I prezzi
L’Istat ci ha detto che l’inflazione è salita al 2,4 per cento. Non è il caso di entrare sull’attendibilità dell’Istituto centrale di statistica. Se esso sottostimi o meno, l’andamento reale dei prezzi e dunque se la foto che scatta sia più o meno nitida. Infatti ciò che conta nel nostro ragionamento è che comunque la crescita dei prezzi (parametri giusti o sbagliati che siano) in termini relativi c’è stata. Ciò è molto preoccupante. L’inflazione è il virus peggiore di una moderna economia di mercato. La crescita dell’attività economica inevitabilmente porta con se tensioni sui prezzi. Ma l’Italia praticamente non cresce da anni. Dunque un balzo dell’inflazione in un contesto di debole ripresa eocnomica è come una polmonite per un malato terminale. E le ragioni per le quali i prezzi salgono è anche perchè si tende a mantenere vasti settori dell’economia protetti dalla concorrenza. Certo la componente energetica è importante: ma conviene non sopravvalutarla. Ed anche in questo caso è innegabile che il costo dell’energia in Italia sia superiore al resto dell’Europa per la dissennata scelta politica di dipendere quasi esclusivamente dal petrolio. Noi balliamo, ma tra pocco ci tolgono da sotto i piedi anche la pista. Per quanto riguarda la musica, essa, da tempo, gracchia.

Aumento del gasolio. Il sorpasso sul prezzo della verde.
Si continua a sostenere che non esistono speculazioni sui rincari del petrolio e quelli conseguenti di benzina e gasolio. Beh, certo, debbono dirlo ma non sembra essere cosi. Negli scorsi anni è stata fatta una campagna enorme per produrre e vendere auto a gasolio che nei confronti di quelle a benzina consumavano meno ed inquinavano meno; la campagna è perfettamente riuscita e la vendita di auto a gasolio è aumentata notevolmente. Non voglio pensare male (ma un signore molto più intelligente di me diceva che a pensare male si fa peccato ma il più delle volte ci si azzecca!) ma non vorrei che questa mossa sia stata fatta in accordo con le case automobilistiche e che ora i petrolieri (ma chi sono poi i petrolieri: chi produce il petrolio o chi lo raffina?) stiano sfruttando l’affare visto che la vendita di gasolio è aumentata a dismisura. E allora bisogna o no parlare di speculazioni?! Penso male ?
Aumenti di petrolio e benzina
Purtroppo non so più cosa pensare e cosa dire riguardo a questo argomento. Non più di 15 gg. fa ero in Spagna e, da consumatore, ho annotato il prezzo della benzina verde: Euro 1,24 x litro! (e in Italia oggi 1,48!). Il dollaro USA si deprezza ed il prezzo del petrolio aumenta. Naturale e normale poichè il petrolio viene pagato in dollari. Perfetto. Poi mi dico: ma noi abbiamo gli Euro ed il dollaro, da una parità con l’euro, ha perso ad oggi il 50% ma la benzina continua ad aumentare nonostante i continui “controlli” da parte dell’antitrust ed allora mi chiedo (ma non mi so dare una risposta): quali sono i parametri con i quali scatta l’aumento della benzina? E poi, nella malaugurata ipotesi di un riallineamento del dollaro nei confronti dell’euro cosa potrà succedere? Quello che mi viene più naturale di pensare è che la benzina potrà aumentare di parecchio, se non addirittura di un 50%, senza che nessuno in questo caso possa dire nulla. Ma se in questo caso non si potrà dire nulla mi debbono spiegare perchè la benzina ha continuato ad aumentare nonostante la svalutazione del dollaro (voglio anticipare chi dirà che l’aumento del petrolio è anche la conseguenza di una maggiore richiesta dei Paesi emergenti. Tutto vero ma non basta a giustificare il momento). Pensateci e poi, se possibile e ringrazio anticipatamente per questa eventualità, ditemi qualche cosa.
E’ di questi giorni la notizia relativa all’aumento del costo della vita comunicato da ISTAT.
Inflazione al 2,9%!!
Ma quando il prezzo di un prodotto viene aumentato in 6 mesi del 41% dal medesimo commerciante è inflazione o si può chiamare speculazione? Chi può rispondere a questa domanda? Le Associazioni dei Consumatori ? Mister Prezzi ? Il Ministero per lo Sviluppo Economico ?
E se ad effettuare i medesimi aumenti per il medesimo prodotto sono più commercianti si può chiamare cartello ? Ed in questo caso chi è competente per il controllo ? L’Antitrust ?
Caro Libertyfighter, concordo sui carburanti e sul petrolio ( anche se poi bisognerebbe stabilire cosa farebbe lo Stato senza l’apporto delle Accise, tenendo poi presente che nella gran parte degli Stati europei il costo della benzina non è dissimile dal nostro!), concordo in parte sullo stipendio dei politici ( anche se qualcosa debbono guadagnare se no a fare i politici e a mandare avanti lo Stato – magari andrebbe meglio! – ci dovremmo andare io e Lei, e senza stipendio!) non sono però d’accordo sul basta con le lezioni di educazione civica perchè quelle servirebbero..e molto… e non solo quelle lezioni ma qualcosa di più perchè i giovani debbono imparare a conservare il nostro e il loro patrimonio che, al momento, viene ( se non conservato nel giusto modo) ripagato con i miei e con il suoi soldi! E non sono d’accordo nel privatizzare tutte le scuole perchè questo vorrebbe dire mettere in mano un tesoro ad imprenditori con o senza scrupoli che non esiterebbero un solo istante ad aumentare le rette scolastiche vietando di fatto, a persone che non ne hanno i mezzi, la possibilità di un’istruzione adeguata. Le due cose invece possono e debbono convivere. Alla sua domanda se mi farebbero schifo i cartelloni della coca-cola nelle scuole e la pubblicità dell’acqua minerale sui libri, le rispondo :
SI mi farebbero molto schifo! Non solo ma sono certo che questo contribuirebbe non solo a gonfiare le tasche degli imprenditori ma e soprattutto ad aumentare il costo dei libri di testo. La pubblicità siamo sempre noi a pagarla !
un grande (e da rivalutare ogni giorno di più)diceva:”quant’è bella giovinezza/che si fugge tuttavia!/Chi vuol esser lieto, sia:/di doman non c’è certezza”
Se un quadro di unindustria lamenta la perdita significativa del valore e del peso della propria pensione dal 2002 ad oggi…cosa ne sarà di un giovane di oggi?
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@Daniela
Niente di piú lontano dalla mia mente dal mettere i pensionati nella classe dei scansafatiche. Il problema é che lo Stato Italiano ha sperperato le contribuzioni dei lavoratori che dovevano servire a pagare le pensioni, perció oggi questo rispiarmo non esiste e il peso delle pensioni ricade sui lavoratori che producono. Solo in questo rispetto le pensioni sono erogazioni che non sono compensate da alcuna produzione, perché oggi i pensionati non producono pú e quello che hanno sí prodotto quando lavoravano se lo ha mangiato lo stato.
@ Americo
E lasciamo pure i preti e la Chiesa nella lista degli sfaticati (tanto hanno le spalle molto larghe). Ma in quanto pensionata chiamata in causa dico solo che dopo 35 anni di lavoro come quadro in un’industria e bei contributi versati, sono andata in pensione nel 2002 con un buon stipendio. Mi ritrovo ora dopo pochi anni con una pensione che ne vale la metà.
Stimato signor Porro, porre l’enfasi sui prezzi é limitare la nostra attenzione solo a una piccola parte del fenomeno economico Italia. In primo luogo, visto che il debito pubblico é impagabile (nessuno eccetto Gomez, nel lontano Venezuela, lo ha mai fatto, e cosí osservó Adam Smith) non c’é altro rimedio che aumentare la produzione in maniera che si abbassi la sua percentuale del PIL. Purtroppo non vedo nessuna indicazione del governo di dare enfasi a tutte le misure necessarie per favorire gli investimenti in educazione, in ricerca, in produttivitá, in impianti. In secondo luogo ci stiamo movendo in un clima di globalizzazione dove esiste una concorrenza spietata di tutti contro tutti, per cui é necessario sapersi muovere in fretta e prendere decisioni rapide ed anche rischiose. Questo lo sa chiunque abbia la minima nozione di affari. Ed é propio li che cadiamo miseramente, se con la sua maggioranza, Berlusconi ci hamesso tre anni a passare la legge Gasparri, vuole propio dire che, se no vogliamo diventare il mezzogiorno di Europa, dobbiamo cambiare radicalmente la nostra maniera di amministrare la politica. La soluzione non é un’altra legge elettorale, tutte hanno fallito per la meschina faziositá dei nostri politici, ma una riforma dello stato.
Avete letto le dichiarazioni di Montezemolo? Sono quelle cifre la prova della precarietà! Strano però che Montezemolo non conoscesse le cifre del sistema statale due anni fa, quando sostenne il governo di centrosinistra…
http://www.avruscio.it
Grande Porro, quello che sta accadendo in Italia a me sembra semplicemente un’istantanea di un percorso che, malgrado nostro (o quantomeno di alcuni), ci viene “imposto”.
Volendo vedere la cosa in una prospettiva cronologica, tutto sembra muoversi per ottenere una progressiva paralisi della nostra economia. “Cui prodest?” verrebbe da chiedersi (ogni assonanza linguistica è assolutamente casuale). Sicuramente un popolo in miseria ha meno esigenze, si può soddisfare con poco, si può controllare con pochissimo, e lo sparuto gruppo di superpotenti, almeno a livello locale, ha ancor più libertà di agire indisturbato. In fin dei conti questo accadeva nei ricchissimi paesi dell’Unione Sovietica, dove il popolo sopravviveva facendo la spesa nell’unico magazzino di stato acquistando la scarsissima scelta offerta dalle pianificazioni annuali e poliennali e i ricchi erano ben occultati nelle fila del partito. Tutta quella ricchezza, se non erro, è ancora in mano a pochissimi e c’è gente che vive di stenti pur estraendo metalli preziosi dalle viscere della Siberia. Io purtroppo la vedo così: Dante metteva la parte più bassa dell’Inferno nel gelo più assoluto. Eraclito con il suo “panta rei” ci ricorda che la vita si mantiene per il continuo fluire dei suoi eventi. Paralizzare un’economia equivale a uccidere un paese nel gelo dell’anergia, e il tanto deprecato “consumismo” campa proprio per quel continuo circolo quasi eracliteo. Quel che sta accadendo ora, per me è questo: fermare una ruota che gira fa cadere il ciclista. Se questo fosse un tentativo per evitare un ipotetico baratro, mi sembra essere di per sé un’idea suicida. Se il ciclista incontra una curva anche difficile presso un burrone, non ferma la bicicletta e scende, semplicemente fa una curva, ossia adatta la sua tattica di guida alle circostanze. Il timore è che i migliori degli attuali governanti stiano pensando “fermate il mondo” temendo il futuro, e che i peggiori invece non vedano l’ora che tutto precipiti perché questo sarà la loro delizia, perché l’Umanità (nella loro perversa mente) va punita. Vabbé Grande Cuoco, me lo dicono tutti che sono fuori di testa, e poi sono anche sconclusionato.
La cosa ridicola, sempre secondo me, è che venga data un’eccessiva importanza all’altalena delle affermazioni dell’attuale gruppo governante. Non c’é contrasto nelle frasi di un Bertinotti nei confronti di quelle di un Dini: si sta tentando di creare un gruppo parlamentare che possa estendersi su tutto l’arco costituzionale, in modo di far scomparire la reale “altra metà”. Quanti moderati saranno in grado di non farsi fregare quando verrà chiesto loro ancora una volta di scegliere tra Cristo e Bar-Abba (il figlio del padre)? Il periodo è difficile e avere le idee chiare è sempre più una chimera. Il tema era un altro? Ops, scusate: sono fuori come un balcone! Certo che un aumento di inflazione in un paese con un calo della richiesta (mancano i soldi, così vogliono farci credere, o meglio, ce li stanno togliendo tutti) fa venire un brivido di preoccupazione anche a quelli fuori di testa come me.
@ Americo: sono pienamente d’accordo con te, tanto da aggiungere – in polemica con Montezemolo – che molti dipendenti pubblici risultano “di troppo” a tal punto da rendersi preferibili quando si assentano(!). Un mio zio emigrato subito dopo la guerra in Venezuela, che lì ha impiantato un’officina meccanica, che con una vita di lavoro, partendo da zero, ha potuto realizzare un minimo di benessere, niente più che una normale casa di proprietà ma sufficiente a suscitare l’invidia dei peones, è costretto a vivere nel terrore da quando, con Chavez al potere, ogni assalto o rapina viene giustificato dalla povertà, anche quando questa è dovuta alla mancanza di voglia di lavorare; ed egli mi racconta che il Chavez socialista vuole nazionalizzare solo le imprese che vanno bene, non quelle che vanno male…tanto per dire…
Caro Liberty due osservazioni. La prima sul ruolo dello Stato e dell’istruzione. ha ragione, anche secondo me lo Stato non dovrebbe impicciarsi dell’istruzione. Ma anche la previsione del buono scuola, cioè dare quattrini ai più deboli per permettere loro di istruirsi, in realtà implica un ruolo dello Stato. Insomma voglio dire lo Stato farebbe bene a smettere di pensare che solo Esso può istruirci, ma ciò non toglie che debba avere un ruolo per aiutare coloro che da soli non sono in grado di permettersi un’istruzione.
Riguardo alle tasse sulla benzina, il discorso sarebbe lungo, e prima o poi lo affronteremo in modo più oragnico. é di tutta evidenza infatti che le accise distorcano il mercato, rendendo i conbustibili derivanti dal petrolio enormemente più cari di quanto la legge della domanda e offerta prevede. Ma non è detto che questo disincentivo non apra uno spazio per combustibili alternativi che proprio grazie all’insopportabile prezzo della benzina, divengano competitivi. Bisogna approfondire meglio.
@Mauro
Primo: vorrei aggiungere qualcosa al mio post 2, l’ecceso della domanda sulla produzione é dovuta principalmente in Italia dall’eccesso di quello che Adam Smith chiamava il lavoro che non produce dando come esempio niente di meno che il Re d’Inghilterra. In Italia abbiamo una inflazione di statali che non producono se non carta, di politici sfaticati, di preti che in grande maggioranza non producono se non fumo, della burocrazia vaticana che un gran formicaio che solo produce miracoli, santi, encicliche, motu propio e lezionari, di pensionati che non lavorano piú e che TUTTI pesano sulle esigue spalle dei lavoratori. Per forza che la economia stagna e che l’inflazione aumenta.
Secondo: L’esempio piú chiaro viene dal Venezuela, ricchissimo in petrolio e di lavoratori che non producono dove Chavez che ha aggiunt piú di un milione di scansa fatiche agli impiegati dello stato venezolano ottenendo per il solo Novembre una inflazione “mensile” del 4,4%, cioé del 50% annuale.
Concordo con Mauro.
Inoltre, se lo stato italiano volesse, potrebbe rendere carburanti e petrolio esenti completamente da tasse ed ecco che la componente energetica nei rincari dei prezzi andrebbe a zampe all’aria.
Resta solo da capire dove tagliare la spesa pubblica per far fronte ai mancati introiti da tasse sul carburante.
Comincerei eliminando completamente lo stipendio dei politici.
PS. Ho letto oggi l’articolo dell’Autore su “il Giornale”.
Lo trovo molto giusto e condivisibile.
Giusto limitare l’invadenza alla sicurezza e all’ordine pubblico.
Non mi pronuncio sulla sanità, benché abbia anche evidenze del contrario (vedi sanità Svizzera), ma l’istruzione proprio no!
Basta con l’istruzione di Stato, volta a plasmare generazioni di devoti che idolatrano la struttura che li istruisce. Basta con le lezioni di educazione civica che ci spiegano quanto è bello e giusto. Basta infettare giovani con il malefico cancro dello Statalismo.
Se vuoi far passare il messaggio liberale, devi permettere anche che questo venga divulgato. E allora privatizziamo tutte le scuole. Ognuno scelga il tipo di istruzione che ritiene migliore per i propri figli. Così si rilancia la famiglia che è il primo nucleo anti-stato esistente (vedi Orwell in 1984).
E, la butto lì, ma perché scuole private con manifestoni della coca cola come sponsor vi farebbero tanto schifo??
I libri di testo sponsorizzati dalla Levissima?
Un affronto alla cultura?
Non credo…
è anche ovvio, essendo aumentate le tasse su autonomi e piccole imprese, che costoro abbiano dovuto aumentare i prezzi; è paradossale che gli interventi di Bersani sulle ricariche telefoniche e sui panifici siano coincisi con l’aumento dei prezzi sia delle telefonate sia del pane(=Bersani=speculazione?); il grave problema energetico è noto. Lasciatemi almeno gioire per LA SCONFITTA DI CHAVEZ IN VENEZUELA!!!
A parte il rincaro dell’energia, quando una economia non si muove l’inflazione sempre puzza a un eccesso di domanda non bilanciata dalla produzione, per esempio le pensioni.
Assolutamente d’accordo. Ma in Italia c’è qualcosa che abbiamo liberalizzato: la propaganda
http://phastidio.net/2007/11/30/castronerie-liberalizzate/