Numeri
A futura memoria. Anzi a memoria del presente. Si dice sempre che le piccole e medie imprese sono la stragrande maggioranza in Italia. Capovolgiamo la questione. In Italia ci sono solo 3320 (avete letto bene tremilatrecentoventi) imprese con più di 250 dipendenti. Non diciamo che sia un bene o un male: è un fatto. Ma diciamo che non si possono pensare politiche economiche solo per loro. Le microimprese con meno di dieci addetti sono 4,1 milioni.
Si può dire come la Signora Emma che debbono crescere dimensionalmente. E va bene. Ma come? Con la bacchetta magica.
Sempre la signora Emma ha denunciato lo scandaloso ritardo nei pagamenti della pubblica amministrazione. Ha ragione. E va bene. Ma perchè non ricordarsi della ricerca fatta da Dun e Bradstreet che ha messo in evidenza come le grandi imprese nel 71,5 per cento dei casi è in ritardo sui pagamenti. Un po’ come l’ odiata Pa, le grandi utilizzano le piccole per finanziarsi.
Ultimo numeretto. Tanto per gradire. Le imprese artigiane, quelle fino a 22 dipendenti e che non siano costituite in forma di Spa, hanno assicurato all’Inail 3,8 milioni di lavoratori e versano per questa via 2,3 miliardi pari a circa il 4,6 medio di retribuzione. Alle imprese artigiane l’Inail paga 1,3 miliardi in prestazioni. Il che vuol dire che sono anni che gli artigiani contribuiscono con 1 miliardo ai conti dello Stato. Diciamo meglio: si tratta di una tassa ulteriore e occulta sulla piccola impresa.
Coloro che tanto amano la piccola impresa italiana questi numeri li conoscono?

Gentile Dott. Porro,
ho visto la trasmissione Annozero di giovedì 22/10 relativa alla crisi delle Pmi Italiane e devo riferirLe che seppur il giornalista nelle riprese esterne abbia riportato FEDELMENTE una situazione di dismissioni, degrado e chiusure, quello che avete visto è riduttivo rispetto a quanto sta succedendo in altre aree Italiane dove a differenza del florido Varesotto la situazione si fa molto più difficile.
Cito un esempio, nel settore metalmeccanico in cui opero, ho dovuto tener conto in fase di acquisto dei materiali di una nuova variabile “fornitore ancora esistente o no” è semplicemente deludente vedere aziende capaci professionalmente morire così pietosamente tutti i giorni.Volevo porLe un quesito, perchè la moria delle cooperative (seppur in difficoltà) è minore???? Perchè accedono il meno possibile al credito bancario e quanndo lo fanno si rivolgono ad Istituti con ETICA quali le BCC che oltre alla meritocrazia dell’azienda guardano anche l’imprenditore che Vi è alle spalle.
Concludendo l’unica alternativa che ho individuato è stata aderire ad IMPRESECHERESISTONOLOMBARDIA almeno le piccole realtà insieme riusciranno a migliorare questo sistema che fa acqua.
Cordialità.
Il gov Berlusconi è stato eletto per fare la riforma fiscale ma non la fa, la dovrebbe doppiamente fare in tempi difficile, il concetto di tassa redistributivo o di giustizia sociale tramite le tasse è un concetto comunista totalitario e ingiusto che blocca lo sviluppo economico , e ora di abolire tutto le tasse attuale per rimpiazzarne con due e tre come la flat tax. I popoli europei votano a destra ma viene imposto in continuità una politica fiscale di sinistra c’é dunque un delitto di democrazia, é ora di rompere veramente con la sinistra e di rimpiazzare tutte le tasse con la flat tax.
Che il governo si finanzi con l’emissione di obbligazioni e facendo soldi tramite un fondo sovrano e altre attività.
Un governo che vive di tasse sarà sempre un governo inefficace e spendaccione, solo se produce soldi da altri fonti che le tasse dunque in modo attivo all’opposto di un modo passivo come le tasse sarà in grado di essere efficiente e ridurre il suo deficit.
Le tasse non solo mantengono il deficit, ma lo aumentano proppio perché prendere soldi dalle tasse è un modo passivo di fare i soldi.
Bisogna dunque che il governo passi da un modo passivo a un modo attivo di produrre soldi per se stesso.
Una tale riforma genererà uno tale afflusso che tutte le industrie europee verranno in italia per potere avere vantaggio del suo sistema fiscale.
perfettamente d’accordo con l’analisi; ma i correttivi?
la signora Emma fa il lavoro per il quale è stata eletta, è di parte quindi.
tutti i piccoli imprenditori invece sono la prova provata di quanto sia attuale la massima latina: divide et impera.
ci si lamenta, si denuncia, ma rimanendo sempre a cuccia, si è al limite del masochismo.
quando un piccolo imprenditore incappa nelle maglie dei controlli diventa subito preda di una sorta di sindrome di stoccolma per evitare di farsi più male.
se vogliamo delle riforme vere, dovremmo abolire tutti quegli enti nati nel primo dopoguerra perchè oggi ci sono le assicurazioni; poi far diventare organo di autocontrollo ogni associazione di categoria. in tal modo i risparmi sarebbero inimmaginabili e tutto a beneficio delle entrate, a meno che non si voglia mantenere la condizione attuale per difendere posti di lavoro e non si voglia riconoscere anche agli imprenditori una levatura morale pari a quella di un laureato in giurisprudenza che vinca un concorso in magistratura.
mettiamoci in rete!
Che le grandi imprese utilizzino le piccole come finanziatori è risaputo ed è un’indecenza. Trovare qualcuno che paga a 90 giorni data fattura fine mese è un miracolo e, se va bene, a questi 90 ne devi aggiungere altri 30 perché prima devono controllare se ciò che gli hai consegnato va bene e, cavolo: vuoi non metterci almeno 30 giorni?
La sorpresa di altri 30 perché il ‘responsabile amministrativo’ si è dimenticato di firmare, o è andato in ferie o chissà che altro, è quasi un’altra regola.
E più diventano grandi, più tempo si prendono e (non ho idea se è possibile), ma mi piacerebbe spalmare qualche nome nero su bianco, magari con tanto di fotocopia delle fatture emesse e delle condizioni di pagamento.
La PA è messa anche peggio: si parte da 120 e si sale.
Altro problema sono i mancati pagamenti: possibile che oltre al danno di avere anticipato l’IVA, sia praticamente impossibile, in questo Paese, perseguire chi non paga?
FMZ
E’ QUESTO L’AIUTO PROMESSO? Non solo hanno provocato la catastrofe finanziaria e come al solito vogliono farla pagare solo a noi.
Se volete farvi venire l’ulcera leggete questa.
Il presidente Giuseppe Bortolussi ha snocciolato una serie di dati per spiegare come funziona la nuova tagliola: l’esempio è quello di un’azienda con fido bancario di 10.000. «Se adesso un eventuale sforamento del fido di 5.000 per un periodo massimo di 15 giorni fa scattare la commissione di massimo scoperto che costa all’azienda un importo fisso di 47,5 euro, con le nuove disposizioni contrattuali l’aumento sarà di quasi il 280% toccando la soglia di 181 euro». Vale a dire la somma di un corrispettivo trimestrale applicato in sostituzione delle vecchie clausole pari a 25 e dall’applicazione di un tasso di interesse di mora più il COSTO GIORNALIERO dello sconfinamento pari a 156 euro
DOPO ESSERE SPREMUTI, COME AL SOLITO CI BASTONANO.
E’ MAI POSSIBILE CHE LA COLPA SIA SEMPRE LA NOSTRA?
La stagione delle tasse da oggi entra nella fase calda e lo Stato alza la guardia per difendersi dal pericolo di un calo vertiginoso delle entrate. La diminuzione di gettito si è già verificata nei primi mesi del 2009, come ha ricordato ieri la Banca d’Italia sottolineando anche che il debito pubblico ad aprile ha toccato un nuovo record (1750,4 miliardi). Il rischio è che la situazione vada fuori controllo.Per questo ieri è sceso in campo il braccio armato delle Finanze, vale a dire l’Agenzia delle entrate, che ha annunciato una campagna di controlli a tappeto per stanare i contribuenti che intendono fare i furbi.
Cari Tutti,
ma ci siamo chiesti perche’ in Italia ci sono poche grandi imprese ed anzi in termini dimensionali internazionali pochissime imprese di medie dimensioni ? Ma gli imprenditori Italiani, che in alcuni casi dimostrando grandi capacita’, abilita’, ed ambizione nel trasformare “grandi sogni” in “grandi imprese”, vogliono veramente rimanere piccoli oppure esiste in Italia un sistema di disincentivi al superamento di una certa dimensione ? Pensiamo per esempio ai disincentivi burocratici/sindacali/fiscali legati al raggiungimento di un certo numero di dipendenti. Un Governo coraggioso potrebbe giocare un ruolo fondamentale nella trasformazione del sistema imprese Italiano. Saluti. PIO
942.000.000.00 €. Pagati da noi cittadini dal 2004 al 2008
come rimborsi elettorali hai partiti.
Ecco dove sono andati i soldini che ci servirebbero per non fare morire le piccole imprese.
SIAMO PROPRIO DEI F……………
Concordo perfettamente con Angelo Carrara. Anche se sono un pensionato quasi ottantenne ho molti amici e conoscenti nel popolo delle partite iva, Vorrei però aggiungera che per molti di loro la sirena di fine giornta lavorativa non suona sia in artigianato che in agricoltura, dodici o tredici ore lavorative sono a volte la norma, la settimana corta “utupia” Ricordo quando mia moglie aveva un’attività commerciale era accusata di guadagnare più di un operaio. Spiegai ai suoi accusatori che una persona chiuque essa sia che svolge un lavoro autonomo oltre al valore nudo del suo lavoro deve aggiungere un reddito medio ricavato dal capitale investito almeno quanto un comune cittadino ricaverebbe da investimenti qualunque essi siano. Venni contestato dai soliti sindacalisti/politicizzati. A distanza di anni anche loro si sono dovuti ricredere.
ricordo un suo meraviglioso articolo su Zaleski, un “industriale” che non aveva problemi di accesso al credito. Le farà piacere sapere che è uscito un libro sui banchieri che contiene un capitolo micidiale sui rapporti zaleski.bazoli. S’intitola “prendo i soldi e scappo”…
@Lucio
“E, Sabrina, la dimensione ottimale delle aziende dipende da tanti fattori compresa la volontà di disimpegno rapido da parte dell’imprenditore. Pochissimo capitale, dipendenti sotto i 15, collaboratori esterni. Dove sta il progetto di lungo? A me sembra tanto un “paramose il c..o”.”
Distinguiamo gli imprenditori dai manager. Non ho mai conosciuto un imprenditore che basi fortemente le sue scelte sulla volontà di disimpegno rapido. E’ come vedere sempre il bicchiere mezzo vuoto e mai mezzo pieno e questo non è il corretto modo di fare impresa. Al contrario ogni decisione/scelta viene presa cercando di proiettare l’azienda verso la crescita e lo sviluppo. Sempre per quella bizzarra e sana ambizione personale e non squisitamente per solo profitto.
Dice bene quando usa la parola “coltivarci” le PMI. Coltivare significa arare bene il terreno, concimarlo, renderlo fertile e (teh…guarda un pò) significa anche andare giù di DDT sui vari parassiti che mungono la pianticella, magari dando anche un taglio a tutti quelli che ad ogni rametto vogliono applicare una bella targhetta di qualsivoglia certificazione che strozza il rametto.
Senza avere l’obbligo, poi, di mandare i coltivatori “dipendenti”, della suddetta pianticella, al “corso di informazione relativo all’assunzione di alcool, sostanze stupefacenti e psicotrope in ambito lavorativo e dei relativi rischi” perchè lo so anch’io che se mi scolo una bottiglia di rum o mi fumo un bel mattone di cioccolato pakistano dei bei tempi universitari… forse quel giorno…. non lavorerò tanto bene. Il tutto per la modica somma di 100/120 euro a coltivatore “dipendente” che viene sottratta stupidamente alla spesa in fertilizzanti per far crescere meglio la pianticella. Chi è incapace e miope, l’imprenditore o il legislatore?
Mi creda, se oggi si coltiva bene la pianticella a Bobbio Pellice (ridente paese montano un pò sfigato della Val Pellice), domani si troverà un tronco, figlio di quella pianticella, in piazza Tian An Men.
LO SO’ NON CENTRA NULLA CON L’ARGOMENTO, MA………..
Chi di noi esseri moderni saprebbe costruirsi un arco e cacciare? Certo dopo un po’, imparando dagli errori, anche noi potremmo diventare provetti cacciatori, e fiutare le sorgenti d’acqua nel deserto australiano. Se costretti, tutti gli uomini si saprebbero adattare, chi presto, chi tardi. E’ solo la presenza infausta della società moderna, come una mamma assillante e soffocante, che ci impedisce di realizzarci per quello che veramente siamo. Il dramma delle immigrazioni dai paesi del Terzo Mondo verso Europa ed America è che quei disperati senza nulla addosso in realtà hanno in sé, dentro di sé, nella loro cultura, nelle loro tradizioni la chiave per vivere bene. Lasciare una terra fertile e incolta, viva e calda, per andare a dormire dentro una fabbrica abbandonata di una periferia squallida e degradata, sopravvivendo con espedienti, magari atti illeciti, il più delle volte facendo lavori umili e degradanti non esalta l’essere umano. Questi immigrati in realtà stano tradendo se stessi, la loro stirpe antica di migliaia di anni, per “vendersi” a una società avara, settaria, ipocrita nel suo finto perbenismo spirituale e nel suo materialismo economico, in cui i ricchi sono prigionieri di ville blindate con le sbarre alle finestre, in cui le coppie si sposano per divorziare dopo pochi anni (se il marito non picchia-violenta-uccide la moglie), in cui si studia per vent’anni della propria vita, si svolge un lavoro noioso e detestabile per altri quaranta e si va in pensione, malati e obesi, rendendosi conto di aver sprecato la propria vita.
sono un piccolo imprenditore e confermo che purtroppo, dopo mesi durante i quali la crisi ha morso le caviglie di tutte le imprese a settembre probabilmente molte piccole, medie e grandi imprese sono destinate alla chiusura. il problema è: cosa si fà per evitare che questo accada? dico io: nulla.
non si dice ma l’unica cosa che preoccupa anche il nostro governo è farci pagare le tasse. ne volete un esempio? anzi due:
1) dal primo di luglio 2009 la tassa che le aziende pagano all’acquisto di plastica per la fabbricazione di imballaggi in plastica raddoppiera NEL SILENZIO PIù ASSOLUTO DELL’INFORMAZIONE, DELLA CONFINDUSTRIA, DEI SINDACATI, questa tassa serve, dicono, per finanziare un ente fatto da lazzaroni che si chiama CONAD e che durante la sua esistenza, ormai più che decennale, non ho prodotto nulla se non posti per raccomandati.
2) a proposito di INAIL, altro bell’esempio di uso spregiudicato della tassazione o imposizione o quello che si vuole, ebbene questo istituto (ma non è una assicurazione????) tempo addietro, con apposita legge, ha aumentato pesantemente le eprcentuali di imposizione alle imprese con la scusa di promuovere la sicurezza in fabbrica. questo ha permesso di aumentare le riserve dello stesso istituto ad un livello stratosferico: le ultime informazioni, vecchie di qualche anno, parlano di 13 miliardi di €, dicasi 13 miliardi di €, senza che la promozione della sicurezza abbia fatto un solo passo avanti, a testimoniarlo gli incidenti di cui tutti sappiamo.
e si potrebbe proseguire su molti altri punti.
complimenti Porro, la seguo sempre con piacere per la correttezza e sincerità.
Sbagliato dire che, siccome le grandi aziende sono poche, dobbiamo coltivarci le piccole: perché solo le grandi aziende sono in grado di competere nei mercati internazionali e contro concorrenti capaci di finanziare R&S o ingressi nei mercati esteri o delocalizzazioni. O davvero pensiamo che le microaziende possano andare a Pechino ad aprire filiali? Questa discussione suona come una giustificazione a posteriori della fragilità del sistema industriale italiano. Dove le veramente grandi sono poche, e sono le medie a tirare la carretta; mentre le piccole vanno avanti barcollando tra margini compressi e forti tentazioni di evasione (che vengono non perché il fisco sia troppo duro, MA PERCHE’ NON SONO COMPETITIVE A SUFFICIENZA DA GARANTIRSI MARGINI ADEGUATI!).
Fate il giro di casa vostra, controllate le marche di qualunque oggetto vedete, dalle lampadine ai farmaci. E provate poi a capire quante industrie ad alto valore aggiunto abbiamo perso per mancanza di strategia od esecuzione, sia pubbliche che private (leggasi incapacità).
Sui tempi di pagamento, beh, l’unica cosa positiva che si possa dire è che in questa crisi stiamo peggiorando meno delle altre nazioni europee…
E, Sabrina, la dimensione ottimale delle aziende dipende da tanti fattori compresa la volontà di disimpegno rapido da parte dell’imprenditore. Pochissimo capitale, dipendenti sotto i 15, collaboratori esterni. Dove sta il progetto di lungo? A me sembra tanto un “paramose il c..o”.
Se devo osservare un gruppo di 500 addetti industriali, preferirò tutta la vita 5 aziende da 100 dipendenti che 50 da 10.
A PROPSITO DEL CITTADINO SOVRANO.
SVALUTAZIONE. Viene imposta con la scusa di dover prevenire una “spirale inflattiva” mentre serve a moltiplicare artificialmente il peso del debito estero e il costo dell’import. L’emorragia dell’export, che viene pagato di meno, è provocata dalla necessità di reperire più valuta straniera.
RIDUZIONE DELLA SPESA PUBBLICA. I governi debbono riscuotere più tasse, tagliare la spesa per i sussidi essenziali, smantellare e svendere l’industria di stato, rinunciare alla proprietà sulle materie prime, bloccare investimenti nelle infrastrutture.
LIBERISMO. Aprire il mercato ad ondate di merci straniere vendute sottocosto con le quali i cartelli monopolistici fanno fallire le attività locali.
ALTI TASSI D’INTERESSE. Secondo la scusa dovrebbero “bloccare l’inflazione” mentre in realtà bloccano l’attività economica. Quando i tassi d’interessi interni fluttuano tra il 40 ed il 60 per cento, il sistema bancario nazionale naufraga in un mare di sofferenze bancarie.
• Globalizzazione bancaria. Dietro la retorica della libertà di movimento dei capitali internazionali c’è la realtà dei sistemi finanziari delle nazioni vittimizzate che, una volta indeboliti, sono fagocitati da interessi bancari stranieri, non di rado alimentati dal riciclaggio dei traffici illeciti, soprattutto droga. Le banche globalizzate non hanno alcun interesse a prestare denaro per promuovere le attività produttive locali.
LOTTA ALLA CORRUZIONE. È l’ultimo ritornello aggiunto alle condizioni del FMI. Significa che ogni forza politica che oppone resistenza ai diktat del Fondo deve essere travolta dagli scandali alla “Mani Pulite” e tolta di mezzo.
GLOBALIZZAZIONE. Crediti estesi dalla Banca Mondiale adesso non potevano più essere utilizzati nella costruzione di infrastrutture di base, ma dovevano servire solo come incentivi per promuovere la globalizzazione, per porre le economie nazionali a disposizione delle grandi multinazionali.
Le nuove regole di convertibilità monetaria imposte dal FMI e dalla Banca Mondiale permettono alle multinazionali di estrarre i profitti senza restrizioni, cosa che, ad esempio, ha permesso agli hedge funds capitanati dal Quantum Fund di George Soros di scatenare la crisi finanziaria in Asia.
Nell’ultimo decennio i paesi debitori non ricevono “l’approvazione” del FMI se non acconsentono alle richieste delle grandi multinazionali di svalutare la moneta nazionale rispetto al dollaro, cedere ogni difesa dei mercati interni e svendere i patrimoni di stato attraverso le privatizzazioni, con la scusa di ridurre il deficit del bilancio. Il risultato è una forma di “neo-colonialismo”.
Dai tanti commenti interessanti ritengo utile estrarre due spunti: quella del credito e la sub-fornitura. Legittimo e condivisibile il desiderio costituzionale del lavoro per tutti ma quando al sistema finanziario (privato e fondato sulla capacità di fare utili) viene richiesto di sostenere quegli imprenditori, poco importa piccoli o grossi, che fino ad oggi hanno solo pensato a fare cassa (la loro) senza la minima attenzione per la forza lavoro se non come un costo sempre e solo da calare, scusate ma a quegli industriali è corretto che le banche rifiutino oggi l’appoggio; anche perchè gli stessi “personaggi” sono totalmente restii nel rimettere il loro capitale dove hanno munto per anni. A questi industriali dico che non è colpa della politica o delle banche ma della loro cieca avidità soccombere al destino che loro stessi si sono scritti. Destino purtroppo di declino anche a cusa del secondo punto che indico, la sub-fornitura. Praticamente tutti i ns. bacini industriali hanno preferito seguire le poche idee degli altri e sfruttare il lavoro conto terzi, chiudere le loro menti nelle rivalità di campanile e di guerra tra poveri in un gioco al massacro. Ritengo che l’invito di Emma evidenzi proprio la necessità di tornare a fare impresa “sociale” e aumentare le dimensioni è un passo indispensabile per aumentare le menti coinvolte nel necessario processo creativo. I commenti letti sono radicati al presente ed al passato: dobbiamo convincerci che domani tutto sarà nuovo e diverso. Credere che una “ripresa miracolosa” possa portare il quotidiano a prima del 2007 è una negazione della realtà. I colori si stanno miscelando e nessuno sa quale quadro apparirà e come nell’arte senza dubbio non piacerà a tutti. Claudio Fornaciari
Dato che le amministrazioni locali non possono assumere, per prendere lavoratori a tempo determinato si sono inventate di fargli aprire la partita iva .. così utilizzano dei consulenti.
Dato che alle aziende non conviene assumere dipendenti, si sono inventate di fargli aprire la partita iva e spesso di farli iscrivere alla CCIAA .. così utilizzano dei fornitori.
Certo nessuno li obbliga …. ma se vogliono lavorare che cosa devono fare?
Se questa è l’economia che vogliamo secondo Voi che futuro possiamo sperare di avere?
Il governo ha preso alcune misure mirate per aiutare le imprese, quali l’aumento del Fondo di Garanzia per le PMI, il monitoraggio del credito da parte dei prefetti, ma le banche continuano con la stretta creditizia, soprattutto quelle più grosse. Così le misure prese non riescono neanche a rallentare il crollo dell’economia reale. Moltissime PICCOLE e MEDIE imprese che per evitare l’outsourcing, ovvero per non trasferire la produzione in paesi dove la manodopera è a basso costo, avevano investito in nuove tecnologie, ora non sono in grado di fare fronte ai loro DEBITI e rischiano di CHIUDERE. “Se le cose non cambiano” ha dichiarato qualcuno “il 50% delle aziende CHIUDERA’per le vacanze e NON RIAPRIRA’ più”. Perderemo così il fiore all’occhiello del nostro tessuto economico e sociale: le piccole e medie imprese a conduzione familiare.
Continuiamo a pagare le tasse, arrivera’ la FATA TURCHINA e tutto si rimetterà a posto.
ma perchè nessuno propone di mandare a lavorare i cassa integrati, a seconda della loro categoria, presso i Ministeri o in opera di utilità sociale? Subito dopo la guerra vennero impiegati proprio i disoccupati, in ivece oggi molti cassa integrati lavorano a nero , a volte anche presso la stessa azienda. In Germania le aziende che dannho lavori in nero ai cassa integrati vengono registrate nelle black list per le commesse pubbliche
Sono un finanziatore…di una SPA.
Da circa dieci anni sono creditore di euro 43.000,00 più annessi e connessi.
Siamo tre operai, lavoro anche io.
L’ultima trovata di un tribunale di concedere il concordato preventivo, mi dicono attivo, cioè questa SPA ha un patrimonio di euro 17.000.000,00 contro un debito di 13.000.000,00. Dulcis infundo, la maggioranza dei creditori ha accettato. Quindi: finanziatore, magnanimo per l’ulteriore sconto…MA NON SI SA QUANDO SI PRENDERANNO LE BRICIOLE.
Le furbate delle Associazioni di Categoria.
Lettera aperta ai titolari di Partita Iva.
La finanziaria del 2006 sarà ricordata come la più pesante nei confronti delle Partite IVA e, la più deleteria nei confronti delle aziende della sub-fornitura che da sempre pagano le tasse , creano occupazione , innovazione tecnologica , contribuiscono all’aumento del P.I.L. insomma la crescita del Paese Italia.
Ammesso e non concesso che chi è al Governo cerchi di fare cassa anche con leggi anticostituzionali
1) Studi di Settore applicati solo ad alcune categorie di Italiani vedi Art.4 della Costituzione.
2) Utili imposti dagli Studi di Settore vedi Art.53 della Costituzione.
3) Retroattività delle leggi vedi Art.212 dello Statuto del Contribuente.
Ammesso e non concesso che l’opposizione di turno abbia chiuso gli occhi ,servono sempre più soldi per mantenere privilegi e voti di scambio (i soldi non puzzano da qualsiasi parte essi arrivino).
Ammesso e non concesso che la Corte Costituzionale ,organo dello Stato preposto a verificare la costituzionalità delle leggi emanate non ha battuto ciglio ( Art.4,Art,53,Art.212).
Ammesso e non concesso che il Presidente della Repubblica garante di Tutti gli Italiani non abbia battuto ciglio al riguardo.
A questo punto vorrei sapere se il popolo delle Partite IVA ( cittadini Italiani a tutti gli effetti ) siano considerati tali o solo dei Bancomat da spremere al momento del bisogno.
NESSUNO TUTELA I NOSTRI DIRITTI !!!!
Non mi sono dimenticato delle Associazioni di Categoria, adesso arriva il bello della storia.
Con la finanziaria 2006 sono arrivati immancabili gli aumenti delle tasse, della burocrazia e i parametri degli Studi di Settore.
Aumento dei contributi previdenziali +2% in cambio di niente , il popolo delle Partite IVA non si ammala mai , non si infortuna , deve essere sempre al 100% delle sue possibilità e per lo Stato anche oltre.
La base imponibile aumentata grazie alle indetraibilità volute da Visco-Bersani con il Decreto di Luglio 2006.
F24 trasmessi in via Telematica ( come se tutti facessero uso del Remote Banking normalmente).
Ebbene le Associazioni di Categoria prima indicono alla fine di Novembre 2006 uno sciopero contro gli Studi di Settore e contro la Finanziaria e dopo 20 giorni esattamente il 14-12-2006 firmano il famigerato Protocollo di Intesa con Visco-Bersani.
Perché? Ecco spiegato l’arcano mistero:
Le Associazione firmatarie del protocollo sono prima di tutto delle società di servizi e,con questa ottica sono andate al confronto con il Governo infischiandosene di tutto e di tutti.
Il loro scopo cioè quello di aumentare il proprio giro di affari lo hanno raggiunto facendolo pagare alle Partite IVA.
Hanno tradito i loro “Clienti” e venduto tutti gli altri in cambio di alcuni MILIONI di EURO all’anno.
Facciamo quattro conti :
Considerando 800.000 Partite IVA che si rivolgono alle Associazioni di categoria per l’assistenza fiscale
F24 da inviare minimo 4 per anno e fanno 3.200.000 invii x € 5,00 = € 32.000.000,00
Avete letto bene sono trentaduemilioni di euro che le associazioni di categoria incasseranno per sempre.
E voi pensate che le Associazioni di categoria tutelino i vostri interessi sapendo di avere dal governo di turno un così sostanzioso regalo?
Certo qualcuno potrebbe obbiettare che anche i commercialisti si fanno pagare.
Certamente si ma , non si arrogano il diritto di rappresentare i loro clienti quando c’è da confrontarsi con il governo di turno.
Non c’è forse conflitto di interesse da parte delle Associazioni di categoria?
Angelo carrara
Congratulazioni, caro Porro, finalmente qualcuno che mette la dita sulla ferita. Se lo gridi ancora più forte, può darsi qualcuno finalmente lo sente – è, con tanta speranza (ma poco possibilità), si comincia muovere qualcosa!!!
Auguri, Pietro
Stimato signor Porro, lei ha scoperto ció che é naturale: il grande sempre si approfitta di chi sia piú piccolo.
dubito che un’assemblea ,che plaude chi chiama i giudici eversivi o cloache, possa avere la premura di spingere la bepi e figli a diventare media impresa da piccola. molto meglio delocalizzare in romania, qua in veneto siamo bravissimi a farlo..
Certo è che se solo la metà delle piccole imprese commercianti, artigiani, piccole aziende familiari chiudessero a causa di un mercato che non risponde più per le tasse e le spese che soverchiano gli incassi, come sta succedendo già ora, lo stato si ritroverebbe ancora più disoccupati, altro che ammortizzatori sociali, cassa integrazione.
Cosa pensa di fare per chi non ha il sindacato e che pertanto non percepirà la cassa integrazione?
Dietro quei numeri di partite iva ci sono famiglie, investimenti.
Cosa aspetta lo stato per intervenire direttamente?
Lo stesso Tremonti ci ha permesso di ricordare che la Costituzione si occupa del credito citando l’art. 47 della stessa Cost.
….La Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme; disciplina, coordina e controlla l’esercizio del credito.
Ma la Repubblica, come cita l’art. 1 co. 2 della stessa Costituzione :
…. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione…..
siamo tutti noi, cittadini italiani.
Questi stessi cittadini italiani a cui l’art. 3 della Cost. riconosce:
…. pari dignità sociale …….
e la stessa Repubblica ( cioè tutti noi cittadini ) ha il compito, ( sempre art. 3 della stessa Cost. ):
….. di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Pertanto:
Nonostante che come altre imprese sul territorio, le banche a norma del 1 c. art. 41 della Cost. siano:
… un’iniziativa economica privata è libera,……
se le stesse (banche) hanno atteggiamenti simili o equivalenti a quanto citato dal 2 c. dello stesso articolo 41, e cioè se l’operare delle banche si svolge :
… in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
È compito della stessa Repubblica ( cioè tutti noi cittadini ) determinare per legge :
… i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali.
Considerata la gravità economica del momento, suggerisco al ministro Tremonti di considerare non solo quanto riportato dall’art. 47, ma anche quanto citato dall’art. 43 della nostra tanto dimenticata e vituperata, poiché mai adempiuta, Costituzione e cioè:
Art. 43
A fini di utilità generale la legge può riservare originariamente o trasferire, mediante espropriazione e salvo indennizzo, allo Stato, ad enti pubblici o a comunità di lavoratori o di utenti determinate imprese o categorie di imprese, (.. o banche …..) che si riferiscano a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazioni di monopolio ed abbiano carattere di preminente interesse generale.
Senza arrivare alla nazionalizzazione delle banche, che sarebbe la premessa di un nuovo comunismo, il Governo oltre che monitorare e suggerire, perchè non impone almeno il tasso BEI sui finanziamenti alle microimprese.
Sono o non sono le banche
… servizi pubblici essenziali … ed abbiano carattere di preminente interesse generale???
Una perla di Tremonti a Porta a Porta: “è vero che la pa paga troppo in ritardo, ma occorre tenere presente anche che ci sono i conti dello stato (che beneficiano di tale prassi), e pensare al bene comune prima che a quello delle imprese”.
In altre parole, per il nostro caro ministro socialista questa pratica è sostanzialmente giusta perchè antepone il “bene comune” dello stato a quello delle imprese che lavorano. Veramente una perla, che testimonia la solita mentalità predatoria da socialismo reale, per cui è cosa buona e giusta che lo stato faccia ogni tipo di porcata, a cominciare dal furto, perchè lo stato rappresenta il “bene comune”. Credo che Mao ne sarebbe fiero.
Stabilire se le imprese debbano essere “piccole”, “medie” o “grandi” NON è compito dello stato nè di qualsivoglia pagliaccio politicante. E’ il mercato che stabilisce come devono essere fatte le imprese, non i politicanti (Marcegaglia inclusa). E’ così difficile mettersi in testa il concetto che la pianificazione economica calata dall’alto non funziona? Come fa un politico od un membro di confindustria a dire se la impresa X è meglio piccola o grande? Tra l’altro la piccola impresa italiana ha sempre dato ottima prova di sè, manda avanti la baracca da decenni (mentre gli altri sperperano), garantisce concorrenza ed efficienza (tante imprese piccole competono tra di loro certamente più di 1-2-5 grosse che piangono dallo stato in ogni momento di difficoltà), non pone problemi del tipo “too big to fail” permettendo al mercato di continuare a funzionare anche in periodi di difficoltà senza causare catastrofi sociali, e mille altre cose che non sto qui a ricordare.
Il problema non sta nella dimensione delle aziende. Ogni azienda trova, e tende a trovare, la dimensione ottimale e adeguata al settore in cui opera, a fronte delle condizioni di mercato, della concorrenza, dell’innovazione del suo prodotto e delle sue caratteristiche. Il risultato di queste forze dà la dimensione dell’azienda che può essere più o meno piccola o, al contrario, più o meno grande. Il ritornello che le aziende italiane devono crescere dimensionalmente non è una banalità, è una sciocchezza.
Ed è pericoloso far passare il messaggio che “piccolo” è un handicap da correggere.
Semmai il problema è che le PMI, che sono la ns forza, non sono tutelate, nè difese, ma al contrario sono spremute (“munte” è il termine esatto). Questa, sì, è una banalità, talmente banale che non interessa a nessuno.
Abbiamo la fortuna di avere una cultura imprenditoriale inimitabile, dove la capacità dei ns imprenditori (molti dei quali hanno la quinta elementare) è quella di avere quella intuizione, quella idea o soluzione illuminata, creativa, fantasiosa che il migliore laureato preparato, competente e professionale non avrà mai. In barba a tutti i grafici di Gantt, ai diagrammi di Pert, MRP, JIT e alle migliori analisi di contabilità industriale.
E questo fa la differenza. La differenza fra una buona mediocrità e gestione ed il successo. E la benzina che fa funzionare questo motore non è il profitto, ma è pura e sana ambizione personale che porta ricchezza vera, reale, tangibile. Nulla a che vedere con ciò che di creativo e tossico ha portato alle condizioni economiche attuali.
Per concludere, si prenda atto che l’azienda Mercegaglia è in ritardo nei pagamenti di 11 mesi nella provincia di Asti (fatture alla mano).
Finalmente qualche numero che fa capire il senso del disagio crescente nella nostra Itali-etta.- In realta’ i numeri sono molto peggio se si considera che da oltre un quarto di secolo l’Italia e’ ferma, non cresce in assoluto, viene sorpassata da altri paesi europei vicini e lontani ed e’ caparbiamente arroccata sul “mito” delle piccole-medie aziende….che son le uniche che portano ricchezza al paese.- In realta’ non e’ cosi’ perche` le “piccole-medie” sono diventate “microaziendefamiliari” che giocano in difesa, non hanno visione, ne’ disponibilita’ economiche che consenta loro una qualsiasi crescita e agiscono nel “day-by-day”, segnando il passo, vivacchiando ed addossando a tutti i governi colpe di ogni tipo (politiche industriali mancate, sociali, SINDACALI, fiscali).- Ed hanno ragione….poiche’ se in Italia non si faranno le riforme promesse da tutti i governi negli ultimi 25 anni, gli italiani verranno compressi, appiattiti sempre piu’ e le microaziende……scompariranno anch’esse, portando cosi’ l’Italietta dall’Europa in Africa. Beati chi sta all’estero ragazzi !!
Gorle 27-05-2009
Caro amico ti scrivo (dove CARO sta per costoso e AMICO sta per Politico) così mi distraggo un po’.
Inizia così una canzone di Lucio Dalla.
Mi distraggo da cosa ti chiederai?
Mi distraggo dal degrado politico,sociale,economico in cui hai lasciato l’Italia da quando sei al potere.
Alle generazioni future ed io mi sento fra queste ( ho 51 anni perciò, rispetto alla media di chi tira le fila, sono ancora un neonato) lasci un’ eredità sconcertante, supportata anche dal fatto che racconti un sacco di frottole – basta vedere e sentire quello che dici in televisione ( ormai sei presente ovunque tranne che in parlamento a lavorare).
La Tua priorità è quella di arricchirti e di avere sempre più potere.
Nel frattempo l’Italia va a rotoli perché non sai o più probabilmente non vuoi risolvere i problemi reali del popolo che dovrebbe essere sovrano ( ma questa è una considerazione secondaria ).
SICUREZZA : mentre Tu CARO AMICO scegli di non decidere, una criminalità diffusa ci invade tanto… in Italia non si va in galera , nessun clandestino delinquente viene espulso anzi quei pochi che hanno provato a difendere i loro cari e le loro proprietà sono tutti indagati ( eccesso di legittima difesa ).
Noi cittadini siamo costretti a barricarci in casa, a mettere le inferriate sui davanzali delle case, a blindare porte e serramenti, a non uscire di casa.
Tutto questo è merito Tuo CARO AMICO.
SANITA’: La lottizzazione politica ha messo ai vertici del S.S.N. personaggi più legati ai partiti politici che non alla salvaguardia della salute dei cittadini e i risultati si vedono.
I casi di malasanità sono all’ordine del giorno , ospedali fatiscenti , ospedali fantasma , organizzazione ospedaliera e servizi offerti ai malati e agli anziani sono da terzo mondo ma con costi da prima classe.
Tutto questo è merito Tuo CARO AMICO.
CARO AMICO ti scrivo e siccome sono un piccolo imprenditore ( non sono un economista ) ti offro anche alcune considerazioni in materia di ECONOMIA e FISCO.
La lotta all’evasione fiscale priorità assoluta e ottima bandiera per cui combattere e arraffare voti alle elezioni si sta trasformando in una contrapposizione fra classi sociali.
Addossare la colpa dello sfascio economico del paese ai possessori di partita IVA “evasori per eccellenza” dimenticandosi per esempio dei pensionati che ancora lavorano ovviamente in nero , dei dipendenti che pretendono le straordinarie in nero o di coloro che fanno una seconda giornata anche questa non dichiarata.
Ti sei mai chiesto perché così tanta gente lavora ancora e , lavora in nero ?
Prendiamo ad esempio un pensionato , non lavora di certo per arricchirsi ma , solo per mettere fieno in cascina sapendo che quando non avrà più possibilità di lavorare dovrà mantenersi con una pensione da fame.
Che dire poi dei dipendenti , anche loro devono arrangiarsi per arrivare a fine mese perchè le tasse in busta paga sono troppe e i servizi ricevuti sono insufficienti.
Per quanto riguarda i possessori di P. IVA vale lo stesso discorso: le tasse sono diventate un peso insopportabile ! In tantissimi casi dichiarare tutto il reddito prodotto equivale alla chiusura sicura dell’attività svolta e quelli che non hanno possibilità di scappatoie sono costretti a chiudere con conseguenze anche sull’occupazione.
Basti pensare all’ indetraibilità del 30% del valore dei capannoni, al 20% delle spese telefoniche, agli Studi di Settore che impongono il reddito …. a prescindere!
La lotta all’evasione fiscale non la si fa di certo aumentando le aliquote IRPEF o i contributi previdenziali degli Autonomi , non la si fa di certo raddoppiando gli ammortamenti dei beni mobili ed immobili – così si fanno contente solo le banche che ringraziano , incassano più interessi e , ci ringrazia anche lo Stato che attraverso l’ IRAP ci tassa anche sugli interessi passivi ( debiti ).
CARO AMICO ti do una dritta:
Permetti al privato cittadino di detrarre dal reddito imponibile le spese sostenute durante l’anno , vedrai che tutti si faranno fare la tanto famigerata e odiosa fattura.
Prenderai due piccioni con una fava ci sarà automaticamente una redistribuzione del reddito e uscirà allo scoperto tantissimo lavoro nero.
Caro amico ti ho scritto ma siccome sei troppo lontano dalla realtà
Ti urlo che così non và.
Angelo carrara
Ohhhhhhhhhhh !!! Finalmente dei numeri !
Caro Porro, qui tutti “blaterano” e fanno “tavoli” nonchè congressi con tanto di maxi-schermo (sindacati compresi!) come si dovessero occupare della stesura del “SIDEREUS NUNTIUS” !! Magari non si sono accorti che é stato già scritto circa 400 anni fa !!!
Ma i numeri e (importanti) i conti…..dove sono !!!
Credo proprio che il suo dubbio sia lecito!
a mio avviso dire se sia meglio la grande impresa o la piccola è piuttosto arduo dato che la questione è molto complessa, di certo sia l’una che l’altra hanno vantaggi e svantaggi, quello delle piccole di certo è dato spesse volte, ma non sempre dalla scarsa capacità di adeguarsi all’innovazione, questo per molteplici motivi che non sto ad elencare, altro fattore penalizzante è che le stesse non riescono ad analizzare i costi dei prodotti finiti, non sanno cioè se è conveniente far funzionare di piu un macchinario, non conoscono l’incidenza del costo del personale esecutivo od aministrativo sul prodotto finito, tutta una serie di cose che in questo momento sono estremamente penalizzanti, così anche per la dilazione dei pagamenti delle grosse società che impongono le loro “leggi” certo che l Italia senza la piccola impresa sarebbe in ginocchio, e io mi auspico che questa crisi che provoca tanti danni sappia alla fine fare emergere maggiormente chi è il vero imprenditore, anche a scapito di chi si è improvvisato tale, forse è l’unico anche se amaro vantaggio.