36331407_265842793993425_5251282583823581184_nLa partecipazione della Croazia alla finale dei mondiali di Russia 2018 e la commovente storia del capitano della nazionale Luka Modric hanno riportato all’attualità le vicende delle sanguinose guerre civili che scoppiarono con la dissoluzione della Repubblica Federale Jugoslava tra il 1991 e il 1995. Proprio questo argomento è tornato anche recentemente in libreria con un saggio, “Le verità balcaniche”, scritto da Andrea Foffano, specialista in sicurezza e intelligence ed edito dalla casa editrice Kimerik, che si focalizza soprattutto sul conflitto in Bosnia ed Erzegovina. L’autore, che nei suoi due precedenti libri “L’ ISIS” e “Siria. La guerra segreta dell’intelligence”, aveva già avuto il pregio di affrontare senza peli sulla lingua e con rigore documentale argomenti attinenti alle principali crisi internazionali, questa volta fa un tuffo negli anni novanta e propone una lettura interessante e non ordinaria del conflitto, che nascose alcuni fra i più crudeli massacri mai avvenuti sin dalla fine della seconda guerra mondiale.

Anche in questo caso in prima linea tra i peggiori assassini non vi furono gli eserciti regolari o i soldati di professione, ma persone comuni: il medico, l’imprenditore o il maestro di musica. Persone che, dopo aver indossato la divisa, spinte da un odio cieco e bestiale, decisero di vendicare tutti quei torti che percepivano di aver subito nel corso degli anni. L’apogeo di questa situazione fu Srebrenica, un nome che mette ancora paura. Un massacro, di cui proprio in questi giorni corre il ventitreesimo anniversario, compiuto all’ombra dei caschi blu olandesi, impotenti e incapaci di proteggere la popolazione civile, ormai completamente in balia di milizie e gruppi criminali sorti in entrambe le parti delle barricate. Ma anche Sarajevo, culla della multiculturalità e della pace fra le genti, martoriata nell’intimo della vita dei suoi abitanti mentre questi, in fila per un pezzo di pane, furono massacrati da colpi d’artiglieria quel maledetto 5 febbraio del 1994. Data l’altezza dei palazzi, il punto di caduta e le posizioni delle truppe serbe dislocate sui monti attorno alla città, la probabilità che i colpi fossero stati sparati da queste ultime parve subito molto bassa.

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Ma non importa, non servì rifletterci molto o mettersi a indagare: fu una strage che contribuì a mettere in moto la macchina internazionale. Eppure, ci sono cose che ancora oggi il grande pubblico non sa o ignora. A cosa servì veramente il tunnel scavato sotto la città? Come mai nei filmati dell’epoca non s’intravidero maschi adulti in età militare, tra coloro che chiesero aiuto alla base ONU di Potocari? L’asse di rifornimento Fiume-Spalato-Monstar-Sarajevo era veramente attivo? E’ vero che, dopo quasi cinquant’anni, alle porte dell’Europa erano ritornati a funzionare i campi di concentramento?

1528134090-medjugorjeMa le domande non riguardano solo i brutali fatti di Sarajevo e Srebrenica. Bisognerebbe infatti chiedersi perchè, ad esempio, Medjugorje, località nota per le apparizioni mariane, fu risparmiata dai bombardamenti nel corso di un conflitto così sanguinoso. Interrogativi, quelli appena elencati, che oggi, a quasi venticinque anni di distanza da quei tristi eventi, possono essere finalmente analizzati, discussi e indagati, in un’asettica e oggettiva opera di ricerca, quella che Foffano ha cercato di compiere per cercare di fare luce su quelle “verità balcaniche” che, ancora oggi, sembrano purtroppo un miraggio.

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