Quindici anni fa moriva all’età di 73 anni un grande della musica, precisamente era il 17 agosto del 2000. Stiamo parlando di Franco Donatoni. Il giorno dopo diversi media pubblicarono la notizia, ri-portando anche una delle frasi a effetto che il maestro disse: <Sono un’alchimista della creazione>. A parte il fatto che allo scoccare di una data utile per commemorare, nessuno o quasi si è fatto vivo – a dire il vero su Internet fan e musicisti e qualche compositore un segnale e qualche ricordo l’hanno lanciato – alzi la mano tra il pubblico chi si rammenta di aver trovato iniziative su personaggio, esecuzioni delle sue opere, divulgazioni sul quel che ha fatto e bene per il mondo della cultura italiana e internazionale? (uno dei suoi ritratti: https://it.wikipedia.org/wiki/Franco_Donatoni).


Giusto per inquadrare, scriveva sempre nel 2000 il critico musicale Paolo Isotta, riferendosi al maestro: <Morire quasi dimenticati, sicché i giornali non trovano in archivio il patetico e generico elogio funebre già redatti per i più fortunati, più ricchi, più mondani colleghi di Franco Donatoni (…). E ancora su di lui: <Una delle poche vere grandi personalità musicali italiane del dopoguerra (…)>. Infine: <Musicista di potere come fu Luigi Nono, Luciano Berio, come in un certo periodo furono personaggi come Sylvano Bussotti (…), oggi avvolti da una nebbia chiama oblio>. Da allora sembra che non sia cambiato molto. Il mondo va da un’altra parte e i grandi come lui, sebbene nelle sale da concerto qualche illuminato in veste di direttore artistico e interprete, propone i suoi lavori di “nicchia”, ormai restano nomi buoni per far alte l’enciclopedie di carta.
In allegato: musiche di Donatoni