Era la solita massa di appecoronati acefali quella che ieri si è riunita, tra bandiere rosse e arcobaleno, in piazza San Babila per contestare il primo ministro ungherese, Viktor Orban, venuto a Milano per incontrare il ministro dell’Interno Matteo Salvini.

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Non mancava nessuno. Da Fiano in giù. Ma cosa avrà mai fatto questo Orban? La sua colpa è forse quella di essere stato eletto da un popolo, quello magiaro, che dà la priorità al lavoro, all’interesse nazionale, piuttosto che all’accoglienza di bellimbusti africani in qualche albergo a spese dei contribuenti? Ebbene sì. Priorità cui lui, evidentemente, ha saputo negli anni rispondere dato che, ogni volta, viene puntualmente rieletto. Con consenso bulgaro.

E chissà cosa avrà pensato, il poveretto, nel vedere con i suoi occhi una situazione tanto diversa da quella della sua Ungheria. Un Paese dove il primo partito di opposizione al Fidezs del premier (membro comunque del Ppe, non certo un’organizzazione estremista) è comunque un partito nazionalista, Jobbik. Insomma, per l’elettorato e l’establishment ungherese la patria è qualcosa di importante.

A differenza di quanto avviene in Italia. Dove l’establishment è invece per definizione anti-italiano e si schiera, sempre e comunque, con i poteri forti e contro il popolo. Siano essi le ONG, le coop, i Benetton, la finanza speculativa, non importa. Ogni occasione è buona per schierarsi contro quello che una volta la sinistra comunista considerava il proprio bacino elettorale. Il popolo appunto.

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Fino a superare il ridicolo. Perché, chi ieri guidava la protesta contro un premier eletto democraticamente, si dimentica di non aver aperto bocca quando i governanti della sua parte politica, Renzi e Gentiloni, si erano invece recati con tutti gli onori a omaggiare i monarchi assoluti di un regno, quello dell’Arabia Saudita, che è tra i principali fornitori di petrolio mondiali ma che gli oppositori li imprigiona e dove frustate, crocifissioni, lapidazioni e decapitazioni sono all’ordine del giorno. Le decapitazioni, in media 75 all’anno, avvengono in modo orribile. Un boia, come dimostra un istruttivo video del 2015 che riprende l’esecuzione di una donna accusata di aver ucciso i propri figli, piega la vittima su se stessa e gli trancia la testa di netto dal collo con una sciabola. Quando vi riesce ovviamente. Perché possono servire anche due o tre colpi alle volte.

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Certo, in questo caso niente magliette rosse sia chiaro. Perché si sa, i sauditi sono alleati dell’Occidente e hanno sostenuto la lotta dei gruppi ribelli islamisti “moderati” al regime laico di Assad in Siria. Con la benedizione del falco neocon John McCain, personaggio la cui dipartita è stata pianta recentemente dal buon conte Gentiloni… E si sa anche che la loro versione dell’Islam, quella wahhabita, è la stessa di gruppi terroristi come Isis o Al Qaeda. Ma non importa. Il problema sono Salvini e Orban.

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