Andatevela a vedere quella puntata di Otto e mezzo di Lilli Gruber. È del sei dicembre del 2012. Alla prima domanda riguardo alla cessione delle sue aziende ai tre figli, l’ingegner De Bendetti dice: «Nell’autunno della propria vita, bisogna cercare di cogliere le gioie e una gioia è donare». Applausi a scena aperta. Forse già all’epoca erano meno entusiasti i tre figli che si sono presi un bel pacco. Quanto ci sarebbe piaciuto un Ingegnere alla Jep Gambardella della Grande Bellezza, che dopo aver conquistato la dolente Ferrari scappando dal suo appartamento ammette: «La più sorprendente scoperta che ho fatto subito dopo aver compiuto sessantacinque anni è che non posso più perdere tempo a fare cose che non mi va di fare». Altro che donare, viva l’egoismo meritato della vecchiaia.
Forza ingegnere, ci dica la verità: non le andava più. Solo qualche anno prima e solo grazie alle sue buone relazioni, il gruppo aveva preso finanziamenti a destra e manca. Sul Giornale Marcello Zacchè ci ricordava (venerdì scorso) dei prestiti della Cassa depositi e prestiti. Per difetto. I numeri sono giusti, ma riguardano solo Sorgenia. La cassa depositi e prestiti nel 2007, un’era fa, aveva concesso fidi per 150 milioni. Oggi tirati per 115. Di cui 37, come ha scritto ieri Zacchè sono arrivati a Sorgenia, ma i restanti 80 sono andati a Tirreno Power. Che non è consolidata nel gruppo Cir (ne controlla però una fetta rilevante del 39 per cento) ma certo legata. E poi babbo Natale ci deve spiegare come mai la Cdp nel 2007 si è messa a dare finanziamenti a Tirreno Power, in tandem con Sorgenia. Perché era una società, passateci la semplificazione, riconducibile all’ingegnere De Benedetti, quello che dona? O perché nel mucchio di imprese italiane era stata pescata per il suo rilievo strategico? Babbo Natale facci il piacere, mandaci una letterina di risposta a Natale. Oppure fai come Jep, avendo tu superato i 65 anni, non perdere più tempo a fare cose che non mi va di fare. Tanto la risposta la intuiamo.
Resta un problemino non di poco conto che riguarda però la Cassa. Se il giocattolo regalato dall’Ing ai figli dovesse saltare e le banche ottenessero la trasformazione dei loro crediti in azioni, la Cassa diventerebbe, pro quota, azionista di Sorgenia e magari in un futuro di Tirreno Power (per ora i suoi impianti sono anche sotto sequestro). Con alcuni effetti paradossali: la Cassa si troverebbe in conflitto di interessi detenendo nel medesimo borsellino la distribuzione elettrica con Terna e i regalini elettrici dell’Ing Sorgenia e Tirreno Power. I vecchi amministratori della Cassa non hanno neanche pensato all’incresciosa circostanza per la quale il loro fondo di investimenti (gestito da Maurizio Tamagnini) non può per statuto investire in società in perdita, mentre la sua capogruppo, cioè la Cdp, si potrebbe trovare in pancia azioni di società praticamente fallite. Bel colpo. Abbiamo rifatto l’Iri. Anzi no, la Gepi. O l’Efim, Scegliete voi.

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