Pare che il 40% degli americani tra i 20 e i 55 anni non sappia indicare, consultando il mappamondo, la posizione esatta della Spagna. Mentre il 25% crede che sia in Sudamerica. Questo piccola mancanza, comunque, non allontana i gringos dall’apprezzare le specialità spagnole, soprattutto prosciutto (jamon), olio extravergine (aceite extra virgen) e olive (acetunas). Si è accorto di quanto siano buone le olive negras spagnole anche il presidente Donald Trump. Voci di corridoio, ben confermate, raccontano che durante una cena ufficiale alla Casa Bianca, offerta in onore dell’ambasciatore di Panama, The Donald abbia apprezzato il cocktail di olive nere e verdi ripiene di acciughina e peperone. Leccandosi le dita sembra abbia chiesto al cameriere da quale parte degli Stati Uniti provenissero. Il cameriere è corso via in cucina a testa bassa e dopo mezzo minuto, è ricomparso spiegando che le olive erano d’importazione, venivano dalla Spagna. Una pessima notizia per il Chief in Charge, fautore di nuove politiche protezionistiche nei confronti di casa sua, che ha esortato le cucine della White House – che hanno sfamato una cinquantina di presidenti, da John Adams in poi – a utilizzare quelle della Florida, regione molto amata da Trump (vi possiede numerosi resort turistici), o, al massimo della California.
Una settimana dopo l’incidente, Trump ha pensato di aumentare (quasi del doppio) il dazio d’importazione per le olive provenienti dalla Spagna, portandolo quasi al 42%. E così è stato: dallo scorso 1 agosto, le olive spagnole in Usa sono più salate, non nel senso del gusto, ma del portafoglio. Le tariffe antidumping e antisussidio nei confronti delle olive spagnole erano già state annunciate provvisoriamente qualche tempo fa, ma la decisione definitiva è arrivata proprio dalla Commissione commercio internazionale degli Stati Uniti: l’importazione, è stato motivato, andrebbe infatti a danneggiare le aziende statunitensi, dove alcuni produttori di olive locali avevano già sollevato la polemica. La Commissione europea, davanti alle dure proteste del Governo di Madrid (i commercianti di olive di Malaga e Murcia hanno chiesto di boicottare i prodotti americani), ha già chiesto il rientro dei dazi, offrendo un tavolo di trattativa.
Questa non è solo una notizia, perché preannuncia uno scenario particolarmente preoccupante, con il rischio che anche i prodotti dell’eccellenza italiana possano subire dazi. Potrebbe essere imminente una progressiva chiusura da parte degli Usa, che mirerebbe presto a estendersi all’intera produzione dell’Unione Europea: come ha fatto notare anche la Coldiretti, infatti, questo è un pericoloso precedente che apre la possibilità a futuri attacchi alla Politica Agricola Comunitaria. I dazi di Trump potrebbero colpire anche i prodotti italiani. Dopo Francia e Germania, è l’esortazione dei nostri prodotti enogastromici a fare degli Usa il terzo mercato mondiale per l’Italia. Speriamo che The Donald non scopra tanto è buono il prosciutto di Parma o il Grana PadanoTheDonald, o sono guai.

 

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