Nell’Italia degli hobby, la musica in certe circostanze non è neanche il fanalino di coda. La scena in una farmacia del centro a Milano. La dottoressa: le interessa avere notizie sui nostri prodotti? Risposta: sì perché no? La dott.: compili questo modulo… Detto e fatto. Il cliente legge e compita: nome, cognome, età e tutto il resto. Poi la pagina degli interessi. Barrare i quadrettini che indicano i propri: teatro, cinema, libri, giardinaggio, viaggi, gite, dama, scacchi e aventi cosi… Il cliente domanda: ma scusi, dottoressa, e la musica? La dott.: perché non c’è ? Il cliente: no, non c’è… Storiella (vera) finita.


Ecco, per dire che nel Paese dei Vivaldi, Paganini e Verdi (nel campo della classica e dell’opera), dei Bollani, Rava e Gaslini (jazz e dintorni), e ancora dei Berio, Maderna e Francesconi (avanguardie e contemporanea), Rota, Morricone e Piovani (musica per film), Toscanini, Abbado e Muti (direzione d’orchestra) e ovviamente milioni e milioni di musicisti professionisti, amatoriali e appassionati e tanto pubblico, la musica nei questionari latita. Domanda: non cadono le braccia?