Stabilire l’apice del declino della tonalità, forse si può. Sicuramente ci sono momenti, autori e brani che possono essere presi come punto di riferimento. O quasi. Un esempio? E’ presto detto, il momento è databile 1936, il compositore Anton Webern e il pezzo si chiama “Variazioni op.27”. Dove e come andare oltre per saperne di più? Qua e là tra i scaffali dell’”usato” – ma sempre valido – si trovano tomi da non mancare. Come “Musica Tonale, affermazione e declino”, autore Gabriele Cimini – Marino Solfanelli editore, 1995 -.

Il libro compie un viaggio dai passi primi del diatonismo fino ad arrivare ai confini del tonale, raccontando singole opere; dunque dagli esordi di Arcangelo Corelli con la sua “Sonata numero 7 dell’op. III” (siamo nella seconda metà del Seicento), a Webern appunto, un autore che insieme a Schoenberg & Co. ha dato la spallata finale a un sistema che stagione dopo stagione è stato eroso fino a essere rivoluzionato.

Molto in breve. Le “Variazioni op. 27” “è possibile nonché affascinante rivivere l’ultimo e definitivo percorso estetico del grande compositore e al tempo stesso dell’intera tradizione occidentale di musica assoluta: il timbro uguale ed austero della tastiera del pianoforte e l’esplicito riferimento alla secolare arte della variazione, in simmetria e compimento storico della ultima produzione di bach e di Beethoven”(…).
In allegato: “Variazioni Op.27”