Morti di ipocrisia
Se domani mattina, speriamo di no, dovessi fare un incidente mortale con il motorino mentre vado a fare un’intervista, sarei considerato, per le statistiche, un morto sul lavoro. I commensali mi perdoneranno la macabra suggestione, ma serve per evitare di parlare di morti senza mai mettersi, anche ipoteticamente, in discussione. Ebbene circa il 70 per cento dei circa 1200 morti sul lavoro, sono deceduti per incidenti stradali. Qualcuno pensa dunque che il mio datore (l’odiato Berlusconi, in questo caso jr) sia responsabile anche di questo? Mi metto in discussione in prima persona e paradossalmente perchè mi sembra che su questa faccenda si stia facendo un baccano ipocrita che nulla ha a che vedere con le morti drammatiche sul modello Thyssen. Oggi mi sono dilungato sul giornale esattamente su questo tema. Il consiglio dei ministri pensa che basti una legge e una sanzione dura per ridurre gli incidenti sul lavoro. Si tratta di un alibi insopportabile, soprattutto vista la gravità del tema che affronta. Anzi più norme, più burocrazia, più imposizioni rischiano di metterne fuori legge le imprese marginali, quelle per le quali il rischio professionale è maggiore.

A lavorare nei cantieri ci manderei tutta la maldestra di questo Paese, con contratto-capestro a tempo determinato da 800 euro al mese. E NIENTE SINDACATI, visto che secondo loro “non fanno niente”.
A me hanno fatto recuperare 3.100 euro dalla mia ex-Azienda LADRA e sfruttatrice.
Cari signori, evidentemente non avete mai lavorato sotto padrone. Io sì. E mi beccai pure una scossa elettrica dal frullatore difettoso, complice l’impianto elettrico non a norma. Sono vivo perchè portavo scarpe con suola in gomma. La lavastoviglie si incendiò perchè i RATTI di notte avevano rosicchiato i fili. C’era cacca dappertutto, ma la disinfestazione arrivò solo allorchè a una mia collega saltò un topo addosso. Gridò come una pazza e i clienti mangiarono la foglia! Tutto il luogo di lavoro era cadente e malandato, nonostante l’apparenza di lusso, natura e bellezza. Perchè questo è quello che conta, vero?
I contratti sono di 6 ore al giorno. Noi baristi lavoriamo lì dentro 8 ore e mezzo e spesso anche di più, SENZA giorni di riposo ad agosto (e sempre a discrezione della direzione). Lo straordinario “ovviamente non è pagato”, come disse la troiazza del capo, quando tutta pitturata venne sui suoi tacchetti Prada a controllare gli schiavi al lavoro.
Comunque noi baristi siamo fortunati: i camerieri lavorano 12 ore al giorno (pagate 6) e a fine turno servono i clienti morti di sonno ad occhi chiusi. Qualcuno se n’è pure lamentato. Ma va?
L’elegante villaggio turistico (3 stelle) è il paradiso della destra: NON esistono nè ASL nè NAS nè SINDACATI nè responsabile della sicurezza. Nulla di tutte queste “baggianate”. CHIUNQUE dei dipendenti osasse protestare sarebbe subito mobbizzato e si scordasse di lavorare l’anno successivo.
Avete capito perchè NESSUNO fiata, anime candide???
Svegliatevi maldestri! La situazione suesposta NON è data da carenza di flusso turistico, visto che il resort è pieno come un uovo, ma dalla bulimia di PROFITTO del patron, che vuole spremere da quel villaggio e dai dipendenti ogni soldino col minimo della spesa.
E chissenefrega se qualche schiavo ci rimette le penne cadendo dalle scale scivolose o fulminato dai fili scoperti o perchè sta affettando il salame morto di sonno!
A voi che sputate sui sindacati sempre e comunque, vi auguro un destino così in miniera di zolfo. Vi farebbe rinsavire, invece che farvi incantare dalla menata dei “poveri padroni derelitti”.
Se continua così, i NOSTRI figli lavoreranno domani il DOPPIO delle ore per la META’ della miseria che danno a noi adesso. E con contratti che lo sanciranno!
Egr.Sig.(o Dott.)Porro
Questa storia delle morti sul lavoro sa di ipocrisia.
E’ tragico scoprire che persone che svolgono il proprio lavoro possano morire per questo ma mai, dico mai, vengono inquisiti gli unici responsabili di questi fatti.
Chi sono?
Il governo, qualunque governo, fa le leggi, ma non credo che ci si debba aspettare che ogni parlamentare vada in giro, ogni giorno, in tutta Italia a vedere se vengono applicate.
Ma c’è un gruppo di persone che sono capillarmente presenti
in ogni posto di lavoro. I SINDACATI!
Sono dappertutto a rompere e corrompere, ad incassare e gozzovigliare; ma nel momento degli incidenti ci si dimentica di loro.
Perché non hanno parlato, urlato, denunciato, bloccato quando vedevano che le norme non venivano applicate. O incassano tangenti (leggi trattenute sindacali) solo per mangiare e gozzovigliare. Non è forse la forza più presente più organizzata per osservare e denunciare?
E i giudici, perché non li iscrivono nel registro degli indagati come parti principali dell’accaduto? (a meno che non abbiano fatto tutto il possibile per evitare l’evento, e cioè urlare, bloccare, denunciare etc:; cosa che non credo sia mai avvenuta, conoscendoli).
Possibile che per il disastro di Linate loro non sapessero che mancavano i radar etc? Quando si sa che non si poteva comperare nemmeno una matita senza il loro permesso?
Basta cosi.
L’inasprimento delle sanzioni per i datori di lavori inadempienti in “tema” di misure di sicurezza è giusta secondo me. Ma non può e non deve rimanere l’unica presa di posizione del futuro governo.
E’ stata presa questa dal governo ormai finito, e che ci sta portando alle future elezioni. Forse è stata anche una mossa elettorale, ma è stata fatta.
Ma al di là del computo da Lei fatto sui numeri reali o di “accompagnamento”(non diretti), noi rimaniamo il paese Europeo con il maggior numeri di morti, causa Lavoro e qualche cosa vorrà pure dire.
E’ il sistema che non funziona…dalla A alla Z.
Se in nome del “Dio” profitto, che a volte viene paragonato a discorsi di soppravvivenza, si passa su tutto, a cuor leggero, il peggio in termine proprio di morti ricade sempre più di frequente sugli ultimi.
Non è discorso di motorini, di imprese piccole(che a loro volta per vivere devono chiudere tutte e due gli occhi,proprio), ma di rispetto.
Queste morti sul lavoro, sempre esistite, forse solo ora richiamano attenzione e in questo momento politico in special modo. Serve ben altro che far pagare multe salate solo agli imprenditori. Serve tutto, ma in special modo considerare il lavoratore una persona, non un oggetto.
Ambrogio
Cara Annalisa
Deve capirmi! E’ difficile accettare questo tipo di battute,provocacazione quando si è avuto una persona cara, anzi carissima, deceduta a causa di un incidente sul lavoro. Creso che certi argomenti non debbono mai essere provacatori ne pregiudizievoli
La ringrazio per l’attenzione
purtroppo è così. pensi che anche il mio datore di lavoro per sopralluoghi mi vieta l’uso della bicicletta e del motorino, costringendo a dividersi l’auto di servizio (dove comunque rischio la mia patente) in più persone, con il bel risultato che durante il sopralluogo di uno, gli altri stanno in macchina ad aspettare…
Quando ho letto il modo con cui Porro aveva posto l’argomento di discussione, vista la delicatezza del tema mi sono detta: come gli è venuto in mente di utilizzare proprio l’incidente in motorino che si presta a facili malintesi? E ho immaginato che qualche buontempone decidesse di sfogare le proprie frustrazioni con la gratuita invettiva. Di quelle che spesso si trovano sui blog, e che dissuadono a frequentare le piazze virtuali chi non ha voglia di perdere tempo. Però Porro con la sua “macabra suggestione” è stato arguto e chiaro. E finora il mio pregiudizio era stato smentito. Poi, zac! Carlo. Il buontempone è arrivato. Eppure, ripeto, la provocazione era chiara, o almeno spero di aver capito, ossia che il decreto sicurezza è pessimo e certo non risolutivo del problema in discussione. Ed io aggiungo che inasprire le pene, che già esistono e rimando per questo all’articolo di Porro sull’argomento, fa un baffo a quei “padroni”, o chi per loro, che già da tempo sono abili ad aggirare le leggi con intimidazioni indirette, aumenti in nero e altro imposto ai lavoratori, non solo operai, soggetti ogni giorno ad una quotidiana infrazione di norme che se venissero applicate e conosciute non avrebbero bisogno di altre leggi.
Io mi chiedo, dove stava tutta questa attenzione verso le morti bianche per i frequentatori dei blog indignati, per il legislatore, prima della tragedia degli ultimi mesi? Sarà impopolare dirlo, ma tutto questo mi ricorda le porte di S. Chiara che furono costruite dopo il furto del tesoro. Se ci interessiamo tanto all’argomento è perchè la tragedia della Thyssen ha portato tutte le altre alla ribalta della cronaca; e perchè un governo alla ricerca di legittimazione popolare ha voluto un decreto per fronteggiare il frastuono mediatico. In più, se fa notizia l’evento fatale, al di là delle statistiche, si dimentica che l’incidente sul lavoro, invalidante sia pure non mortale, è di gran lunga più comune e non solo nei cantieri e nelle fabbriche ma anche su posti di lavoro più privilegiati, per la aleggerezza con cui le norme esistenti sulla sicurezza vengono sistematicamente ignorate. Ma questo non fa sensazione. L’interesse mostrato sembra più un lavacro per la coscienza di una classe dirigente da cui ci si aspetterebbe politiche diversamente articolate. E per la coscienza di quelle persone facilmente manipolabili dalla furba demagogia.
Gentile Luca devo a Lei e a tanti altri alcune precisazioni.
1.Gli incidenti sul lavoro non sono ipocriti, ci mancherebbe altro. Ipocriti sono coloro che fingono di non vedere e pensano che basti inasprire le pene sì da pensare che essi cessino d’incanto.
2.La cifra esatta è il 68 per cento e deriva da uno studio fatto ad hoc da Confindustria. E’ l’unico che ho trovato.
3. Ha ragione Luca in questa cifra ci sono anche gli incidenti di camionisti o tassisti, o corrieri. E dunque in senso stretto incidenti mentre si lavora.
Ammesso e non concesso che il 70% sia una cifra vera, spero che lei tra gli incidenti sul lavoro “ipocriti” lei non consideri quelli che capitano a chi nel traffico ci vive (camionisti, rappresentanti etc) che magari l’incidente lo fanno perchè guidano da 14 ore (sa il loro titolare è ha finito i dischi orari e usa sempre lo stesso) una carretta degli anni 90 (sa la manutenzione costa e toglie quel gusto retrò che la ruggine dona ai mezzi). Comunque condivido altre conclusioni cui lei giunge, anche se spesso il casco l’operaio non lo mette perchè dovrebbe comprarselo a sue spese.
Come si spendono male i soldi! Credo che i suoi genitori, al psto du farLa studiare, le avessero messo in mano una pala o una vanga di sicuro avrebbero ottenuto risultati migliori
MI PERMETTO DI DIRLE CHE LA STESSA COSA CHE LEI HA SCRITTO SUL BLOG RIGUARDO ALLE MORTI BIANCHE LE HO PENSATE E DETTE
A MIA MOGLIE OGGI A PRANZO!
IL SUO ARTICOLO MI E’ PIACIUTO MOLTO!
70%? Mi sembra un po’ forzato. Anche fosse, bisogna tenere conto dello stress accumulato dai lavoratori, di cui il datore è responsabile, e che si ripercuote sulla loro capacità di concentrazione, e pertando di guida.
Purtroppo temo che il suo datore di lavoro ( Berlusconi junior ) sarebbe comunque condannato !
E lo sa perchè ? perchè non si faticherebbe molto a trovare un magistrato propenso a condannare il suo editore per non averLe riconosciuto una “congrua” retribuzione che le consentisse di andare al giornale in auto di proprietà o addirittura in taxi !
Facezie a parte Le farà certo piacere sapere che indipendentemente dalle numerose ( sono circa 70 ) norme antinfortunistiche che ci ritroviamo nel nostro ordinamento giurico , il suo datore di lavoro , tranne i rari casi di autolesionismo o di richio elettivo , difficili da provare ,faticherebbe comunque a farla franca anche se l’infortunio si verificasse effettivamente sul luogo di lavoro e cioè in redazione , in quanto troverebbe sempre , soprattutto chiamandosi Berlusconi , un magistrato che , facendo ricorso all’art. 2087 c.c. ( Tutela delle condizioni di lavoro )lo condannerebbe penalmente .
Ed alla responsabilità penale segue l’obbligo di risarcire il danno !
Ma la vera questione non consiste solo nel poter risarcire il danno . Infatti non credo che l’intervento dell’INAIL ( che poi agirebbe in regresso nei confronti del datore di lavoro responsabile ! ) o l’eventuale copertura RCO stipulata o il patrimonio del responsabile ( se il massimale si rilevasse non capiente )la potrebbero pienamente tacitare .
In effetti ,avendo Lei subito una grave menomazione fisica , ne subirebbe le coseguenze per tutto il resto della sua vita , come pure non credo che, in caso di evento mortale , un risarcimento in denaro potrebbe cancellare il dolore dei suoi familiari .
Concludendo concordo con Lei nel ritenere che non sarà certo un’ulteriore normativa che preveda sanzioni più dure nei confronti dei datori di lavoro a risolvere il dramma delle morti sul luogo di lavoro .
Quello che sembra non si voglia introdurre è il concetto di necessaria prevenzione ed indispensabile informazione fra le varie componenti del mondo del lavoro, ma soprattutto la responsabilizzazione degli organismi che sarebbero preposti ai controlli e nulla , o quasi , fanno .
Salve dott. Porro, ho letto il suo “lamento” e buona parte dei commenti, premetto che sono un libero professionista (ragioniere) e per una migliore comprensione del mio commento è doveroso che riferisca che sono un esperto in sitemi di qualità, responsabile tecnico gestione materie tossico nocive, membro della protezione civile e espleto servizio qualificato di volontariato sul 118 da più di tre lustri; da quanto sopra è evidente che di incidenti ne ho visti molti sia di lavoro che sulla strada, conosco le normative (spesso veri e propri, inutili, lambiccamenti cervellotici o con delle carenze che le rendono più bucherellate di un groviera) tutto questo per segnalare un mio punto di vista: 1) tutti gli addetti a situazioni potenzialmente pericolose (parlo anche per esperienza personale) dovrebbero essere formati/abituati/messi nelle condizioni di operare con la necessaria calma, cosa che non avviene con gli attuali “ritmi” lavorativi a cui siamo costretti da una serie di circostanze; 2) occorre (e forse questo è parte del primo punto) recuperare il “buon senso” in tutto ciò che noi facciamo; 3) occorrerebbe che le istituzioni e gli enti preposti fossero (utopia ? ) obbligati almeno a prendere in considerazione i consigli dei tecnici (e qui mi riferisco espressamente a chiarimenti sulle normative ambientali che ho chiesto e anche proposto varie possibili soluzioni quindi mi sono fatto parte attiva a differenza di molti altri senza comuque ottenere nessun risultato concreto oltre alle solite promesse di interessamento) anzichè continuare ad autoreferenziarsi ripiegandosi e avvolgendosi sempre più in inutili interpretazioni pindariche delle norme con successive promulgazioni di editti (circolari n.d.r.) ancor più aggrovigliate;… mi ritorna in mente un motto : “la magia del fare” ….signori basta chiacchiere, occorre FARE le cose…se vuol risolvere qualcosa.
L’unico caso di presunzione di colpevolezza (l’opposto del principio del diritto) è nel caso di infortunio sul lavoro. Il datore di lavoro è colpevole comunque, a meno non dimostri di aver preso tutte le precauzioni (non si parla nemmeno di “ragionevoli” precauzioni) per evitare che l’infortunio potesse avvenire. Ma la mamma degli idioti è sempre incinta… e la tutela sindacale “a prescindere” è più dannosa della grandine sull’uva. Va te a dimostrare che hai cazziato il dipendente che non portava il casco mezz’ora prima che gli cadesse in testa un bullone… e che girava con le scarpe da tennis invece che con gli scarponcini ferrati… e che non si metteva i guanti da lamiera perchè pesano 1 kg ciascuno… con buona pace della formazione ed informazione. Beh, sì, si può sempre fare la lettera di richiamo (alla terza può scattare il licenziamento per giusta causa) ma, se nel frattempo succede il guaio? e chi è che controlla? e con quale competenza? un medico di medicina del del lavoro in un impianto di sintesi “forse” è un po’ spaesato, non fosse altro perchè a) non ha basi sufficienti di chimica b) non ha basi sufficienti di impiantistica c) non sa nemmeno da dove cominciare. Ed il triste è che nn è colpa sua, ma della pretesa che “ope legis” capisca tutto (il caso non è diverso per un geometra o ragioniere ed una centrale elettrica, o un chimico in un cantiere edile). Ma la legge, o meglio, i regolamenti di attuazione e l’applicazione pratica nelle varie ASL, a cui la competenza dell’igiene e sicurezza sul lavoro è demandata, fanno sembrare Kafk un inguaribile ottimista. Grazie, malafede politica, grazie. A quando fare le cose secondo scienza e coscienza? ma forse è chiedere troppo inentrambi i casi: scienza (saper fare) fra i politici se ne vede pochina, coscienza… Ciao.
grazie a Carlo, per la precisazione. aggiungerei che la giustizia italiana è talmente allo sfascio, che è difficile avere giustizia. Sul caso Thyssen (che ha l’apparenza di essere davvero scandaloso da ferriere dell’800) però il pm parla di omicidio volontario: ben più sanzionato.
Attualmente i PM nei casi di omicidio colposo di un lavoratore non cercano le responsabilità oggettive e colpiscono i vertici aziendali.
La politica di difesa delle Aziende è di coprire le spese di risarcimento delle famigie dell’infortunato e di non opporsi al giudizio del PM.
Nel processo di fronte al Giudice normalmente non è difficile scagionare i vertici dell’azienda se come quasi sempre accade le responsabilità oggettive risalgono ad errori del personale diretto o dei preposti. Questi non verranno mai indagati se il risarcimento ha soddosfatto la pate lesa.
Con l’inasprimento delle pene è probabile che già in fase istruttoria le Aziende si difendano pretendendo la ricerca delle responsabilità oggettive.
Sarà interessante seguire il processo della Tyssen, azienda tedesca, che certamente non è disposta ad assumersi delle responsabilità di semplice copertura delle spese di risarcimento se non quelle previste dall’assicurazione.
Trasformare le tragedie in slogan ideologici e ideologizzanti aiuta a detenere potere senza affrontare i problemi, individuare cause e responsabilità, approntare soluzioni.
La diffusione di una completa e corretta informazione, consente la distribuzione del potere tra i cittadini e crea democrazia.
Che la sicurezza sul lavoro sia un argomento reale trattato in modo ideologico e quindi deformato, lo indicano, chiaramente, anche le sue parole.
E’ necessario individuare e distinguere, realmente, le cause, perchè quelle percentuali di sinistrosità siano riferibili ad una numerosità la più possibile prossima allo zero.
Ma per far ciò è necessario sviluppare l’argomento senza che la rincorsa alla notizia renda angusti gli spazi per la sua trattazione.
Perchè non farlo?
Saluti
Finalmente il coraggio di ragionare su un fenomeno doloroso senza fare ricorso alla retorica e alla ipocrisia!
Bravo Porro!
Osservo che tra le vittime del lavoro ci sono spesso i titolari delle imprese (anche loro muoiono per incidenti sul lavoro, a riprova che non c’è dolo).
Questo è un fatto che i sinistri omettono sempre (o quasi) per fomentare l’odio verso i “padroni”.
CONFRONTO SERIO *** E’ possibile confrontare gli incidenti sul lavoro in Italia, depurati da quelli “in itinere”, sia con quelli degli anni precedenti che con quelli di alcuni paesi come Germania o Inghilterra, naturalmente a parità di condizioni, quindi ad esempio in percentuale del numero di occupati?
E’ vero, come si sente dire, che:
a) sono in (leggero) calo?
b) sono meno che in questi paesi?
Fermo restando che bisogna ridurli, non è forse vero che se ne parla tanto solo da quando Napolitano ne ha fatto la “bandiera” della sua Presidenza, un pò come Ciampi aveva fatto con l’Inno di Mameli?
Ed infine, perché non si parla invece quasi più dei disastri causati dalla cd “Industria del divertimento”, dagli incidenti del sabato sera ai morti per ingestione di stupefacenti al danni fisici permanenti per prolungato abuso di alcool e decibel?
http://www.milanostrade.com
Bè per come è conciata la viabilità italiana, viabilità cittadina e autostradale, non c’è da stupirsi che il 70% dei morti sul lavoro siano appunto dovuti a incidenti stradali. La viabilità italiana viene tenuta in condizioni pietose perchè fa comodo a molti, gli assessorati al traffico sono in mano alla lobby dell’ingorgo stradale che ha interesse a far si che i tragitti stradali di tutti gli automobilisti siano difficoltosi al fine di far consumare loro più carburante e usurare più l’auto negli ingorghi stradali creati ad arte con una viabilità progettata apposta male per massimizzare i consumi. Chi Fa parte della lobby dell’ingorgo stradale? Lo stato, il principale componente, che guadagna miliardi di euro dall’accise sul carburante e da tutta l’iva sull’auto che non investe un euro per migliorare la viabilità (con la stessa istat che falsifica al ribasso i dati sugli incidenti stradali), le società petrolifere che guadagnano dal consumo di carburante, le case automobilistiche che guadagnano dalla vendita e dalla manutenzione dei veicoli, le banche che posseggono società petrolifere, automobilistiche e gestori autostradali (che non investono un euro nel miglioramento infrastrutturale perchè più ingorghi autostradali ci sono più le azioni delle aziende possedute dalle banche si valorizzano) e tutta un’altra pletora di parassiti vari come politici e baroni universitari che te li ritrovi sempre come assessori al traffico, o meglio all’immobilità, dal momento che fanno di tutto per peggiorare o non migliorare la viabilità al fine di avvantaggiare la massimizzazione e quindi i guadagni di chi li finanzia, ossia la lobby dell’ingorgo stradale, che li finanzia e protegge nelle loro infime carriere universitarie e nell’amministrazione pubblica. Dulcis in fundo, data l’omertà che ho riscontrato non solo presso l’assessorato al traffico per il miglioramento viabilistico proposto nel sito di cui sopra di cui nulla è stato fatto, ma anche presso gli stessi media e in particolare i giornali che mantengono un silenzio assoluto su come è conciata la viabilità italiana, dal momento che se denunciassero le gravi omissioni dell’amministrazione pubblica, la lobby dell’ingorgo stradale (compreso lo stato che finanzia l’editoria) toglierebbe loro gli ingenti finanziamenti pubblicitari che provengono dal settore automobilistico e petrolifero, infatti basta aprire un qualsiasi quotidiano o sito web di girornale, per notare come gran parte degli inserti pubblicitari riguardino il settore automobilistico. Quindi o si fa un repulisti nell’amministrazione pubblica, cacciando in primis i baroni universitari dagli assessorati al traffico, o sarà ben difficile che le statistiche sugli incidenti stradali migliorino.
Gli infortuni sul lavoro non potranno mai essere azzerati, come del resto anche quelli in casa o per strada, perchè oltre alla negligenza esiste anche l’imponderabile. Quelli più eclatanti purtroppo sono frutto di negligenza, per la quale esiste già il codice penale. Per incolpare di omicidio i responsabili delle acciaierie torinesi che non avevano gli estintori funzionanati, le leggi ci sono. Oberare di nuovi adempimenti onerosi, soprattutto le piccolissime imprese, potrebbe anche significare l’induzione ad una qota di sommerso, per ammortare gli oneri aggiuntivi. La prevenzione non si fa con le sanzioni,ma con l’informazione. Pensano forse i nostri governanti, che se avessero avuto la percezione informata del rischio che stavano correndo, i quttro operai e l’imprenditore di quell’azienda di lavaggio di autocisterne, tragicamente assurta alle cronache, sarebbero andati così incoscientemente incontro alla morte?
Vergognati!
Gli infortuni in itinere sono molto frequenti anche perchè, data la frammentazione del tessuto produttivo, pochi hanno la fortuna di lavorare sotto casa. Ma oltre a questo occorre considerare che il nostro paese ha moltissimi incidenti stradali causati da veicoli da lavoro in cui spesso rimangono coinvolte anche persone che si spostano per motivi non lavorativi. Quanti incidenti stradali riguardano solo persone che vanno a spasso?
eppure gli incidenti stradali che vedono coinvolti mezzi pesanti non vengono mai considerati incidenti sul lavoro anche perchè sono incidenti per il lavoro altrui.
Ma a prescindere dalle incongruità delle statistiche, occorre considerare che moltissimi incidenti sul lavoro, anche molto gravi, spesso vengono contrabbandati per incidenti comuni o stradali per non mettere in luce rapporti di lavoro in nero.
Un fatto appare difficilmente contestabile: i dati sugli incidenti sul lavoro se sono approssimati è verosimilmente per difetto.
Inoltre è senza dubbio vero che gli ultimi casi di cronaca hanno riguardato incidenti sul lavoro di gravità inaudita e con risvolti orrendi e non infortuni in itinere.
Forse alcuni lavori sono intrinsecamente pericolosi ed una certa soglia di rischio può essere difficilmente eliminabile ma ciò non può costituire un alibi per omettere talvolta anche dolosamente le cautele minime ed essenziali.
Si ha la sensazione che il mondo del lavoro sia divenuto più precario e insidioso, forse anche per l’irrompere nel settore dell’infausta abitudine di subappaltare il lavoro ricevuto in subappalto da una ditta subappaltartice.
Non vi sembra tutto ciò una schifosa aberrazione?
Mi fa piacere leggere questa “rivelazione” anche sul Suo sito e quindi sul Giornale, dott. Porro. Bravo.
Buongiorno.
Quando si parla di lavoro i pregiudizi ideologici della sinistra vengono fuori immediatamente, ed impediscono a chi ne è vittima di accorgersi di due fatti fondamentali:
- molti incidenti sul lavoro avvengono per pigrizia e disattenzione da parte degli stessi lavoratori, i quali non applicano le norme di sicurezza anche quando le conoscono e dispongono delle attrezzature necessarie. Gli umani tendono a trascurare le misure di sicurezza perché le vedono come un fastidio, sul lavoro e fuori. Quanti ancora oggi viaggiano in automobile senza allacciare le cinture, soprattutto sul sedile posteriore? Però per la sinistra questo problema non esiste, perché non serve per dare addosso al “padrone”.
- la sicurezza sul lavoro costa, e costa moltissimo. Non si possono strangolare le imprese con le tasse, la burocrazia, la rigidità del mercato del lavoro, la mancanza di infrastrutture, e poi chiedere anche la sicurezza minacciando sanzioni assurde per il datore di lavoro. Equivale a far chiudere molte piccole e medie aziende, e siccome io tendo a pensare male credo che l’obbiettivo della sinistra sia proprio questo. La sicurezza è solo un pretesto per mettere ancora più in difficoltà questa categoria di aziende.
Detto questo, e ragionando senza pregiudizi, non si può negare che il problema degli incidenti sul lavoro esiste e che si debba cercare di ridurli il più possibile, sia per numero sia per gravità (eliminarli del tutto è impossibile, qualsiasi attività umana comporta dei rischi). Ma la strada per ottenere questo risultato è una collaborazione fra lo stato e le imprese: lo stato deve smettere di essere ostile alle imprese private, in modo da liberare risorse che possano poi essere investite nel miglioramento degli standard di sicurezza. Senza questa collaborazione, nessuna legge feroce funzionerà.
Un saluto.
Il problema della sicurezza, nelle aziende di qualunque tipo e dimensione, è stato sempre (apparentemente) posto
al centro dell’attenzione dalle organizzazioni sindacali.
Nella sostanza non è mai stato affrontato sul serio ed in
profondità. I motivi sono innumerevoli e coinvolgono vari
settori: il tipo di attività, il costo del lavoro, la reale
preparazione degli operatori etc… etc…
Incrementando il numero, già elevato, di leggi, norme, regole in materia di sicurezza, si otterrà unicamente un
aumento della confusione, delle condizioni di rischio, del
costo in termini di vite umane, e delle ore di sciopero per
morti bianche.
Sospettavo che anche su questo problema ci fosse una speculazione dei sinistri. Ho udito giovani indottrinati gridare non vogliamo il lavoro che ci uccide. Un’altra demonizzazione del lavoro di sfruttamento Ho lavorato per 45 anni nel pericolo ma con l’estrema professionalità acquisita in anni di studio e di apprendistato raccogliendo le esperienze degli anziani lavoratori. E’ l’informazione la miglior arma contro gli infortuni da acquisire non solo con corsi antinfortunistici ma con la competenza personale.
Quel dato sugli infortuni dovuti a incidenti stradali mentre si va sul posto di lavoro stravolge tutte le statisiche che i sinistri usano per accusare gli odiati padroni.
L’nfortunio è una cosa seria chi ha lavorato nel pericolo sa che ci vuole anche una buona dose di fortuna per evitarlo.