IMG_0573Dunque l’OCSE si è espressa: la riforma Fornero in Italia non si tocca. Lo ha sentenziato una certa Laurence Boone, che italiana (come al solito) non è, di professione economista. Sì, proprio come quegli economisti noblesse oblige che raccontavano che l’austerità avrebbe salvato il mondo. O la Grecia. “Se si tratta di ridurre l’età pensionabile sappiamo che questo non crea occupazione, non sono i giovani che rimpiazzano gli anziani”. Ovvio, che cosa banale e poco chic da pensare: gli anziani rimpiazzati dai giovani. Suvvia! Corbellerie! Forse li rimpiazzeranno cani e gatti. O i puffi. O gli Ewok, i teneri orsacchiotti di Star Wars, chissà.

Al di là delle battute ovviamente non poteva mancare chi, nel nostro Paese, alle dichiarazioni di questa ennesima organizzazione sovranazionale pronta a tirare fuori la bacchetta da maestrina, si è subito accodato, realizzando addirittura una campagna social per sostenere la riforma dell’Elsa da Torino, della mater lacrimarum di montiana memoria. Si tratta di +Europa, il partito della Bonino. Che ha (coraggiosamente, va detto) scritto che la legge va difesa per “il futuro dei nostri giovani”.

Da quando costringere la gente a lavorare più a lungo sia diventato un vantaggio per chi nel mondo del lavoro deve accedere è un mistero della fede (austerista). Solo per fare un esempio, si è calcolato che con la famosa “quota 100″ che sarebbe prevista dall’attuale Governo, con soglia minima a 62 anni e con la pensione anticipata al raggiungimento dei 41,5 anni di contributi si libererebbero 660mila posti di lavoro in un anno. Insomma, tra tutti i provvedimenti che questo Governo sembra avere in cantiere, quello sulle pensioni è certamente uno dei meno criticabili.

Ma, c’è da scommetterci, buona parte di chi l’apologia della Fornero la sta condividendo sui social network in queste ore, se interrogato nel merito, non saprebbe rispondere compiutamente se non con qualche frase fatta del tipo: “ci vuole responsabilità“, “non possiamo scaricare sulle nuove generazioni gli sprechi di quelle che le hanno precedute” e via proseguendo di luoghi comuni e banalità acritiche apprese all’ora dell’aperitivo alla club house del circolo del golf. Tanto più che, a quanto pare, la prossima manovra non sforerà i parametri europei e quindi i famosi conti resteranno in ordine. Ma è ormai palese che l’importante, per loro, per gli esponenti di queste pseudo-sinistre elitarie, istituzionaliste, immancabilmente schierate con il “potere forte” di turno, che hanno imparato perfettamente ad ascoltare i cosiddetti “mercati” ma non sono più in grado di parlare con un operaio, un bidello, un impiegato, non sia la sostanza, ma la forma: l’essere sempre e comunque austeri, genuflessi, ligi al dovere nei confronti di autorità (auto)costituite, preferibilmente estere. Insomma essere servi. E poveri.

Anzi no, l’importante è che poveri siano gli altri, quei cafoni ignoranti e retrogradi che la sinistra non la votano (come ha certificato anche una recente indagine della Luiss). Quei primitivi popolanacci zozzi e incorreggibili da rieducare che non sognano di fare la fashion blogger o il food influencer a New York o Singapore coi soldi del papi, ma che si aspettano semplicemente uno Stato equo e giusto, che garantisca un minimo ricambio generazionale, mettendo nel contempo a riposo chi si è spezzato la schiena per una vita.

Che orrore. Anzi, che ovvove.

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