IMG_4512Quella del taglio dei vitalizi è una questione che sembra stare molto a cuore agli italiani. In queste ore “vitalizi” è infatti tra le parole più ricercate in Google. È questo uno degli effetti più nefasti di quella patologia sociale tipicamente italiana nota come antipolitica, che evidentemente ora torna utile a un Movimento 5 Stelle in affanno rispetto all’alleato di Governo, che sta inanellando, sul fronte della comunicazione, un successo dietro l’altro.

Sì, perché, attenendosi rigorosamente ai numeri, il risparmio per i conti pubblici derivante dalla delibera voluta dal Presidente della Camera, l’inquietante tovarish Roberto Fico, capo ormai assoluto della corrente più pauperista dei pentastellati, sarebbe irrisorio, considerate le proporzioni del bilancio statale: circa 40 milioni di Euro l’anno. Con l’aggravante morale del fatto che si vogliano andare a intaccare dei diritti acquisiti, creando (è questo che molti purtroppo non capiscono) un pericolosissimo precedente. Perché se oggi tocca ai pensionati dell’odiata “casta”, domani potrebbe toccare alle pensioni dei dirigenti. E dopo i dirigenti potrebbe toccare ai quadri. E dopo ancora agli impiegati, in una spirale, potenzialmente, senza mai fine. E nessuno potrebbe più dire nulla. Perché, appunto, si sarà creato un precedente.

Se ne facciano una ragione, quelli sono privilegi rubati“, è stata la risposta del capo politico grillino, al secolo Luigi Di Maio, a chi ha avanzato questa obiezione. Privilegi rubati, dice. Ma rubare significa andare contro la legge, mentre questi privilegi esistevano per legge. Una definizione che spiega, se non tutto, moltissimo dell’universo a 5 Stelle. Un universo di cui l’invidia sociale è il vero motore immobile. Un mondo immaginario in cui chi ha ottenuto una posizione deve essere per forza un “ladro” e deve averla certamente “rubata”. A chi? Ovvio, alla “gente”, al “popolo del web“. A quelli che non contano nulla e che ora possono, attraverso i parlamentari, pardon i “cittadini” a 5 Stelle, non potendo comunque aspirare a contare qualcosa, almeno vendicarsi, infierendo sui pensionati del parlamento e sulle loro vedove.

Emerge chiaramente quale sia la volontà dei grillini. Non rendere meno poveri i poveri, ma rendere poveri anche i “ricchi”, farli soffrire. E poco conta che questo serva o meno a risparmiare dei fondi utili allo Stato o che la cifra sia irrisoria. Non conta, perché il criterio che porta a questa decisione non è razionale. A contare infatti sono la vendetta sociale, l’esaltazione catartica del “mal comune, mezzo gaudio”. È un qualcosa di mostruoso e giacobino.

Qualcuno ha parlato di nuovo comunismo. Ma, in realtà, si tratta di luogocomunismo. Privo, peraltro, della nobiltà d’intenti del socialismo marxista, che, quantomeno nelle intenzioni, aspirava a combattere l’ingiustizia, l’iniquità dei veri potentati economici, di quelli che detenevano il controllo dei rapporti di produzione, non a infierire su 1338 ex dipendenti dello Stato senza alcun potere, pur se ben pagati. Il socialismo, distopico quanto si vuole nelle sue manifestazioni storiche, mirava a realizzare il sogno emancipatore di poter dare a tutti un lavoro, un ruolo nella società, cosa che si concretizzò sul piano pratico con l’industrializzazione pianificata. Non a rendere tutti più poveri, pezzenti sfaccendati con un reddito di cittadinanza, un’elemosina pidocchiosa. Così, se il comunismo era partito come un sogno per poi terminare in tragedia, il grillismo parte già come un incubo. E finirà, probabilmente, con una tremenda farsa.

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