Finalmente, ogni tanto, si parla della musica come un qualcosa che ha i piedi per terra. Qualcosa che ha a che fare non solo col mondo delle idee, dei sogni, del bello e della poesia. E che quindi, stando alle logiche del mercato e del buon senso va coltivata anche perché fonte di business, posti di lavoro e quant’altro. Al contrario, magari, di come certe stanze dei bottoni la considerano, una cosa secondaria e per gente che vuole solo perdere tempo. Per capirci due dati freschi freschi, arrivati con nuovi rapporti.

In Lombardia il settore musicale vale circa 4 miliardi di euro, poco meno della metà dell’intero business italiano che si assesta intorno agli 8,2 miliardi di euro. È quanto emerge dai dati del «Monitor alberghiero Milano e provincia» della Camera di commercio di Milano in collaborazione con Res e StrGlobal 2013, e da un’elaborazione della Camera di commercio meneghina su dati Siae.


Il business italiano si concentra a Milano (3,6 mld), seguita da Roma (3,1). Secondo i dati dell’ufficio studi della Camera di commercio di Milano al primo trimestre 2014, un’impresa musicale su cinque in Italia è lombarda, 1.999 su 9.952, mentre sono 911 le imprese milanesi. Si tratta di un settore che da lavoro a diecimila addetti lombardi, di cui seimila a Milano, su un totale nazionale di 50mila. Sono in prevalenza attività di servizi (1117) in Lombardia, più della metà del settore), ma anche produzione (445 imprese, circa un quarto) e commercio (437, circa un quarto). A Milano ci sono 276 imprese di editoria musicale, a Roma 303, in Lombardia 453, su un totale nazionale di 1.794.