pareti trasparenti della sua prigione. L’alienazione dell’essere. Un lavoro per scoprire il genere che in Italia circola poco, alla portata di attentissimi ascoltatori. Alla fine c’è la sensazione di aver passato un’esperienza.
In allegato: un video sulla musica intutitiva