IMG_0307Ci si è messo persino il Papa a preoccuparsi per la sorte dei jihadisti asserragliati a Idlib, pronti all’ultima battaglia con l’esercito regolare siriano e nel mirino dei cacciabombardieri russi. Già, persino lui si è unito all’insopportabile coro del “rischio di catastrofe umanitaria“, che da giorni propinano tutti quelli che in questi anni non hanno fatto altro che magnificare la lotta per la “democrazia” dei “ribelli moderati”, legati ad Al Qaeda: politici, giornalisti, intellettuali. Tutti ricordano le foto di molti personaggi come questi con la mano davanti alla bocca per il presunto attacco chimico delle truppe di Assad a Douma, poi sostanzialmente rivelatosi un falso.

Eppure nessuno di costoro si era posto il minimo problema, quando, quattro anni fa, a essere sotto assedio erano i villaggi siriani da parte di queste truppe “ribelli” contro il regime laico di Bashar Al Assad, peraltro in gran parte neppure siriane ma provenienti da Paesi esteri (Cecenia, Asia Centrale, penisola arabica). Truppe resesi protagoniste di atti di vera barbarie. All’epoca dominava il silenzio.

E il silenzio prosegue assordante anche oggi, coperto dagli appelli umanitari per i jihadisti in Siria, nei confronti di quella devastante crisi che si sta invece verificando più a sud, in Yemen. Dove però i bombardatori non sono i “cattivi” russi ma i “buoni” sauditi, che, come si è avuto modo di scrivere già su questo blog, reggono forse lo Stato più violento, barbaro e oscurantista al mondo, ma che “buoni” lo sono perché sempre allineati alle politiche occidentali in Medio Oriente, “buoni” perché sempre pronti a rispondere a qualsiasi richiesta di innalzamento o riduzione della produzione di petrolio, quando evidentemente questo serve a colpire qualche nemico del mondo occidentale che ha la sfortuna di basare la propria economia sul greggio. E infine, per i soliti liberals incapaci di attingere a fonti di informazione anche solo minimamente alternative ai dogmatici organi di stampa istituzionalisti, “buoni” perché, anno domini 2017, “finalmente” consentono alle donne di guidare. Sai che sforzo. Peccato che poi ne decapitino molte altre, di donne, per reati temibili come l’adulterio. Ma che problemi volete che siano… Suvvia.

Ebbene, si diceva che in Yemen c’è una crisi, anzi, una catastrofe (vera) umanitaria. Esplosa nel marzo del 2015, quando l’Arabia Saudita decise, insieme a una “coalizione internazionale” (notare come, quando ci sono di mezzo l’Occidente e i suoi democraticissimi alleati, si utilizzi sempre questo termine, quasi a voler suffragare la differente autorevolezza delle bombe) di inviare i propri cacciabombardieri in Yemen per attaccare i ribelli sciiti zayditi houthi (alleati dell’Iran), in lotta contro il Governo del presidente Hadi, che avevano di fatto deposto prendendo il controllo della capitale, Sana’a.

I risultati di tre anni di guerra e bombardamenti, tacendo poi sul fatto che la coalizione alleata dell’Occidente stia chiudendo non uno ma due occhi anche sulla conquista di buona fetta del territorio da parte di Al Qaeda, sono, secondo dati ONU e del Ministero della Salute yemenita, la distruzione del 60% di tutte le strutture sanitarie, oltre 20 milioni di persone in necessità di aiuti umanitari, 50mila feriti, 10mila morti, 2 milioni di profughi.

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L’ultimo, drammatico, episodio nei primi giorni di agosto, quando una bomba saudita (di fabbricazione americana) ha colpito uno scuolabus uccidendo 40 bambini. Qualcuno ha forse sentito strali di indignazione? No. Silenzio. Eppure la Spagna, a causa di quell’evento ha cancellato una fornitura di 400 bombe destinate proprio ai sauditi. Se, dando retta ai principali media, le operazioni per liberare Idlib dai jihadisti dovranno essere necessariamente chirurgiche, pena la già menzionata “catastrofe umanitaria”, in Yemen la coalizione filo-occidentale può praticamente fare qualsiasi cosa. Nessuno se ne accorgerà mai e anzi il conflitto yemenita sta passando, in Occidente, sotto un incredibile e ingiustificato silenzio.

Evidentemente un bimbo yemenita ucciso mentre andava a scuola non vale tanta pietà quanto un guerrigliero barbuto giunto in Siria da un altro Paese per unirsi alla jihad… E così, tra un “ribelle moderato” e una “coalizione internazionale”, il mainstream occidentale, sia politico che mediatico, continua a chiedersi il perché della sua perdita di influenza a favore del populismo che, pur tra mille errori e contraddizioni, ha avuto invece il pregio, grazie anche alla democratizzazione dell’informazione dovuta al web, di smascherare un impianto narrativo, quello del mainstream appunto, che continua a stare alla pluralità delle voci come la Santa Inquisizione stava alla libertà d’espressione…

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