Questa è la notizia: il ritorno di Umbria Jazz in una delle location più prestigiose ed evocative di Perugia e della regione, la sala Podiani della Galleria nazionale, uno degli elementi che caratterizza l’edizione 2016 di Umbria jazz. Il jazz va nel museo, per usare il titolo che il festival ha dato a questo ciclo di concerti di mezzogiorno (da sabato 9 luglio a domenica 17 luglio) che riprende una tradizione molto praticata in America ma che in passato anche Uj ha tradotto in eventi considerati «memorabili». La musica va dunque nel museo dove è custodita la grande arte del Medioevo e del Rinascimento umbro e dell’Italia centrale, e lo fa con un programma colto e curioso. Un cartellone molto «italiano» con i musicisti della Tuk Music, l’etichetta fondata sei anni fa da Paolo Fresu, ma anche internazionale con due pianisti ragazzini di cui si parla molto, il cinese A Bu (17 anni) e l’ indonesiano Joey Alexander (13 anni) con il suo trio.

Cominciato il conto alla rovescia, si può fare una considerazione della serie il “segno dei tempi”. La musica, lemme lemme, almeno in alcune formazioni tende a trasferirsi in luoghi dove può allearsi con altre arti. In modo da far vievere allo spettatore, al pubblico, un’esperienza multisessoriale, non inchiodandolo dunque davanti all’orchestra, all’esemble, al gruppo sul palcoscenico. Per la verità la classica ha fatto da apripista a suon tempo, riguardo alla contemporanea da tempo di cercano modi alternativi all’ascolto frontale punto e basta. E ora anche il jazz, una stagione importante come quella dell’Umbria. Sarà musica anche, forse, la possibilità di guardare l’arte.