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È forse arrivato il momento che qualcuno lo dica, ai signori della sinistra. Ragione di Stato e buoni sentimenti non vanno a braccetto. E non devono neppure andarci. Da chi governa ci si attendono altre qualità. Il saper leggere le sfide del presente e del futuro, ad esempio, e il saper prendere decisioni conseguenti. Impopolari talvolta, ma necessarie.

Tutta questa tiritera sulla bellezza dell’accoglienza, sul “restare umani“, sono cose che non riguardano la politica. Ne la gestione dello Stato. E comunque non riguardano gli italiani, che hanno ben altro cui pensare: secondo un rapporto Coldiretti nel 2017 sono stati 2,7 milioni i cittadini del bel Paese che si sono dovuti rivolgere alle mense dei poveri. Tra le categorie più deboli ci sono 455mila bambini sotto i 15 anni, quasi 200mila anziani sopra i 65 anni e quasi 100mila senzatetto.

Eppure, prendendo a riferimento il periodo della passata legislatura, nonostante questo stato di cose, l’Italia ha consentito che sbarcasse sulle proprie coste, tra il 2013 e il 2018, un totale di circa 670mila migranti. In prospettiva una bomba sociale di povertà e miseria pronta a esplodere, visto che il sistema del ricollocamento non ha mai funzionato e visto che lo status di rifugiato è riconosciuto solo a una esigua minoranza (intorno al 5%, secondo alcuni dati). Una catastrofe. Una cattiveria nei confronti degli italiani poveri. Altro che generosità. Piuttosto autolesionismo.

Anche da un punto di vista finanziario si tratta di una evidente follia. Nel solo 2016 lo Stato italiano ha infatti speso 1,7 miliardi di Euro per l’accoglienza, per intenderci quasi il doppio della spesa per la sanità della Regione Basilicata. L’Unione europea, invece, ha contribuito con appena 8,1 milioni e dal Fondo asilo, migrazione ed integrazione (Fami) per 38,7 milioni. Una gestione bocciata da una recente relazione dalla Corte dei Conti.

È di fronte a questi dati inoppugnabili che il legislatore deve decidere. Ed è di fronte al menefreghismo dell’Europa che l’Italia non può più chinare il capo, sottomettendosi come uno Stato vassallo a chiunque alzi la voce.
Il buon cuore e la generosità, evocati in questi giorni dal PD, dalle sinistre e dalla solita marea di intellettuali e personalità che vivono il migrante come un’esotica curiosità da osservare dalle comodità del proprio salottino chic non c’entrano nulla. Sono stupidaggini fuori posto.

La politica deve decidere in base a ciò che è bene per il proprio popolo. Le categorie da cretinismo sentimentale, come “egoista” o “generoso”, non fanno parte di ciò che deve influenzare la decisione di uomini di Stato coscienziosi e moralmente retti. Queste si devono basare invece su altre categorie qualitative. Quelle dell'”utile” o del “necessario”, soprattutto.

Non è egoismo. È buon senso, è ragione di Stato. Il resto, semplicemente, non conta niente.

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