SalviniUn asse tra l’Italia e la Germania per il futuro dell’Europa? Lo ha ipotizzato Matteo Salvini durante l’incontro svolto ieri al Circolo della stampa estera di Roma. Tra le tante, questa dichiarazione è forse il segnale più importante di un cambio di passo per la politica estera della Lega salviniana, soprattutto nei confronti del consesso comunitario. Tale intenzione, insieme ai toni e ai temi espressi lo scorso sabato in piazza del Popolo, come ha giustamente notato Francesco Giubilei nel suo blog su IlGiornale.it, segnala infatti il passaggio netto da un sovranismo barricadero e fortemente antieuropeista a un atteggiamento da movimento a vocazione maggioritaria, che guarda a quell’elettorato un tempo legato ai partiti nell’orbita del PPE.

L’obiettivo di Salvini, sembra sempre più chiaro, è ormai quello di puntare a “prendersi” l’Europa, nel senso di entrare nella stanza dei bottoni di Bruxelles. Ma, a differenza di qualche mese fa, non contro, ma con la Germania. E a discapito della Francia di Emmanuel Macron, alle prese con la crisi interna dovuta alle proteste dei gilet gialli. Realisticamente tuttavia è difficile pensare che l’Italia guidata dalla Lega possa realmente scalzare la Francia dal collaudato connubio franco-tedesco, ma, quantomeno in seguito ai risultati di elezioni europee che si preannunciano senza dubbio positive per il fronte sovranista, potrebbe puntare a inserirsi come terza punta in quello che è de facto il direttorio non ufficiale dell’Unione Europea, oggi costituito solo da Parigi e Berlino.

Se questa è la strategia (ma le dichiarazioni di ieri sembrano indicarlo) Salvini dimostrerebbe senza dubbio una volta di più quell’intelligenza politica che ormai gli va tributata. Perché, una volta scardinato il sistema di potere globalista ai vertici della UE sfruttando l’appoggio neanche troppo nascosto degli Stati Uniti di Donald Trump, che per l’Europa hanno adottato la strategia del divide et impera, il passaggio successivo sarebbe certamente quello, come si è scritto anche su questo blog, di emanciparsi anche dallo scomodo alleato d’oltre Atlantico. Chiaramente per fare questo l’Europa diventa una pedina imprescindibile e la Germania (insieme alla Russia di Vladimir Putin, che con Bruxelles e soprattutto Berlino ultimamente dialoga discretamente), anche vista l’uscita di scena dallo scacchiere comunitario del Regno Unito, eterna quinta colonna atlantica nel vecchio continente, un alleato fondamentale in questa complicata partita a scacchi.

Salvini insomma, questo quantomeno è quello che traspare dai suoi più recenti interventi, si sta facendo portavoce non più di una necessità di sfasciare l’Europa ma di cambiarla, rendendola un progetto realmente democratico senza minarne le prospettive geopolitiche. Se questa è davvero la strada che il leader della Lega ha deciso di intraprendere c’è da augurarsi con tutte le forze che vi riesca.

L’Italia e l’Europa attendono da troppo tempo qualcuno con il consenso, la volontà e gli attributi per rompere gli schemi. Chissà, forse ora potrebbero averlo trovato.

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