Nel viaggio verso le terre di “Püha”, che significa “sacro”, il volo rallenta all’improvviso.  Ecco spuntare sagome di una città dai tratti medievali. E’ l’ora di atterrare nella capitale dell’Estonia, a Tallinn, che è affacciata sul Mar Baltico, di fronte a Helsinki. Con la sua parte antica – Patrimonio dell’Unesco dell’Umanità – la città è l’emblema di una rivoluzione pacifica tra cultura e tecnologie che non ha affatto “voglia” di frenare, anzi. In questo Stato, che continua a contribuire al rinnovamento della musica d’arte – primo punto di riferimento l’Accademia di Musica e Teatro (Eesti Muusika-ja Teatriakadeemia) diretta da Ivari Ilja – il festival d’aprile dei compositori è uno dei fiori all’occhiello della comunità: gli “Estonian music days”, che ormai vantano una visibilità mondiale.

Anche quest’anno, il 2018, la rassegna è finita sotto le lenti degli osservatori, attratti dal titolo: “Püha”, “santo” appunto. Come a dire che da quando il compositore-simbolo Arvo Pärt alla fine degli anni Sessanta ha scritto l’opera “Credo” – dando voce al Paese dominato dall’Unione Sovietica dal 1944 – la sacralità, la fede qui sono rimasti temi su cui ancora creare e ragionare. Spiega Merilin Piipuu, che a “soli” 28 anni è direttrice del Museo dell’Occupazione: “L’idea del sacro può essere legata alla condizione della mancanza. Qui la foresta ti dà quello che ti dà, a livello metereologico c’è buio per parecchio tempo, si ha però un contatto forte con la natura e si aspetta il risveglio della primavera. Tutto ciò genera meraviglia”. Può emergere dunque un senso di sacralità pure in un luogo dove l’ateismo non è un’eccezione.


A questo si potrebbero aggiungere i ricordi delle diverse oppressioni in epoca nazista e poi sovietica. “Quando leggo gli scritti recuperati, le memorie rimaste – aggiunge Piipuu – vedo persone che tutto a un tratto credono perché non hanno più nulla a cui aggrapparsi”. Ma le parole possono avere altre interpretazioni da queste parti. “Püha” in estone vuol dire pure “celebrazione”. E siccome in questo periodo la piccola repubblica sta festeggiando il primo centenario della prima indipendenza, “il termine può essere riferito a questo”, spiega Helena Tulve, uno dei direttori artistici del festival (l’altro è Timo Steiner) nel corso di un incontro fra musicisti, manager e critici in un locale del centro. Artisticamente parlando gli “Estonian music days”, viene spiegato, sono una prestigiosa vetrina per la quale i brani vengono commissionari su un tema dato. In prima fila penne emergenti e nuove generazioni, insieme ai big della musica. Vedi Erkki-Sven Tüür, che per la sinfonia “Magma” si è aggiudicato il primo premio e le ovazioni di un pubblico giovane e motivato, insieme all’energico percussionista Heigo Rosin. Serata mondana di bellezza e calici rinfrescanti di Vana Tallinn alla Concert Hall con l’Estonian National Symphony Orchestra diretta da Risto Joost; nel programma spiccava un altro pilastro come Toivo Tulev, che ha presentato le sue misteriose “Three Symphonies” (“tutto è nato una ventina di anni fa, quando ho sognato sfere di melodie e armonie di suoni…”, racconta il maestro a capo del dipartimento di Composizione dell’Accademia). E ancora considerazioni sulle partiture.


“Per questa edizione sono state commissionate ben 36 prime assolute – specifica il direttore artistico – Parlare oggi dei filoni o dei linguaggi è difficile,  si registra molta varietà, semmai si può parlare di tratti comuni tra i brani che si ascoltano – conclude – C’è sicuramente l’aspetto di un forte rapporto con la natura. Inoltre qui siamo pochi e gli spazi sono grandi, quindi nei pezzi, sebbene non manchino energia e gioia, spesso c’è l’aspetto meditativo”. Se si discute di contemplazione e note “meditative” la mente corre subito all’ascetico Pärt, secondo le statistiche il più eseguito nel mondo. In questo periodo, a una trentina di chilometri dalla capitale dell’Estonia (che a settembre riceverà la visita di Papa Francesco), è in costruzione un grande centro a lui dedicato in mezzo a una foresta, dove abita molto appartato lo stesso compositore. Per l’archivio come angeli custodi ci sono gli esperti di uno staff, tra cui la manager Riin Eensalu, che assai gentile ma molto riservata, durante una visita mostra dall’esterno il cantiere dell’avveniristica nuova struttura edificata tra gli alberi. Si racconta che negli attuali vecchi uffici il maestro passi a lavorare, a volte ritoccare le sue partiture. L’archivio, insomma, non è, non sarà un semplice museo da visitare, ma un “un luogo sempre più vivo”, sempre un evoluzione.