Se avessi avuto l’opportunità di conoscere e intervistare il compositore americano John Cage, scomparso nel 1992, una delle domande che gli avrei fatto sarebbe stata su uno dei pezzi più noti da lui firmati, più criticati e dibattuti: quel “4’ 33’’” che ha introdotto in maniera percerti versi “assurda”  il silenzio, di cui è fatto l’intero brano stesso, per tanti una vera e propria provocazione.

L’occasione per conoscere il Cage-pensiero sul quel pezzo di musica/non musica la si trova scovando in libreria Cage-al di là della musica (Mimesis, pp.53), una lunga intervista al personaggio, che porta alla luce sia questioni strettamente legale alla sua attività di musicista, sia momenti del privato, ai propri gusti, al pensiero sulle cose, sul mondo.


Una delle domande dell’intervistatore Stephen Montague è proprio su “4’ 33’’”; ecco alcuni scampoli della sua risposta riguardo al controverso brano: “(…) Ci avevo già pensato nel 1948 e avevo tenuto una conferenza che non è stata pubblicata, e non lo sarà, intitolata Confessioni di un compositore. Si è tenuta al Vassar College durante un festival che coinvolgeva artisti e pensatori di tutti i campi. Tra di loro c’era Paul Weiss (…). In quel periodo ero proprio nel vivo dei miei primi contatti con la filosofia orientale. E’ da lì che si è sviluppato in modo naturale il mio interesse per il silenzio (…)”.
In allegato: opera di John Cage