Quarta puntata della rubrica In Ascolto, presentazioni-recensioni di Fuori-Tono di nuove opere. Prima la testimonianza dei musicisti (compositori e interpreti) o di un musicista-musicologo, poi il commento dopo l’ascolto. Il cd si intitola “Livre d’arabesque“ (Stradivarius: http://www.stradivarius.it/scheda.php?ID=801157033714699) l’autore è Federico Gardella (http://www.federicogardella.it/)

di Alfonso Alberti
(http://www.alfonsoalberti.it/)

“(…) la musica di Gardella, che ha uno dei suoi tratti più caratteristici nell’estrema economia di mezzi linguistici. Il linguaggio esibisce il suo costituirsi di elementi semplici (…): pochi intervalli fondamentali, poche cellule da cui germina l’intera immagine. E il titolo di una delle composizioni presentate in questo cd, Livre d’arabesques (2010) per oboe ed ensemble – con il Divertimento ensemble di Sandro Gorli ndr (http://www.divertimentoensemble.org/divertimento-ensemble.php) suggerisce uno dei modi per chiamarla e pensarla: come un arabesco”. E ancora: “E nello Studio per riscoprire l’alba n.2” incontriamo un singolare esperimento, caso unico in questi brani di Gardella: intrecci, arabeschi, sibitanee illuminazioni, tutto prende origine dalla rielaborazione della Bourée I della terza suites per violoncello di Bach, in un’operazione che progressivamente la trasforma in carillon e la ricostruisce in un luogo di luce simbolica (…)”.


di Fuori Tono

Il mondo sonoro di Federico Gardella: suoni tra elettronica e acustica che appaiono e scompaiono, linee che si interrompono per poi tremule ritornare. Nella “sintesi di mezzi” – in molti tratti – c’è un ampio lavoro sul suono, sulle sfumature, sugli echi, sulle apparizioni e scomparse degli strumenti. Il discorso, per esempio, è affidato a un violino che parla, più che cantare. Come detto da Alberti, in sintesi in altro modo: c’è la basilarità in certi momenti rarefatta del materiale di partenza che poi viene arricchito – o se si preferisce germina – successivamente. Nella ritmica almeno nella prima parte dell’incisione non subisce grandi sobbalzi, si mantiene mediamente stazionaria. Il senso delle tematiche ispirative, confermato anche dai titoli, aprono alla poetica dal sapore crepuscolare e/o notturno. Con Island cambia il passo, ma non più di tanto: l’incipit che poi si ripete fa sperare di più, di fatto lo stesso mondo che mostra altre lati del suo esistere. Un pianoforte che entra ed esce, si aggiunge, esita, attacca un violino sibilante che tra un silenzio e l’altro, è sibilante con un trillo colorato come tappeto. Più aggressivi nei primi passi gli Studi sulla notte (con suggestivi ampi momenti lunari), un ulteriore scavo nella direzione che questo compositore ha scelto di indagare: tra l’altro la costruzione essenziale attraverso un linguaggio usato col contagocce. Nebbiae che inizia è il nulla che si muove e s’intona. Il soffio, la fibrillazione che punta allo squarcio. Che apre il discorso. Uno spaccato, il cd, del discorso di questo autore inserito in quel made in Italy spesso presente nei festival e nelle stagioni all’estero. Tra i grossi nomi del suo passato formativo, Pietro Rattalino al Conservatorio di Milano; Sonia Bo e Azio Corghi, Alessandro Solbiati; ricorda come importanti gli incontri con Bian Ferneyhough e Toshio Hosokawa
In allegato: musiche di Federico Gardella