E’ questione di abitudine e io ce l’ho fatta. Abitudine ad ascoltare altri suoni, al di fuori di quelli dell’immenso mondo della classica, anche contemporanea, al di fuori dai generi come prog-rock e jazz. E tutto il resto che scorre durante la giornata. Ce l’ho fatta, seppur “diversamente giovane”, a entrare con  le orecchie e con la testa nell’universo pianeta della musica elettronica “d’arte e di ricerca”, non quella per divertirsi e ballare che peraltro è bellissima e coinvolgente nelle occasioni giuste, che ci vogliono. Devo dire grazie a Padre Pileggi, gesuita, e al suo staff, prima di tutto a loro, persone che operano al centro San Fedele di Milano e relativo Auditorium, dove da anni ogni anno viene proposta la stagione “Inner_Spaces”, una stagione interamente dedicata al genere di cui sopra. Arricchita da un impianto con pochi rivali, l’Acusmonium Sator. Una realtà praticamente unica in Italia, o quasi. Prima di continuare con le impressioni però, la novità dei prossimi giorni da quelle parti: ovvero il prossimo concerto, lunedì 11 novembre dalle ore 21, sul palco Klara Lewis (Svezia) e Ipek Gorgun (https://www.centrosanfedele.net/musica/lezioni-musica-elettronica-2019-2020/).


Ciò detto, ricordo ancora la prima volta, sbigottito, in cui ho avuto un incontro ravvicinato con questa rassegna. E l’incontro con Tim Hecker (https://www.centrosanfedele.net/easyne2/musica/ven-4-ottobre-tim-hecker-live/). Ipnotizzato dai suoni, dopo un po’ forse infastidito dal “rumore”, in alcuni momenti mi chiedevo come poteva la gente – sala piena va precisato – restare lì, al buio ad ascoltare, sentire un personaggio in piedi di fonte a una consolle ad armeggiare con pulsanti e affini invece di “suonare”. Pur non dispiacendomi sono detto “non fa per me…”, ma ne ho continuato a scrivere perché capivo che erano cose nuove ed era giusto far sapere, raccontare, soprattutto ai giovani. Aiutato dai consigli di un esperto del settore quale è Stefano Sbarbaro, musicista e curatore d’arte. E ancora.


Quella prima volta, al San Fedele, non mi ha fatto di certo diventare come si dice un affezionato. Qualche volta andavo – non solo suoni ma anche immagini e video – molte altre vole no, in altre occasioni attirato e chiamato per concerti di musica classica o per assistere a recital di contemporanea ma di altri filoni (minimal ed europei), molto spesso jazz. Poi il giorno della mia piccola, piccolissima svolta, chissà forse l’inizio di una conversione: l’incontro con un compositore performer francese. Si chiama – Pierre Bastien (video: 1wIovmtjZzg), che in qualche modo ho sentito più vicino al mio modo di sentire e che silenziosamente “mi ha convinto” e mi ha portato per mano all’interno di questo mondo, la cui esplorazione è solo all’inizio, almeno per il sottoscritto. Ebbene, la mia avventura continua e lunedì sera andrò a sentire Lewis e Gorgun. Sono sicuro, non rimarrò deluso. Aiutato dal aver appena intuito due parole chiave, forse tre: “suono”, “ascolto”, “contemplazione”. Ne riparleremo.