Facebook: l’editore del futuro impara dalla “sharing economy”

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I trucchi per tenersi tutta la notte un’auto in “car sharing” sono gli stessi utilizzati per vendere notizie. Questa settimana vorrei cucinare una zuppa digitale e prendere due temi diversi, ma legati da questa nostra nuova economia di cui tutti parlano. Partiamo dalla sharing economy. Come tutte le novità, soprattutto se declinate in inglese, oggi sembra che non si possa vivere senza. Che poi di nuovo c’è poco: è l’economia delle cose messe in comune, condivise. Siccome non prevede la proprietà individuale, piace molto a quelli che sono cresciuti con l’idea che la stessa sia un furto. Meglio condividere un […]

  

L’eni e la telenovela Descalzi

Domenica scorsa è successa una cosa meravigliosa. Repubblica si è data allo humour e per di più in prima pagina: «Descalzi: mai preso tangenti. All’Eni decideva tutto Scaroni». La barzelletta ovviamente non è questa. Ci mancherebbe altro che il nuovo boss dell’Eni ammettesse di aver preso tangenti. E fino a prova contraria fino a ieri comandava il suo predecessore e cioè Scaroni. Come oggi comanda il suo successore e cioè Descalzi. Che poi in un’azienda con cda, comitati, governance complessa, revisori, Borsa, azionisti forti e ammennicoli vari, decida un uomo solo è sintesi un po’ forzata. Che peraltro non appartiene […]

  

Oggi l’Eni di Mattei non sarebbe nata

L’ultimo caso é certamente quello piú clamoroso. Perché riguarda l’eni, una delle poche multinazionali italiane. Per di più coinvolge il suo attuale numero uno e il predecessore. Insomma il top delle aziende italiane, con il top dei suoi vertici. La vicenda é nota. La procura di milano indaga su presunte tangenti che sarebbero state pagate al governo nigeriano per l’esplorazione di un nuovo pozzo. Un caso simile ha riguardato nei mesi scorsi un altro big della manifattura, parapubblica: Finmeccanica. In quel caso fu addirittura arrestato il vertice operativo dell’azienda e aperta una pericolosa, per finmecca, procedura che avrebbe potuto portare […]

  

Quel Tesoro di giustizialisti e perdenti

Il governo italiano, attraverso i suoi rappresentanti del Tesoro, sta facendo il primino della classe nelle società a partecipazione pubblica. Il presidente del Consiglio se ne vanta e, pur ammettendo che si tratta di un codicillo pensato dal predecessore e da Saccomanni, tira dritto. Nonostante le brutte figure. Stiamo parlando dei requisiti di onorabilità dei consiglieri di amministrazione. Secondo i fenomeni del Tesoro, chiunque subisca un rinvio a giudizio (si badi bene non una condanna di primo grado) deve dimettersi dalla poltroncina più o meno dorata. Pensate cosa accadrebbe se una norma identica si applicasse all’universo dei nostri dirigenti pubblici. […]

  

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