Il raglio politically correct della settimana arriva da un asilo di Roma: il “Chicco di grano”, quartiere Ardeatino. Il corpo insegnante infatti ha ben pensato di dover evitare ai piccoli avventori della struttura il trauma di vivere esperienze sessiste e omofobe come solo le celebrazioni della “Festa della mamma” e della “Festa del papà” possono essere. Per risparmiare ai bimbi questa immane e insuperabile tragedia si sono inventati la “Festa della famiglia”, più “inclusiva” e meno “difotoscriminatoria”.

Nella sezione ‘grandi’ del nido – si legge nella comunicazione inviata dal funzionario educativo del Chicco di Grano – come non è stata celebrata la festa del papà, non si farà nemmeno quella della mamma. (…) stiamo organizzando una giornata di attività e di laboratori aperti alle famiglie per favorire una maggiore conoscenza delle stesse“. Una scelta che, secondo lo stesso funzionario, serve a rispettare “le trasformazioni sociali e culturali in atto nella nostra società, secondo i principi di uguaglianza e pari opportunità“.

A nulla sono valse le proteste dell’associazione “Articolo 26″, che si è fermamente opposta a questa scelta. Inutili il comprensibile sbigottimento e le perplessità di noi che riteniamo di essere persone più o meno normali, dotate di un intelletto più o meno normale che non ci consente di capire in cosa le due feste prese di mira possano essere contrarie ai principi di “uguaglianza e pari opportunità“. Perchè, forse, in questo Mondo Nuovo (le maiuscole sono volute), normali non lo siamo proprio. Infatti la scelta, a quanto apprendiamo, avrebbe ricevuto il plauso del Municipio VIII del Comune di Roma. Cioè di un’istituzione. Insomma, è inutile ostinarsi. È ora di deporre le armi. Siamo noi gli sciocchi. Noi che non capiamo le meraviglie del progresso. Noi che non vediamo le nuove frontiere verso la costruzione di una società petalosa e (soprattutto) ubbidiente, fatta di cittadini petalosi e (soprattutto) ubbidienti.

E dopo l’istituto statale milanese che lo scorso dicembre ha deciso di sostituire quella festa obsoleta e xenofoba che è il Natale con la più inclusiva “Festa delle Buone Feste”, perché la nuova società e i nuovi cittadini oltre che petalosi e ubbidienti devono essere accoglienti, è evidente che queste nuove frontiere passino dalla rieducazione coatta dei nostri figli. Infatti tutti sanno che i bimbi assorbono come spugne. Lo dicono gli psicologi, lo dicono i pedagogisti. È a quell’eta che bisogna iniziare a intervenire, onde evitare che le tremende famiglie italiane, notoriamente nazifasciorazziste, patriarcali, maschiliste e omofobe, facciano scempio con la loro educazione di quelle piccole e giovani menti a suon di pranzi domenicali coi nonni e allegre gite fuori porta.

E non dovremo stupirci o lamentarci quando, in un futuro forse non troppo lontano, i nostri figli torneranno a casa da scuola con un brutto voto per aver scritto in un tema di essere stati “in vacanza all’estero con mamma e papà“. Orrore! Genitore uno e genitore due semmai! E poi l’estero non esiste, è un termine razzista!

Come dite? Vi sembra un tantino illiberale? Può essere, ma sarà per il loro bene. E poi si sa come va a finire con questa storia della libertà di scelta e di pensiero. Soprattutto con noi italiani. A forza di essere liberi capita che sbagliamo. Come quando non votiamo i partiti di sinistra alle elezioni. No, per carità, meglio prevenire che curare. Distopia? In realtà ci sarebbe da ridere. Se non ci fosse da piangere.

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