Tasse. Ricevo, pubblico, rispondo
Sig. Porro,
ho letto attentamente, nei giorni scorsi i suoi articoli relativi alle ipotesi governative di procedere ad una razionalizzazione in tempi ravvicinati del quadro fiscale italiano, che alla fine riconducevano ad una riduzione del numero delle aliquote.
Ho tratto l’impressione che Lei credesse fermamente al successo ed alla realizzazione di questa ipotesi.
Io personalmente avevo dei forti dubbi che ciò potesse avvenire tenuto realisticamente conto del contesto internazionale e della precaria situazione economica generale in cui versa il Paese. Peraltro, mi sono detto: se un brillante, attento e preparato cultore della scienza macroeconomica quale Lei è non manifesta dubbi in merito e non solleva critiche (specialmente sugli ipotizzati tempi di esecuzione del progetto), vuol dire che i principi, le regole ed i vincoli che governano il procedere economico, che avevo appreso a scuola e nella vita pratica, non sono più attuali. In altri termini, mi sono chiesto: la scienza economica è mutata così profondamente ed io, ormai avanti negli anni, non me ne sono reso conto? Mi creda, la cosa mi preoccupava molto
Invece,l’uscita odierna del Presidente del Consiglio, che, praticamente, si è, come spesso succede, “rimangiato” tutto quello che solo pochi giorni fa aveva affermato, non fa altro che confermare che i miei dubbi erano fondati.
Lei è sempre convinto che l’ipotesi di riforma fiscale (realizzabile in tempi brevi) delineata, ed oggi ritrattata, fosse veramente e realisticamente percorribile???
Capisco che deve conformarsi alla linea editoriale del quotidiano su cui scrive, ma c’è un limite a tutto. Non si possono sacrificare le “rigide regole economiche” ed il buon senso ad opportunismi e funanbolismi………insomma, Lei è giovane………….. e non sempre si può, cito un proverbio, “legare l’asino dove vuole il…..medesimo”
Cordialità.
s.c.
GENTILE Lettore
Più che conformarmi ad una linea editoriale
cerco di influenzarla per quanto ovviamente
un vicedirettore possa. Quindi i limiti li ponga Lei alle sue
illazioni.
Riguardo al cavaliere e alle sue premesse fiscali
con le dichiarazioni di oggi il cav ha fatto un grande errore
e per questo perderà consensi
Nel merito il Cav potrà dire di avere ragione
e cioè di aver parlato di riforma fiscale e non già di riduzione delle imposte nel 2010:
in punto di principio linguistico può caversela,
ma politicamente ha torto marcio.
Infine ridurre le imposte è tecnicamente fattibile in un fiat
trovarne la copertura è ovviamente più complicato.
ma non sono stato io a sostenere la riduzione delle aliquote
non sono stato io a sostenere la riduzione della pressione fiscale
non sono stato io a dire che l’Irap fa schifo.
Lo ha detto prima il programma di Berlusconi
e poi l’ho letto nel suo libro bianco.
E non voglio credere che su 800 miliardi di euro
di spesa pubblica all’anno non si riescano a trovare risparmi
per ridurre il peso del fisco (a proposito proprio oggi il consiglio dei ministri
ha prorogato i tagli alle poltrone degli enti locali, gettando al fumo più di 200
milioni di risparmi in un triennio)
Come è possibile che per tenere in piedi l’impianto Fiat
di Termini Imerese, la politica faccia uscire dal cappello 500 milioni
e non trovi risorse simili (o meglio sarebbe proprio queste) per ridurre
l’Irap alle microimprese alzando la soglia di esenzione?

Lei ha scritto una cosa non corretta, su Il Giornale del 17 febbraio 2010, pag. 28. La maggioranza di chi ha dichiarato nel 2008 più di 200mila euro all’anno di reddito non appartiene alla categoria degli autonomi, come Lei scrive, bensì a quella dei dipendenti/pensionati (sono il 56,8%). E’ una notizia che può facilmente verificare in Internet. Secondo me, si sbilancia troppo facilmente nel sostenere gli autonomi, la maggioranza – questo sì – di coloro che invece dichiarano meno di 15.000 euro all’anno.
Distinti saluti,
Giuseppe Ebraico
A Favara, dove è appena crollata la palazzina con la morte di due bambine innocenti, scopriamo che erano state spese anni e anni fa, 2.5 miliardi di vecchie lire per costruire case popolari, finite e mai consegnate. I TG ci informano che oggi per ripristinarle dal saccheggio di cuo sono state oggetto, le medesime case popolari necessitano di un altro intervento pubblico da 1,5 milioni di euro. Di questi scempi irresponsabili e assassini, dati gli esiti l’Italia è piena zeppa dal Brennero a Lampedusa. Ecco perchè le tasse si sarebbero potute e dovute ridurre a partire dal 1994. Se siete stanchi quanto me, di 60 anni di tiranni fiscale, travestita da Democrazia, mandiamo tutti a casa e fondiamo la Democrazia Individuale, riprendiamoci la nostra libertà, soprattutto quella economica. Quelle due bambine, oggi non sarebbero morte, se solo quelle case fossero appartenute a qualcuno che le aveva realizzate con i proprio soldi e nn con i soldi della collettività, cioè di tutti e di nessuno. Leggete Charles Adams “for God and Evil” e Hans Hermann Hoppe “Democrazia il dio che ha fallito” e liberiamoci da questa torma di politici irresponsabili, senza cuore e senza coraggio.
AMEN
Sunset boulevard.
Il vero problema è di chi si è fatto ingannare per sedici anni da Berlusconi (io no).
PS: Laffer è mitizzato; in un’intervista, lui stesso concede che non ha la minima prova che il suo concetto abbia prodotto risultati diretti.
Piuttosto, io dico che bisogna puntare il dito tutti i giorni sulla spesa pubblica. Se guardiamo all’uso della spesa pubblica come strumento di consenso, tra Berlusconi e la prima repubblica NON C’E’ ALCUNA DIFFERENZA.
Concordo con la sintesi di Nicola Porro. Il rimangiarsi il taglio fiscale farà perdere consensi a Berlusconi. Il mio lo ha già perso, e proprio per dichiarazioni simili.
Il taglio fiscale come dice Porro, si può fare in un amen. E il taglio alla spesa pubblica improduttiva anche. Perché c’è ne è tantissima.
Il problema è la cosiddetta “volontà politica”. Infatti come nessuno si abbassa lo stipendio di sua spontanea volontà, nessun politico vorrà mai ridurre la spesa pubblica, perché significa ridursi il POTERE e le clientele che con essa si possono comprare.
Quindi, c’è un motivo per cui non si tagliano le tasse. Non è la crisi, né i conti pubblici. E’ che per definizione, la politica non abbassa le tasse. Al massimo, se costretta, non le aumenta.
Il problema italiano è che la tassazione è già tale da strangolare il paese, anche se da ora in avanti le tasse non venissero aumentate ancora. Dello strangolamento italiano al politico medio non importa, avendo un orizzonte temporale di cinque anni ed essendo stato selezionato tramite rigidi processi demagogici che notoriamente selezionano in maniera inversamente proporzionale alle capacità intellettive.
Carissimo dr. Porro,sono d’accordo con Lei tanto quanto sono amareggiato per quella che è ormai diventata una costante: la politica degli annunci da parte di Berlusconi.Come per il piano casa,le new towns,le grandi opere,ecc. si fanno proclami roboanti salvo,poi,tornare indietro il giorno seguente.E non poteva che essere così anche sulla riforma fiscale.Quando Berlusconi ha fatto l’annuncio non sapeva quali erano le condizioni della finanza pubblica?Certo che si,ma ormai anche lui è diventato un politico,uno che promette soltanto dimenticandosi degli impegni assunti.E come si può ridurre la pressione fiscale se non si ha,tra l’altro, la volonta di tagliare la tanta spesa pubblica improduttiva ma,scusi il bisticcio,produttiva di consensi elettorali,la sola cosa che interessa alla classe politica?Caro dr. Porro,è un’altra occasione persa per cambiare il Paese.Volendo fare l’inguaribile ottimista,spero sia solo un rinvio,ma c’è qualcuno che ancora ci crede?Cordialità
Gent. Dott Porro,
ma possibile che dopo l’ennesima (credo sia la decima), sparata su un’imminente riduzione della pressione fiscale, ci sia ancora qualcuno che prende sul serio certe dichiarazioni?
Dichiarazioni che, guarda caso vengono sempre tirate fuori in prossimità di qualche campagna elettorale, anche se va detto che stavolta il dietrofront è stato “fulmineo”, rido ancora ripensando a vespa e al “porta porta” preparato subito per rilanciare il “sicuro” taglio delle tasse e l’introduzione della doppia aliquota, queste le sue testuali parole “questa volta il cavaliere non può rimangiarsi ancora una volta quanto detto, ne va la sua reputazione” (ahahah).
ps(vorrei solo far notare che questo governo ha vinto le elezioni additando al pubblico ludibrio i “vampiri” Visco e Padoa Schioppa, ma al momento dopo quasi 2 anni a me risulta che la pressione fiscale complessiva si addirittura maggiore…se quelli erano vampiri questi mi dice, con parole sue cosa sono?
grazie per l’attenzione e ancora i migliori saluti
solo una parola, vergogna per quanto ha scritto nell’articolo
http://www.ilgiornale.it/interni/haiti_catastrofe_dellanticapitalismo/14-01-2010/articolo-id=413567-page=0-comments=1
è decisamente disgustoso, sciacallare su catastrofi naturali per farne questioni demagogiche è qualcosa che soltanto il giornale è in grado di fare.
All’Aquila, nella capitalistica Italia, con un terremoto di molto inferiore a quello avvenuto ad Haiti, ci sono stati centinaia di morti per i frutti del capitalismo, l’inganno, la speculazione edilizia ed economica, il mancato rispetto dei basilari principi di convivenza civile, principi dei quali lei è povero, in quanto possedendo una posizione di rilievo come quella di un giornalista, che dovrebbe divulgare informazione e realtà, sfrutta in modo indegno per interessi personali.
Si lo so, sono un comunista e sto digerendo bambini…
E’ PIU’ FACILE GESTIRE LE MASSE CON LE PROMESSE E, GLI ITALIANI CHE SONO UNA MASSA DI PECORONI CI CREDONO!
il primo commento che ho fatto è andato, diciamo, perso. Riprovo. Per me, lei dott. Porro ha ragione in quello che scrive. Mi sembra solo che sia ora – al di là di differenziazioni anche notevoli che esistono, e che però ritengo errato ancora dividere in destra e sinistra, autentica distinzione “archeologica” – cominciare a pensare con reale problematicità molte scelte di politica estera e interna, non restando nella “eterna” transizione che si trascina da “mani pulite”, tentativo di colpo di mano sventato ma non certo sconfitto. E’ troppo ardito dire questo?
siamo ormai in moltiche ci sentiamo traditi.Abbiamo votato su un programma chiaro : ridurre le tasse come abolendo le provincie,cedolare secca sugli affitti,togliere l’Irapche tassa persino la voce salari,l’imposta di successione doveva essere abolita…..Ora basta ci stiamo attivando e faremo seguire incontri per categorie Silvo è finito..ne ha combinate troppe di stronzate…Siamo seri…Oldrado dei Lampugnani
Probabilmente stiamo assistendo alla retromarcia della Lega, la quale non mi pare stia pestando particolarmente i piedi per arrivare ad una riduzione fiscale.
Ora che ha raggiunto consenso e si è stabilmente insediata nelle regioni, province e comuni del Nord, può raccogliere i frutti che conseguono dal potere politico. E per gestire e mantenere questo potere ci vogliono risorse. Tagliare le spese sia a livello centrale che periferico sottrae strumenti per gestire il potere con tutti i vantaggi che da esso derivano.
Tremonti si sa che è in sintonia totale con la Lega.
Caro Porro,
anche a me piacerebbe che la pressione fiscale fosse ridotta, ma purtroppo non nutro nessuna speranza in questo senso, e il motivo è presto detto. Per ridurre significativamente la pressione fiscale è necessario ridurre in pari misura la spesa pubblica, perché dalla lotta all’evasione si ottengono solo cifre trascurabili (le stime sull’evasione fiscale complessiva secondo me sono aria fritta, servono solo a distogliere l’attenzione dei cittadini dall’entità e dalla qualità della spesa pubblica). Ma la spesa pubblica, prima o poi, finisce nelle tasche di qualcuno, non necessariamente dipendente pubblico, di conseguenza una sua riduzione significativa ha come effetto immediato la creazione di qualche milione di disoccupati, e questo nessun governo democratico se lo può permettere. Soprattutto in Italia.
Un saluto.
la risposta di Porro al lettore critico mi sembra ineccepibile. Solo che adesso bisognerebbe pensare al complesso della politica (estera e interna) del nostro paese. Siamo in qualche modo ad un tornante; nessuna illusione, ma certo la “transizione” del paese (iniziata con l’operazione “mani pulite”, al 90% politica, e bloccata, fortunatamente. da Berlusconi) sta durando troppo tempo; si rischia di marcire, almeno credo.
Ma avete sentito Tremonti ieri sera a “Porta a Porta”? Ed avete capito chi comanda, chi ha indotto il “Cavaliere Tentenna” alla precipitosa retromarcia? Dopo il sermoncino iniziale per spiegare che la riforma tributaria del 1970 è stata fatta in un’altra era (pensa un po’ la scoperta!), ha cominciato a dire ovvietà. Ponendosi nella scia dell’insuperabile Padoa Schioppa, è andato addirittura a pescare un sondaggio tedesco, dal quale risulterebbe che i teutonici preferiscono la sicurezza alla riduzione delle tasse. L’argomento scelto la dice lunga sugli orientamenti del “genietto”, il quale non ha ritenuto necessario spiegare che la pressione fiscale in Germania è inferiore, e non di poco, a quella che sopportiamo in Italia e che i servizi di cui godono i tedeschi sembrano appartenere ad un altro pianeta rispetto ai nostri. Fino a quando ci sarà Tremonti all’Economia, è bene non farsi illusioni. Se avesse davvero voluto fare un esperimento, avrebbe accettato la cedolare (20%) secca sugli affitti proposta da Baldassarri. Avrebbe toccato con mano che abbassando le aliquote il gettito non deve necessariamente calare ed avrebbe raggiunto un altro obiettivo: maggiore disponibilità sul mercato di alloggi da affittare.
No Porro, non siamo nè criminali nè benefattori. Siamo proprio dei pirla a continuare a lavorare e pagare così.
Francesco fa una domanda precisa al cuoco: pago centomila euro l’anno al fisco, sono forse un criminale? No non è un criminale, è un benefattore. Gicà che ci siamo occorre ricordare è che con i quattrini di Francesco paghiamo i piatti di portata che il ristorante Italia serve ai suoi avventori. Il punto è che il piatto servito fa schifo e il conto per Francesco è davvero alto. Altro che criminale….
Stimato signor Porro, sono d’accordo con lei ma non a breve termine perché come lei solamente insinua non si puo parlare di abbassare le tasse senza parlare di una seria riforma fiscale che avrebbe serie difficoltá politiche. Stiamo parlando di una riduzione significativa della burocrazia dello Stato per portarla in linea con paesi come la Francia e la Germania, di una riduzione alla metá dei deputati e senatori, della famosa eliminazione delle province, della liquidazione di decine di enti pubblici inutilie sopratutto della privatizzazione dei tanti attivi e monopoli statali. Ci vuole un governo con coraggio che faccia quello che fece l’Inghilterra della signora Thatcher, se non si trova siamo condannati alla retrocessione nel terzo mondo.
Gentile Direttore,
ho scoperto non senza meraviglia di essere uno dei “pochissimi ricchi” del Paese! Lavoro duramente da oltre 30 anni, dichiaro (e guadagno) annualmente circa 200.000 €, ne pago oltre 100.000 € fra tasse e contributi.
Penso di avere versato allo Stato in questi anni circa 1.500.000 €, che non vedrò certamente di ritorno in termini di servizi o pensione. Sono proprietario di casa mia, non ho seconde, terze o quarte case. Non ho barche, aerei, cavalli o altri gingilli di lusso, non ho società o depositi all’estero. Vivo con soddisfazione assicurando ai miei figli possibilità di formazione e crescita etiche, morali e culturali adeguate, che reputo essere il maggior “valore” che si possa trasferire!
Oltre a verificare quindi direttamente l’enorme area di “evasione” esistente proprio nelle categorie di persone che ostentano alle oggettiva evidenza di tutti (GdF e Ufficio Entrate compresi) ricchezze e stili di vita incoerenti al loro dichiarato fiscale, mi trovo costantemente “bollato” come un “ricco da perseguitare ulteriormente” ….. e questo da tutta la compagnia di briscola politica e sindacale, compresi i noti ladri e profittatori!!
Mi parrebbe molto più logico che hai pochissimi che hanno l’onestà ed il coraggio di dichiarare più di 100.000 € di reddito all’anno venisse tributato un “ringraziamento” e non una condanna!!
Lei che ne pensa??
Il Sig. Trunfio non sbaglia. Ho “solo” 37 anni ma ho raggiunto la stessa conclusione.
Cordialmente.
Sabrina
Peccato è un grave errore questo dietrofront. Le riforme fiscali si fanno proprio nei momenti di crisi economica e la riduzione delle aliquote come tante volte dimostrato anche su Il Giornale avrebbe dato un maggiore impulso alle attività economiche, come avvenuto con Reagan (Laffer insegna) che riducendo l’aliquota marginale dall’80% al 28% incrementò il gettito fiscale, e avrebbe riportato nel ciclo economico i redditi di quegli evasori che avrebbero valutato troppo rischioso non pagare le tasse su minori aliquote quando invece preferiscono evadere a fronte di aliquote più esose. Il PD non mi faccia ridere: sotto Prodi abbiamo toccato il picco delle tasse con il 44,7% del PIL nazionale, record imbattuto! Anche il rinvio della cancellazione delle troppe cariche pubbliche nelle provincie e regioni mi fa pensare che morirò senza mai vedere uno Stato liberale. Se fosse possibile per i privati detrarre l’IVA pagata vedreste ad es riemergere molto del nero in Italia, ma il Governo (qualunque) preferisce dare gli incentivi alla FIAT favorendo alcuni settori a discapito di altri come ha fatto lo stesso Obama nel settore auto. Martino ha predicato al vento e su questo tema il PdL sta rinviando troppo a lungo le promesse fatte
Facendo un ragionamento di grana grossa: le uscite del governo cominciano ad essere quantomeno irritanti.
Non è possibile che per smentire il pessimismo della sinistra sulla situazione economica, si gridi ai quattro venti che siamo dei fenomeni e che trovandoci in condizioni anche migliori di molti altri paesi europei, abbiamo agganciato la ripresa e il peggio è finito. Salvo poi tirare fuori dal cilindro la crisi per giustificare il fatto che non si possono abbassare le tasse. Siamo quasi alla schizofrenia .
Il vero è che piuttosto che mettere mano alla spesa pubblica si mandano all’aria i più sani e virtuosi progetti di riforma.
Cominciamo con un blocco strutturale della assunzioni del pubblico per giungere a un definitivo ridimensionamento di questa idrovora. Così tanto per fare un esempio.
La stimo molto, e nn è una sviolinata. E la stima è rafforzata, in un paese di gerontocrati (Fede lavoro dal 1954 !!!), dalla sua giovane età. Contribuisca, la prego alla diffusione di idee di libertà economica, lontane da ideologie, partiti e apparati. Ne è capace e ci crede. In Italia esiste tutta una letteratura di nicchia, che anche il giornale pubbliciza ogni tanto (Liberi Libri, ad esempio) e movimenti e persone che credono che solo dalla libertà economica potrà nascere una nuova Italia. Se ci sarà ancora tempo.
Saluti cordiali e coraggio.
Salve Porro,
per conto mio e credo per qualche milionata di partite iva come me, si è chiusa con ieri sera, un era. A 51 anni, non voterò + per Berlusconi e per nessuno. AMEN.
Leggete Hans Hermann Hoppe : DEMOCRAZIA IL DIO CHE HA FALLITO
Anche stavolta sono più che d’accordo con Lei, dott. Porro. Ridurre le tasse si poteva fare e coprirle con dei tagli alla spesa pubblica era la cosa più giusta da fare. Purtroppo però, ho l’impressione che in questa maggioranza il liberalismo sia solo sbandierato ma mai adottato. Aiuti di Stato alla Fiat, il caso Alitalia, ecc. ecc. sono proveddimenti del tutto illiberali. Sarà mica perché il ministro dell’economia è un (ex) socialista? Intanto le tasse restano lì, dove le aveva messe la sinistra. Sbandierare il fatto che non sono aumentate non basta più. Dire che, causa l’aumento del debito pubblico dovuto alla crisi, non si può coprire una riforma fiscale è solo una scusa. Nel programma c’era ben altro.
le tasse in Italia sono un falso problema: le regioni ed in genere gli enti locali spendono soldi che non hanno. Gli sfondamenti non vengono compensati con rinunzie o differimenti di spesa. Le aliquote fiscali e tributarie,gli adempimanti sono da capogiro ed inducono sistematicamente a comportamenti elusivi irreversibili. Parte dell’economia specie nel sud é illecita o sommersa.
Non esiste una politica dello sviluppo a medio-lungotermine ma si raffazzona di volta in volta e si tappano i buchi. Non solo si depredano i fondi destinati ma anche quelli in via di spesa. Quanto al debito esso non viene ridotto neppure al tempo del tesoretto e mi chiedo oggi come si possa comperare titoli di stato senz rendita.
Caro Porro, proviamo a fare un po’ di memoria storica: la nascita delle regioni negli anni ’70 preludeva alla soppressione delle province, invece – nonostante le tante battaglie guidate anche da illustri politici – ci si ritrova ancora – nel 2010 – con queste strutture,con incredibile spreco di soldi pubblici, per motivi essenzialmente politici e non accettabili per gli elettori. Le spese per le province (circa 16 miliardi di euro/anno), corrispondono all’1 per cento del PIL italiano. La spesa per le province ammonta al 3 per cento della spesa totale. Il sopprimere le province consentirebbe d’ottenere un immediato risparmio di denaro dei contribuenti,mantenendo il livello dei servizi attualmente da esse offerti,che potranno essere resi dagli altri enti territoriali probabilmente con maggiore efficacia. Tale risparmio potrebbe essere utilizzato sia per dare inizio alla riforma fiscale introducendo il quoziente familiare e inciominciando a muoversi verso le due aliquote con gradualità. Perchè non si prende il toro per le corna e lo si affront? Cosa aspettiamo ancora? Non si continuerebbe a mantenere politici a migliaia, mentre il personale delle province troverebbe impiego negli altri livelli amministrativi locali,in base a regole che verrebbero dettate dalla legge ordinaria che potrebbe dare attuazione alla legge costituzionale ovviamente necessaria. Per ciò che riguarda l’aspetto politico, non vi sarebbe alcuna difficoltà a trasferirlo alle regioni, nate proprio come il luogo della difesa della sovranità popolare, mentre per quello amministrativo occorrerà un articolato provvedimento legislativo che, riordinando gli organici degli enti territoriali che avranno in carico le nuove deleghe, ridisegni gli ambiti di servizio secondo l’evoluzione dei tempi, tenendo in conto che i comuni che avvertissero l’esigenza di gestire determinati servizi in una dimensione sovracomunale – cosa che del resto già fanno – dovrebbero essere autorizzati a farlo, con il proprio personale e con le proprie strutture, attraverso forme di consorzi tra comuni interessati in grado di abbattere i costi del servizio. Questo schema consentirebbe ai comuni di gestire in maniera economicamente conveniente gli stessi servizi con personale proprio, in esso comprendendo il personale attualmente impiegato presso le province, che verrebbe attribuito ai singoli comuni, senza la creazione di sedi o di organi politici con relativa spesa. Tutti attendono un passo del genere, e sarebbe senz’altro premiato elettoralmente il partito che guidasse il paese verso questa riforma. Perchè non il PdL?
Caro Paolo Domani sul Giornale cercheremo di farlo capire…
Sa cosa, caro dott. Porro, mi piacerebbe che qualcuno facesse capire al Cav (e Lei, ad esempio, può davvero farlo assai meglio e in modo assai più efficace di un quidam de populo come me, sia per il Suo ruolo “pubblico” di giornalista, sia per i “gradi di separazione” dal succitato) che non è carino andare in giro un giorno a dire in pompa magna che si farà senz’altro questo e quello e il giorno dopo che niente, questo e quello (tipo, che so, la riduzione delle tasse…) non si farà più. E amen.
E dico non solo, e non tanto, per rispetto di noi cittadini “normali” (che peraltro un qualche diritto a miglior considerazione del nostro discernimento, anche elettorale, lo avremmo), ma piuttosto per la salute della schiera degli esegeti, chiosatori e coreuti del Capo, costretti ieri a sgolarsi per spiegare, assicurare, convincere che naturalmente sì, e oggi a sfinirsi (nel loro generoso ma inane sforzo di superamento del principio di non contraddizione) che invece certamente no.
Cordiali saluti.
p.z.