zombieC’era una volta la civiltà che celebrava il venerdì santo, quello che precedeva la Pasqua. Chi oggi ha più di trent’anni potrà ricordarselo, oltre che per le ramanzine di nonni e genitori, che invitavano a non mangiare carne, come prescritto dalla tradizione (e che si divertivano di conseguenza a preparare manicaretti alternativi), anche come un’occasione in cui, soprattutto nell’Italia strapaesana e di provincia, la preghiera si tramutava in un momento di condivisione di un’esperienza mistico-comunitaria, culminante in quel grande e spettacolare evento che era la via Crucis.

Col tempo il venerdì santo, lo si è celebrato senza dubbio con molto meno fervore. La via Crucis è pian piano divenuta un fenomeno folkloristico e l’astensione dalla carne un pallido ricordo.

In compenso si celebra con ben altro vigore, una sorta di dissacrante contro-festa. Quasi una penosa parodia da Kali Yuga, da epoca oscura. Si parla ovviamente del “black friday“. Il “venerdì nero”, che per l’appunto, cade nella giornata odierna e di cui sui media si parla ormai da giorni e giorni. Un venerdì in cui, invece che alla preghiera e all’astensione, ci si dedica all’unico rituale consentito dalla odierna religione del “Dio mercato”, che come un moderno Crono divora i propri figli, o meglio le loro menti e i loro corpi: l’acquisto.

Un acquisto smodato, compulsivo e idiota (basta guardare i video delle cariche selvagge di consumers ai megastore di elettrodomestici che spesso arrivano dagli Stati Uniti, con le immagini di gente pronta a schiacciarsi per comprare un computer o un televisore scontato…), effettuato da esseri umani che, come veri e propri morti viventi, si aggirano senza meta e con il solo scopo di spendere soldi, all’interno di quelli che sono i templi della moderna religione mercatista: i centri commerciali.

Il black friday, l’ultima delle mode consumistiche d’oltreoceano ad essere sbarcata nel vecchio continente, è il simbolo di una società europea che, travolta dalla colonizzazione delle menti del globalismo americano, ha perduto la propria identità, ha dimenticato le proprie radici e annientato la propria anima, così come senz’anima sembrano coloro che affollano i negozi nella foga di liberarsi dei denari guadagnati con sempre maggiore fatica, in una sorta di potlach postmoderno.

Morti viventi appunto. Sicuramente morti nello spirito, a suon di acquisti e di desiderio irrefrenabile di possesso di oggetti spesso e volentieri totalmente inutili. Del resto già il nome di questa “festa”, “venerdì nero”, nonostante il colore scelto sia legato al fatto che questo rappresentasse, per i commercianti americani di un tempo, le giornate chiuse in attivo (al contrario del rosso, che invece indicava le perdite), rimanda a qualcosa di oscuro. Di cupo. Di tenebroso. Quasi di satanico.

Eppure il black friday è oggi il venerdì che apre la stagione degli acquisti natalizi. Più che altro perché a questo si riduce ormai anche il Natale. Acquisti. Ma forse è inutile stupirsi. D’altronde è proprio sugli acquisti del black friday medesimo che si misura la fiducia dei consumatori, dicono quelli che hanno studiato nelle università serie e che hanno la mania di misurare anche l’aria che respirano. E, in questo mondo in cui la dimensione qualitativa è stata cancellata e sussiste appunto solo quella quantitativa, in cui tutto è calcolo o calcolabile o non è, in cui su ogni scelta o decisione politica dominano l’economia, il tintinnio di monete, gli indici azionari e dove in nome di questi possono venire meno il diritto al lavoro, alla salute, alla sicurezza e addirittura alla vita di miliardi di esseri umani perché, “bisogna tagliare” e “ce lo chiedono i mercati”… quasi che i mercati fossero persone fisiche, come numi pagani…beh, in questo mondo per lo spirito, il silenzio, la preghiera, la condivisione… insomma per quelle cose che non fanno vendere e non creano indotto e, soprattutto non sono misurabili, non può esserci posto.

Di posto ce n’è invece a bizzeffe per la cacofonia di colori e rumori dei templi del commercio, zeppi di individui ingellati, truccati e lampadati, tristi “tronisti” di provincia fuori tempo massimo con il cervello all’ammasso e l’anima divorata da desideri instillati artificialmente da televisione e pubblicità. Già, perché oggi per essere devi apparire. Per apparire devi avere. E per avere devi comprare. Comprare per competere, non certo per condividere. Se compri, sei. Se non compri non sei nessuno.

Dal venerdì santo al black friday dunque: una buona sintesi del cammino dell’umanità occidentale. Un cammino che va dalle preghiere in latino nel religioso silenzio dei monasteri che tutelarono la cultura europea dalla barbarie, al baccano anglofono degli shopping mall. Che, invece, tutelano la barbarie dalla cultura europea. Non c’è dubbio, l’ironia del destino, in questo caso, ha saputo essere perfida.

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