Gli strumenti meccanici di Pierre Bastien inaugurano martedì prossimo (ore 21,30) la stagione musicale del PostModernissimo di Perugia. L’artista francese, classe 1953, è considerato una vera icona della scena musicale contemporanea ed in particolare della
sperimentazione sonora. Ispirato nella sua ricerca alla tradizione francese del Settecento, quando si cominciarono a realizzare automi in grado di riprodurre brevi melodie o di imitare il suono degli strumenti, fin dal 1977 Bastien si è cimentato nella costruzione di «macchine musicali.


Sul palco dei suoi concerti c’è un vero e proprio ensemble di
sculture sonore in movimento, i cui elementi sono apparati
meccanici creati con pezzi del Meccano, motori dei vecchi giradischi ed altri oggetti d’uso comune. Il tutto, per riprodurre il suono di strumenti tradizionali come il liuto cinese, il bendir marocchino, il saron giavanese, il koto giapponese e il sansa africano. Niente computer, niente elettricità, niente flussi di elettroni, niente circuiti, niente informazioni, niente strumentazioni robotiche complesse e nemmeno software: Pierre Bastien suona esclusivamente modellini meccanici autocostruiti, a mano, in grado di innescare percussioni, movimenti, rotazioni, strusciamenti nello spazio allo scopo di emettere suono.