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	<title>Il Blog di Luca Pavanel</title>
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	<description>Fuori Tono</description>
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		<title>Compositori / Gli inediti di Ruth Crawford Seeger</title>
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		<pubDate>Mon, 20 Feb 2012 15:47:50 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pavanel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Serata inaugurale del ciclo &#8220;Cinema Muto &#38; Live Music&#8220;, all&#8217;Auditorium san Fedele di Milano, mercoledì 22 febbraio (via Hoepli 3, ore 20.30), con il pianista Alfonso Alberti che proporrà un raffinato collage di musiche americane colte e popolari degli anni Venti, tra cui brani di Charles Ives e alcune opere inedite della compositrice Ruth Crawford Seeger (1901-1953), considerata tra i compositori più importanti e originali del Novecento americano.   Perlopiù attiva negli anni Venti e Trenta del Secolo Novecento, la Seeger scrisse opere atonali influenzata da Alexander Scriabin: la sua musica è condita di dissonanze, post armonie, ritmi irregolari. Ha iniziato la sua [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div>
[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2012/02/20/compositori-gli-inediti-di-ruth-crawford-seeger/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a>
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<div>Serata inaugurale del ciclo &#8220;<em>Cinema Muto &amp; Live Music</em>&#8220;, all&#8217;Auditorium san Fedele di Milano, mercoledì 22 febbraio (via Hoepli 3, ore 20.30), con il pianista <strong>Alfonso</strong> <strong>Alberti</strong> che proporrà un raffinato <em>collage</em> di musiche americane colte e popolari degli anni Venti, tra cui brani di<strong> Charles Ives </strong>e alcune opere inedite della compositrice <strong>Ruth Crawford Seeger </strong>(1901-1953), considerata tra i compositori più importanti e originali del Novecento americano.</div>
<div> </div>
<div>Perlopiù attiva negli anni Venti e Trenta del Secolo Novecento, la Seeger scrisse opere atonali influenzata da <strong>Alexander Scriabin</strong>: la sua musica è condita di dissonanze, post armonie, ritmi irregolari. Ha iniziato la sua carriera come compositore sperimentale, ma non ha mancato di tornare alla tradizione, quella americana s&#8217;intende, coltivando anche un certo interesse per le culture orientali. Ma torniamo al film in programma.</div>
<div> </div>
<div>&#8220;<em>Underworld</em>&#8221; (&#8220;<em>Le notti di Chicago</em>&#8220;) è stato realizzato da <strong>Josef von Sternberg</strong> nel 1927, premiato con l&#8217;Oscar nella 1ª assegnazione degli Academy Awards.  È considerato il capostipite del genere gangsteristico. Dominato da un senso cupo di fatalità e contrassegnato da un ammirevole uso della luce, è un film in anticipo sui tempi.</div>
<div> </div>
<div>Molte sequenze da citare: il ballo dei gangster e la scena in cui “<strong>Feathers</strong>” seduce “<strong>Rolls Royce</strong>”. Il film è un poema sinfonico di paura e desiderio con un finale che non è un lieto fine ma un canto di speranza intonato inaspettatamente proprio dal protagonista al culmine di una sparatoria. La sua densità drammatica è ancora intatta e aveva colpito Borges, fervido ammiratore di Sternberg e di questo film. Presenta il film <strong>Raffaele de Berti</strong>.<br />
In allegato: musiche di <strong>Ruth Crawford Seeger</strong></div>
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		<title>Memoria / Gli strani oggetti di Monk</title>
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		<pubDate>Fri, 17 Feb 2012 16:39:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pavanel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Se il jazz nel suo procedere ha avuto sbandate, è diventato sbilenco, ha deviato per assumere stili insoliti e stupefacenti, se è diventato un&#8217;altra cosa, se ha suscitato l&#8217;interesse dei compositori con la &#8220;C&#8221; maiuscola &#8211; almeno per loro &#8211; tutto questo lo si deve anche e molto a lui, al pianista Thelonius Monk. L&#8217;occasione per ri-parlarne la offre una data: 30 anni or sono moriva per un malore, Ictus. Era il 17 febbraio del 1982. Da qualche anno aveva smesso di suonare, ma con i suoi settanta pezzi composti aveva fatto tutto quel che doveva fare. Ancora oggi la sua musica non smette [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2012/02/17/memoria-gli-strani-oggetti-di-monk/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a>
<p>Se il jazz nel suo procedere ha avuto sbandate, è diventato sbilenco, ha deviato per assumere stili insoliti e stupefacenti, se è diventato un&#8217;altra cosa, se ha suscitato l&#8217;interesse dei compositori con la &#8220;C&#8221; maiuscola &#8211; almeno per loro &#8211; tutto questo lo si deve anche e molto a lui, al pianista <strong>Thelonius Monk</strong>. L&#8217;occasione per ri-parlarne la offre una data: 30 anni or sono moriva per un malore, Ictus. Era il 17 febbraio del 1982. Da qualche anno aveva smesso di suonare, ma con i suoi settanta pezzi composti aveva fatto tutto quel che doveva fare. Ancora oggi la sua musica non smette di suscitare interesse, fascinazione, incantamento. Un jazz altro, oggetti misteriosi, altro che simmetrie&#8230;</p>
<p>Il santone del jazz &#8211; come tanti lo hanno considerato e chiamato &#8211; con la sua formazione da autodidatta e con le sue fasi iniziate con una militanza<em> stride</em>, vantava un fraseggio frastagliato, pieno di <em>cluster</em>, armonie tanto strane quanto ricercate e un virtuosismo ritmico fatto di anticipi e ritardi. Praticamente una miniera d&#8217;oro per i pianisti delle epoche successive. Un mondo di trovate, con l&#8217;obiettivo - non si sa quanto studiato - di spiazzare l&#8217;ascoltatore, di non farlo mai sentire a casa, di sorprenderlo, choccarlo.</p>
<p>Con suo <em>hard pop</em> ha rivoltato il mondo musicale del suo periodo, lui che era amico di <strong>Bud Powell</strong>, altro gigante del jazz di tutt&#8217;altro segno però, praticamente l&#8217;altra faccia. Musica buffa quella di Thelonius, come un inno alla libertà che non ha smesso mai di esistere. Il suo pezzo più famoso? Il più conosciuto senz&#8217;altro <em>Round Midnight</em>, che è poi diventata anche una cover cantata da <strong>Amy Winehouse</strong> nel 2003.<br />
In allegato: musiche di <strong>Thelenius Monk</strong></p>
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		<title>Composizioni / Il pianoforte infernale di Boccadoro</title>
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		<pubDate>Wed, 15 Feb 2012 13:53:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pavanel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è un compositore che chiede al pianoforte e al pianista l&#8217;impossibile? Sì, ogni tanto c&#8217;è. Nella storia, ce ne sono stati molti, nel secolo dei grandi virtuosimi per esempio, l&#8217;800. Ma anche dopo in tanti non hanno scherzato. E la questione non è morta lì, prendi il XX secolo. Giovedì 16 febbraio a Roma nel corso di un recital di Giuseppe Albanese, presso il teatro Argentina &#8211; ore 2,15, per l&#8217;Accademia Filarmonica -, verrà presentato anche &#8220;Succede ai pianoforti di fiamme nere&#8220;, scritto da Carlo Boccadoro,  uno dei fondatori e animatori dell&#8217;ensemble Sentieri Selvaggi, per questa occasione autore in solitaria. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2012/02/15/composizioni-il-pianoforte-infernale-di-boccadoro/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a>
<p>C&#8217;è un compositore che chiede al pianoforte e al pianista l&#8217;impossibile? Sì, ogni tanto c&#8217;è. Nella storia, ce ne sono stati molti, nel secolo dei grandi virtuosimi per esempio, l&#8217;800. Ma anche dopo in tanti non hanno scherzato. E la questione non è morta lì, prendi il XX secolo. Giovedì 16 febbraio a Roma nel corso di un recital di<strong> Giuseppe</strong> <strong>Albanese</strong>, presso il teatro Argentina &#8211; ore 2,15, per l&#8217;Accademia Filarmonica -, verrà presentato anche &#8220;<em>Succede ai pianoforti di</em> <em>fiamme nere</em>&#8220;, scritto da <strong>Carlo</strong> <strong>Boccadoro</strong>,  uno dei fondatori e animatori dell&#8217;ensemble Sentieri Selvaggi, per questa occasione autore in solitaria.</p>
<p>&#8220;<em>Succede ai pianoforti di fiamme nere</em>&#8221; è il titolo di un quadro di <strong>Enzo Cucchi</strong>, maestro della transavanguardia. È stato dipinto &#8211; racconta - nel 1983 e raffigura un pianoforte in fiamme, che brucia dentro un vulcano, circondato da figure misteriose. Mi sono sempre chiesto che musica potrebbe suonare quel pianoforte, salito chissà come fino alla bocca di quel vulcano. Finalmente è arrivata l’occasione per immaginarlo, per farlo&#8221;.</p>
<p>Albanese, che lo interpreta in prima assoluta: &#8220;La difficoltà esecutiva del brano è enorme, sono ventisei pagine di puro inferno! Nella scrittura le fiamme sono evidenti &#8211; osserva &#8211; sono ritratte attraverso i trilli nella regione grave della tastiera: è come un crepitio. È un pezzo pieno di contrasti e dinamiche estreme con un martellamento ossessivo. È come se Il pianoforte impazzisse, e comunque è tutto utile, funzionale, non c’è l’ornamento o l’abbellimento inutile&#8221;.<br />
In allegato: musiche di<strong> Carlo Boccadoro</strong></p>
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		<title>Colonne / In teatro o al cinema purché sia un fantasma</title>
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		<pubDate>Mon, 13 Feb 2012 15:36:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pavanel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[A proposito di primati, se c&#8217;è un&#8217;opera letteraria tra le più trasposte, questa è certamente &#8220;Il fantasma dell&#8217;opera&#8220;, in francese &#8220;Le Fantome de l&#8217;Opéra&#8221; del 1910, romanzo dello scrittore Gaston Leroux. Lo dimostrano i numeri. Basta prendere l&#8217;ultima cifra messa in circolazione, ovvero quel 10mila che sta per le repliche del soggetto trasformato in musical negli Usa: uno spettacolo che ha sicuramente cambiato in maniera radicale il panorama di Broadway. In scena consecutiva dal 1988, dunque da 24 anni, messo in piedi al costo di 8 milioni di dollari, &#8220;The Phantom&#8221; sino ad ora ne ha fatti incassare 845. Un successo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2012/02/13/colonne-in-teatro-o-al-cinema-purche-sia-un-fantasma/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a>
<p>A proposito di primati, se c&#8217;è un&#8217;opera letteraria tra le più trasposte, questa è certamente &#8220;<em>Il fantasma dell&#8217;opera</em>&#8220;, in francese &#8220;<em>Le Fantome de l&#8217;Opéra</em>&#8221; del 1910, romanzo dello scrittore <strong>Gaston Leroux</strong>. Lo dimostrano i numeri. Basta prendere l&#8217;ultima cifra messa in circolazione, ovvero quel 10mila che sta per le repliche del soggetto trasformato in musical negli Usa: uno spettacolo che ha sicuramente cambiato in maniera radicale il panorama di Broadway. In scena consecutiva dal 1988, dunque da 24 anni, messo in piedi al costo di 8 milioni di dollari, &#8220;<em>The Phantom</em>&#8221; sino ad ora ne ha fatti incassare 845. Un successo che è anche un primato. O quasi.</p>
<p>Anche al cinema ha avuto i suoi record. Vedi la versione dell&#8217;opera firmata dal regista <strong>Brian De Palma</strong>. Era la metà degli anni Settanta, quando il maestro della cinepresa scelse la storia e la rielaborò alla sua maniera, incrociando un po&#8217; le trame del &#8220;<em>Fantasma dell&#8217;opera</em>&#8220;, &#8220;<em>Il gobbo di Notre dame</em>&#8220;, &#8220;<em>Il ritratto di Dorian</em> <em>Gray</em>&#8221; e &#8220;<em>Faust</em>&#8220;. Da non credere che, all&#8217;inizio, il successo non arrivò. Poi, nel tempo, il film è diventato un vero e proprio cult.</p>
<p>Le musiche di questo lungometraggio sono state scritte dal compositore <strong>Paul</strong> <strong>Williams</strong>: classe 1940, forse quella della pellicola è stata l&#8217;impennata maggiore che ha avuto, almeno come autore di colonne sonore. Non a caso per il film in questione ha ricevuto l&#8217;Oscar: l&#8217;album che ne è scaturito si intitola &#8220;<em>Il fantasma del</em> <em>palscoscenico</em>&#8221; ed  è stato inciso con la pubblicazione della pellicola nel 1974.</p>
<p>Nato da una fortunata accoppiata De Palma-Williams, il film è dunque un gioiellino del genere; ecco qui di seguito i brani che compasiono nell&#8217;incisione:  &#8220;Goodbye, Eddie, Goodbye &#8211; Archie Hahn, Juicy Fruits&#8221;,  &#8220;Faust &#8211; Bill Finley&#8221;, &#8220;Upholstery&#8221;,  Jeffrey Comanor, Beach Bums, &#8220;Special to Me (Phoenix Audition Song) &#8211; Jessica Harper&#8221;, &#8220;Phantom&#8217;s Theme (Beauty and The Beast)&#8221; Paul Williams; &#8220;Somebody Super Like You (Beef Construction Song) &#8211; Harold Oblong, The Undeads&#8221;, &#8220;Life at Last &#8211; Ray Kennedy&#8221;, &#8220;Old Souls &#8211; Jessica Harper&#8221;, &#8220;Faust &#8211; Paul Williams&#8221;, &#8220;The Hell of It&#8221; Paul Williams.<br />
In allegato: musiche del &#8220;<em>Phantom of the Paradise</em>&#8221;</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Compositori / Gentile alla conquista degli Usa</title>
		<link>http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2012/02/06/compositori-gentile-alla-conquista-degli-usa/</link>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 20:27:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pavanel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Finalmente c&#8217;è anche il nostro turno. No, non solo maestri stranieri qui, in Italia, messi sotto la lente. La loro musica, i loro metodi compositivi, la loro storia personale e artistica. Anche noi, l&#8217;Italia ha da insegnare al resto del mondo. E dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano lo sanno bene. Basta sfogliare l&#8217;agenda internazionale degli appuntamenti culturali e ci si accorge che non sono poche le proposte italiche da qui a poco. Qualche esempio? Uno per tutti riguarda una compositrice romana che non ha bisogno certo di presentazioni. Si tratta della compositrice Ada Gentile (http://www.adagentile.it/biogr.htm).  Ecco, venerdì 24 febbraio 2012 alla Columbia University, Horace Mann [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2012/02/06/compositori-gentile-alla-conquista-degli-usa/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a>
<p>Finalmente c&#8217;è anche il nostro turno. No, non solo maestri stranieri qui, in Italia, messi sotto la lente. La loro musica, i loro metodi compositivi, la loro storia personale e artistica. Anche noi, l&#8217;Italia ha da insegnare al resto del mondo. E dall&#8217;altra parte dell&#8217;oceano lo sanno bene. Basta sfogliare l&#8217;agenda internazionale degli appuntamenti culturali e ci si accorge che non sono poche le proposte italiche da qui a poco. Qualche esempio?</p>
<p>Uno per tutti riguarda una compositrice romana che non ha bisogno certo di presentazioni. Si tratta della compositrice <strong>Ada Gentile</strong> (<a href="http://www.adagentile.it/biogr.htm">http://www.adagentile.it/biogr.htm</a>).  Ecco, venerdì 24 febbraio 2012 alla Columbia University, Horace Mann di New York esperti e studenti parleranno proprio di lei &#8220;nel panorama generale della musica italiana d&#8217;oggi&#8221;.</p>
<p>Nei suoi lavori la Gentile (ha sempre mostrato) una grande attenzione ai giochi timbrici, alla ricerca sul suono. Spesso le sue linee musicali sono sottili, si muovono con leggerezza costruendo fini trame melodiche che possono essere &#8211; tranquillamente - fruite, ma che al tempo stesso sono portatrici di novità. C&#8217;è chi parla, come il critico musicale Michele Porzio, di &#8220;illusioni sonore&#8221;. Un&#8217;ottima immagine per descrivere il lavoro di questa autrice.</p>
<p>Fa piacere dunque, apprendere che nel lungo elenco dei master, degli incontri dei dibattiti e degli studi collettivi internazionali spuntino anche rappresentanti della &#8220;scuola italiana&#8221;, che è, autonomia, vanta spunti originali e ottime penne musicali. Come nel caso di Ada, coi suoi singolari e suggestivi discorsi. Sempre Porzio: &#8221; Nelle sue composizioni, più che a cellule tematiche o a figure di natura plastica, occorre riferirsi a disegni musicali, immersi in un caleidoscopio di mutevoli intonazioni&#8221;.<br />
In allegato: un brano di <strong>Ada Gentile  </strong></p>
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		<title>Dibattito / Si fa presto a dire &#8220;largo ai giovani&#8230;&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 02 Feb 2012 15:21:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pavanel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[ “Giovani qua giovani là giovani su…”. Metteteci il sonoro e vi parà di ascoltare un’aria del Barbiere di Siviglia. Giovani dappertutto, come il Figaro rossiniano. In questo caso i timidi protagonisti sono gli under 25: corteggiati, chiamati, adulati, agevolati, naturalmente come pubblico-consumatore. I ragazzi e le sirene della pubblicità, gli sconti, a volte da paura; perché giovanotti e fanciulle chissà perché, non di rado per la cultura possono tirar fuori solo qualche soldino. Il resto se ne va in sigarette, discoteca, pizza&#38;Coca, e nei gelati da pagare per galanteria alla ganza. Un concerto con musiche di Bruno Maderna, che non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2012/02/02/dibattito-si-fa-presto-a-dire-largo-ai-giovani/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a>
<p> “Giovani qua giovani là giovani su…”. Metteteci il sonoro e vi parà di ascoltare un’aria del <em>Barbiere di Siviglia</em>. Giovani dappertutto, come il Figaro rossiniano. In questo caso i timidi protagonisti sono gli under 25: corteggiati, chiamati, adulati, agevolati, naturalmente come pubblico-consumatore. I ragazzi e le sirene della pubblicità, gli sconti, a volte da paura; perché giovanotti e fanciulle chissà perché, non di rado per la cultura possono tirar fuori solo qualche soldino. Il resto se ne va in sigarette, discoteca, pizza<em>&amp;</em>Coca, e nei gelati da pagare per galanteria alla ganza. Un concerto con musiche di <strong>Bruno Maderna</strong>, che non è un Dj veneto? Poco e niente perché il super-giovane-saggio le risorse tende a non sprecarle per certe cose (dunque inutili?), neanche sotto tortura. Ma per <strong>Lady Gaga</strong> magari partono cento euro. Bravo! E le conseguenze a volte si vedono…</p>
<p>Per dire:  una nuova stagione di contemporanea fondata anni fa da fior di musicisti, per attirare i ragazzi ha proposto un abbonamento che a conti fatti viene qualche monetina a <em>recital</em>, roba che ci paghi una <em>brioche</em> e cappuccino. E non nel sottoscala dell’ultimo teatrino poverino di paesino, ma in un <em>Auditorium</em> progettato da una firma dell’architettura. Che dire: opere di alto livello (non per tutti i gusti, ma si può assaggiare no?), prezzi stracciati (meno di un cinema a sette euro a testa) e un luogo tanto griffato quanto funzionale (pronto per finire sulle enciclopedie); e gli spettatori che cosa fanno?</p>
<p>Per ora non si sa con precisione, si vedrà alla fine, nel momento del bilancio. L’augurio è che a botteghino chiuso, le file all’ingresso di quei concerti si sprechino. Che cosa potrebbero dire a mo’ di commento i giòvani – che non siano aspiranti musicisti o golosoni di melatonina o senza età per scherzo di natura –, che cosa potrebbero dire rispetto alla proposta… Anche questo è <em>top secret</em>. I media tra l’altro non si prendono più (o quasi mai) il disturbo di andare a intervistare la gente che entra ed esce dai teatri. E’ certo che, rispetto a certi momenti in cui la musica di ricerca era tenuta più in considerazione e frequentata, le cose sono cambiate. E non poco. Ne è riprova un video che circola sul social network <em>Facebook </em>sul concerto che tenne <strong>John Cage</strong> negli anni Settanta al Teatro Lirico, doviziosamente trasformato dalla Rai in un servizio di informazione. Si provi a vedere e a sentire come erano e che cosa dicevano i ragazzi (e di età piuttosto verde) di allora…</p>
<p>Si dirà: certo, il vento musicale è cambiato, ed è giusto così, cose già fatte e viste. Ma il punto è un altro. Oggi il livello di curiosità e partecipazione la maggior parte delle volte sembra alzarsi e restare in quota soprattutto in presenza dell’intrattenimento che non affatica troppo i neuroni. Conseguenza: l’eterno dibattito tra chi s’occupa di musica d’arte su come attrarre il pubblico, in particolare le nuove generazioni. Chi scrive non è un Matusa e questi &#8211; non pochi dissenzienti forse diranno &#8211; son discorsi da vecchi. Ok, cari voi avete vinto, e allora è il momento di dire a pieni polmoni: Largo ai giòvani!!! Ma sia concessa un’ultima preghiera: culturalmente, non fatevi venir a prendere a casa in taxi, vestire e imboccare la pappa col cucchiaino. Insomma giòvani, datevi una mossa…<br />
In allegato: il concerto di <strong>John Cage</strong> a Milano</p>
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		<title>Ricerca / &#8220;Con la musica il cervello resta al top&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 15:29:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pavanel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[C&#8217;è chi dirà che siamo in presenza dell&#8217;ennesima leggenda metropolitana: la musica mantiene giovani, almeno il cervello. A questa conclusione sono arrivati gli scienziati, che non spacciano favole, ma teorie che come è noto a un certo punto vengono o migliorate o sorpassate. Dunque c&#8217;è da crederci. Insomma, secondo gli studiosi la formazione musicale continua avrebbe un impatto sul processo di invecchiamento. A dimostrarlo, fino a prova contraria, è stato uno studio americano pubblicato online sul &#8220;Journal Neurobiolody of Aging&#8220;. Gli autori della ricerca in questione hanno misurato le risposte automatiche del cervello di musicisti giovani e anziani e di non musicisti. Hanno visto che gli artisti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2012/01/31/ricerca-con-la-musica-il-cervello-resta-giovane/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a>
<p>C&#8217;è chi dirà che siamo in presenza dell&#8217;ennesima leggenda metropolitana: la musica mantiene giovani, almeno il cervello. A questa conclusione sono arrivati gli scienziati, che non spacciano favole, ma teorie che come è noto a un certo punto vengono o migliorate o sorpassate. Dunque c&#8217;è da crederci. Insomma, secondo gli studiosi la formazione musicale continua avrebbe un impatto sul processo di invecchiamento. A dimostrarlo, fino a prova contraria, è stato uno studio americano pubblicato online sul &#8220;<em>Journal</em> <em>Neurobiolody of Aging</em>&#8220;.</p>
<p>Gli autori della ricerca in questione hanno misurato le risposte automatiche del cervello di musicisti giovani e anziani e di non musicisti. Hanno visto che gli artisti più in là con l’età hanno un distinto vantaggio in termini di tempi neurali. &#8220;Non solo vantano delle prestazioni migliori rispetto ai coetanei non musicisti, ma riescono a codificare gli stimoli sonori tanto velocemente e accuratamente quanto un giovane non musicista&#8221; ha spiegato la neuroscenziata <strong>Nina Kraus</strong>: &#8220;Questo risultato &#8211; ha affermato - non fa che rafforzare la teoria secondo cui avere un’esperienza con la musica e con i suoni nel corso della propria vita ha un profondo effetto sul funzionamento del nostro sistema nervoso&#8221;.</p>
<p>I musicisti che sono stati reclutati per l&#8217;indagine scientifica hanno inziato il loro rapporto con l&#8217;arte dei suoni a nove anni e sono sempre stati impegnati nella loro attività; mentre i non musicisti messi sotto esame, avevano alle spalle comunque tre o meno di rapporto con la musica. La scoperta che è stata fatta lancia l&#8217;ipotesi che il cervello possa &#8220;allenarsi&#8221; almeno in parte <em>deficit</em> uditivi legati all&#8217;invecchiamento.<br />
In allegato: musiche di <strong>Waynetoven</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Incontri / La musica va a braccetto con la scienza</title>
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		<pubDate>Sat, 28 Jan 2012 16:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pavanel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Musica e scienza: il binomio val bene un incontro. Anzi quattro.  In programma da febbraio ad aprile all&#8217;Auditorium Parco della Musica di Roma. &#8220;La sfida è dimostrare che esistono margini di coincidenze tra questi due mondi &#8211; ha spiegato Barbara Gallavotti, curatrice del progetto &#8211; e cercare di mettere in luce come scienza e musica siano in realtà prodotti delle stesso tessuto culturale&#8221;. Il primo duetto Danilo Rea-Piero Angela: attraverso un racconto delle scoperte, le innovazioni e i cambiamenti del XX secolo;  Angela e Rea, per la prima volta insieme, inaugureranno la  rassegna entrambi al pianoforte, dando vita tra metodo e  improvvisazione, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2012/01/28/incontri-se-la-musica-va-a-braccetto-con-la-scienza/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a>
<p>Musica e scienza: il binomio val bene un incontro. Anzi quattro.  In programma da febbraio ad aprile all&#8217;Auditorium Parco della Musica di Roma. &#8220;La sfida è dimostrare che esistono margini di coincidenze tra questi due mondi &#8211; ha spiegato <strong>Barbara Gallavotti</strong>, curatrice del progetto &#8211; e cercare di mettere in luce come scienza e musica siano in realtà prodotti delle stesso tessuto culturale&#8221;.</p>
<p>Il primo duetto <strong>Danilo Rea-Piero Angela</strong>: attraverso un racconto delle scoperte, le innovazioni e i cambiamenti del XX secolo;  Angela e Rea, per la prima volta insieme, inaugureranno la  rassegna entrambi al pianoforte, dando vita tra metodo e  improvvisazione, a un inedito racconto delle atmosfere e dei mutamenti culturali del XX secolo. &#8220;Sono stato trascinato in questa impresa&#8221;, dice il celebre conduttore televisivo, spiegando di  essere un &#8220;ex dilettante jazzista, ma di avere lasciato da parte  questa passione da anni&#8221;, aggiunge scherzando, al ricordo di avere iniziato come musicista jazz con il nome di <strong>Peter  Angela</strong>, alla fine degli anni Quaranta, &#8220;quando suonavo insieme con altri  per guadagnarmi le vacanze&#8221;. </p>
<p>Il 21 verrà invece affrontato il tema dell’apocalisse, ciclicamente presente nelle culture popolari, e non solo, attraverso un lavoro orchestrale di <strong>Giacinto Scelsi</strong> sulle immagini di <em>Apocalisse nel deserto</em> del regista <strong>Werner Herzog</strong>. Due grandissimi nomi saranno i protagonisti della serata del 6 marzo dove &#8220;si incontreranno due punti di vista molto diversi &#8211; ha spiegato <strong>Pino Donghi</strong>, altro curatore di Quadrivio -  <strong>John D. Barrow</strong>, docente di matematica applicata a Cambridge, e il pianista <strong>Ludovico Einaudi</strong>: li lasceremo accostare per comprendere quali suggestioni possano ispirarsi a vicenda&#8221;.</p>
<p>Il programma del calendario si concluderà il 16 aprile del 2012 con un appuntamento tutto dedicato alla musica della natura, parteciperanno il direttore della ricerca del Cern di Ginevra, <strong>Sergio Bertolucci</strong>, e il musicista <strong>Domenico</strong> <strong>Vicinanza</strong>.<br />
In allegato: <strong>Piero Angela</strong> al pianoforte e <strong>Paolo Fresu</strong> alla tromba</p>
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		<title>Libri / Il giro del mondo in 88 tasti jazz</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Jan 2012 22:29:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pavanel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Il pianoforte è tra gli strumenti più amati dal pubblico. Non c&#8217;è scaffale domestico &#8211; nelle case di chi ascolta musica - in cui non si trovi almeno un&#8217;incisione in cui la tastiera &#8220;non dica la sua&#8221;, in termini solistici oppure orchestrali. La musica chiamata Classica in testa, a ruota l&#8217;arte dell&#8217;improvvisazione, chiudono le opere scritte da autori di avanguardia-sperimentale-contemporanea. Per gli amanti del genere, ma anche per chi ne vuole sapere di più sull&#8217;argomento &#8211; in particolare per i cultori del jazz - c&#8217;è in circolazione un libriccino (non per il contenuto ma proprio per il formato). Si tratta di &#8220;Non sparate [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2012/01/22/libri-il-giro-del-mondo-in-88-tasti-in-jazz/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a>
<p>Il pianoforte è tra gli strumenti più amati dal pubblico. Non c&#8217;è scaffale domestico &#8211; nelle case di chi ascolta musica - in cui non si trovi almeno un&#8217;incisione in cui la tastiera &#8220;non dica la sua&#8221;, in termini solistici oppure orchestrali. La musica chiamata Classica in testa, a ruota l&#8217;arte dell&#8217;improvvisazione, chiudono le opere scritte da autori di avanguardia-sperimentale-contemporanea. Per gli amanti del genere, ma anche per chi ne vuole sapere di più sull&#8217;argomento &#8211; in particolare per i cultori del jazz - c&#8217;è in circolazione un libriccino (non per il contenuto ma proprio per il formato).</p>
<p>Si tratta di &#8220;<em>Non sparate sul pianista</em>&#8221; (Effequ.it, pagine 155), autore uno che di queste cose se ne intende: <strong>Paolo Corradori</strong>, attualmente anche docente di Storia del Jazz presso la Libera Università del Comune di Scandicci, articolista per il &#8220;<em>Giornale della musica</em>&#8221; e già autore di diverse pubblicazioni sul genere, tra le quali &#8220;<em>Giancarlo Cardini: la musica, il novecento</em>&#8220;.</p>
<p>Il libro è un&#8217;&#8221;indagine sul ruolo centrale del pianoforte nella storia del jazz&#8221; viene spiegato. E oltre al contributo del succitato (nel titolo) di Cardini, si trovano tre gustose interviste a pianisti di primo piano: <strong>Stefano Bollani</strong>,<strong> Franco</strong> <strong>D&#8217;Andrea</strong> e <strong>Fabrizio Puglisi</strong>. Ma il viaggio comincia da molto lontano, ovvero dalle origini dello strumento.</p>
<p>Periodo dopo periodo, nei diversi capitoli si incontrano i pianisti che hanno fatto e fanno ancora la storia del genere e dello strumento: da <strong>Morton</strong> a <strong>Monk</strong> a <strong>Powell</strong>, fino a <strong>Evans</strong> e andando su per <strong>Blay</strong>. E ancora: <strong>Taylor</strong>, <strong>McCoy Tyner</strong> fino a <strong>Hancock</strong> e <strong>Corea</strong>. Per chiudere col grande incantatore <strong>Jarrett</strong>. A completare la mini-opera una discografia selezionata di <strong>Enzo Bondi</strong>.<br />
In allegato: musiche di <strong>Cecil Taylor</strong></p>
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		<title>Stagioni / Rondò, Gorli &amp; C puntano sui ragazzi</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Jan 2012 15:18:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>luca.pavanel</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La fiducia, come recitava anche un famoso spot, è una cosa seria. Negli enti musicali oggi la si concede col contagocce ai giovani, per ovvie ragioni, non si sa mai. Meglio mettere in cartellone i nomi grossi, già collaudati. Così fan molti e gli audaci purtroppo son pochi. La piazza milanese è un po&#8217; più vivace, sebbene esistano delle realtà che per più di una ragione fanno scelte di segno contrario oppure, addirittura, sono nate facendo delle nuove proposte una bandiera. Tra le altre &#8211; poche dunque -  c&#8217;è la stagione &#8220;Rondò&#8221; del Divertimento Ensemble del direttore-compositore Sandro Gorli. Calendario in programmazione fino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[[C'é un video che non può essere mostrato in questo feed.<a href="http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2012/01/20/stagioni-rondo-gorli-c-puntano-sui-giovani/">Visita la pagina dell'articolo per poter vedere il video.]</a>
<p>La fiducia, come recitava anche un famoso spot, è una cosa seria. Negli enti musicali oggi la si concede col contagocce ai giovani, per ovvie ragioni, non si sa mai. Meglio mettere in cartellone i nomi grossi, già collaudati. Così fan molti e gli audaci purtroppo son pochi. La piazza milanese è un po&#8217; più vivace, sebbene esistano delle realtà che per più di una ragione fanno scelte di segno contrario oppure, addirittura, sono nate facendo delle nuove proposte una bandiera.</p>
<p>Tra le altre &#8211; poche dunque -  c&#8217;è la stagione &#8220;<em>Rondò</em>&#8221; del <em>Divertimento Ensemble </em>del direttore-compositore<strong> Sandro Gorli</strong>. Calendario in programmazione fino a giugno, prima data sabato 21 gennaio (con una serata dedicata a <strong>Niccolò</strong> <strong>Castiglioni</strong>), i protagonisti che sono al centro o ruotano intorno a questo polo (in primis dunque lo stesso Gorli, fondatore e direttore dell&#8217;orchestra nata nel &#8217;77), hanno presentato il nuovo progetto nella sede del comune milanese; al tavoro il compositore <strong>Alessandro Solbiati</strong>; ma mancava l&#8217;annunciato rappresentante dei giovani, <strong>Federico Gardella</strong>, felicemente volato in Giappone per un concorso.</p>
<p>Tanto per cominciare la stagione, arrivata alla sua IX edizione, abbandona la palazzina Liberty del capoluogo lombardo che l&#8217;ha ospitata per anni. La nuova sede è <em>l&#8217;Auditorium Gruppo 24 Ore</em> (via Monte Rosa, Milano) progettato dall&#8217;architetto <strong>Renzo Piano</strong>, 300 posti in tutto<strong>.</strong> L&#8217;intero programma si può trovare nel sito del Divertimento: <a href="http://www.divertimentoensemble.org/rondo/concerti.php">http://www.divertimentoensemble.org/rondo/concerti.php</a>.</p>
<p>Interessante l&#8217;iniziativa dedicata ai bambini di cui <em>Fuori Tono</em> ha già parlato: <a href="http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2011/11/29/didattica-un-divertimento-ensemble-per-bimbi/">http://blog.ilgiornale.it/pavanel/2011/11/29/didattica-un-divertimento-ensemble-per-bimbi/</a>. E i nomi dei giovani autori e il numero delle prime danno la misura della vivacità del mini-festival: si va dal succitato Gardella al tedesco <strong>Martin</strong> <strong>Grutter</strong>; quattordici le prime esecuzioni. <br />
In allegato: musiche di <strong>Bruno Maderna</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>&nbsp;</p>
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