Chi non rispetta l’aspetto più profondo e intimo di una cultura, come può essere quello religioso, non può rispettare nulla, neppure il dolore di un intero popolo. Pertanto c’era ben poco da aspettarsi dal giornalaccio “satirico” francese Charlie Hebdo, che, dopo aver irriso i morti del terremoto del centro Italia e le vittime della slavina di Rigopiano ora ha preso per i fondelli i 43 morti del Ponte Morandi, collegando la tragedia, non si sa bene per quale motivo, con la dura politica del Governo nei confronti dell’immigrazione. Che dire? Una schifezza. Una mancanza di rispetto totale.

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Mancanza di rispetto come quella mostrata più volte sia nei confronti della religione cristiana (illuminanti le immagini blasfeme su Gesù Cristo), sia nei confronti dei musulmani. Con le tragiche conseguenze che tutti purtroppo ben conosciamo. All’epoca del drammatico attentato alla sede del giornale, il 7 gennaio del 2015, in pochi, all’interno del mondo politico conservatore di tutta Europa, si rifiutarono di esprimere la loro solidarietà. Pochi e avveduti. I più, leghisti italiani inclusi, si schierarono senza se e senza ma, digitando quasi in via automatica e a più non posso il celeberrimo hashtag #jesuisCharlie in nome della solita lotta all’Islam, più che, come sarebbe invece corretto, all’islamismo. Eppure questa rivista, che ha le sue radici nel ’68 francese, non potrebbe essere più lontana dal mondo conservatore, quel mondo che disprezza profondamente, essendo espressione del peggiore giacobinismo borghese d’oltralpe. Quello, per intenderci, della gauche-caviar deteriorequella che si permette, dal comodo divano di qualche salotto parigino, con sicumera mentalmente aperta, di insultare le religioni e le culture liquidandole come superstizione.
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Un esempio delle eroiche “battaglie” di questo giornale: si apprende leggendo nella voce dedicata su Wikipedia che “il 26 aprile 1996 (…) depositarono al Ministero dell’Interno 173.704 firme, ottenute in 8 mesi, con lo scopo di bandire il Front National, essendo quest’ultimo, a loro dire, irrispettoso degli articoli 1, 2, 4, 6 e 7 della Dichiarazione dei diritti dell’uomo e del cittadino“.Charlie_Hebdo_300Sono esattamente gli stessi comportamenti dei vari Saviano, Lerner e Boldrini, che la destra nostrana tanto detesta. Eppure, forse a dimostrazione della perenne ed eterna incapacità della destra politica (o centrodestra che dir si voglia) di rifiutare in toto la supposta supremazia morale della cultura di sinistra, in nome di non si sa bene quale complesso di colpa o di inferiorità, nessuno si sognerebbe, anche oggi, di dire la verità su questo periodico, ancora ammantato dalla fama di “martire della libertà” per i noti fatti parigini.
Ebbene, se non lo fanno loro, se non ne hanno il coraggio, bisogna che qualcun altro lo faccia, che risponda a questi vermi che insultano noi e i nostri morti. E allora lo si dica. Charlie Hebdo fa schifo. Charlie Hebdo è carta straccia. Anzi, carta da gabinetto.
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