DuJJYwQWwAA37PXA Matteo Salvini va sicuramente tributata un’intelligenza politica davvero fuori dal comune (e lo si è scritto proprio ieri su questo blog a proposito dell’idea di un asse Roma-Berlino per l’Europa). Tuttavia anche i più bravi possono scivolare. Un esempio è l’infelice uscita del vicepremier leghista durante il suo viaggio in Israele su Hezbollah, le milizie sciite libanesi da lui definite “terroristi islamici“. Nulla di più sbagliato, in realtà. Certo, Hezbollah e Israele non vanno sicuramente d’accordo, per usare un eufemismo. Ma questo non fa dei guerriglieri libanesi dei jihadisti. Anzi. Tutto l’opposto.

Un esempio? Senza Hezbollah e le sue milizie, sarebbero stati molti di più i cristiani massacrati in Siria dai terroristi (quelli veri) di ISIS e Al Nusra. Dal 2013, per volontà del leader Hassan Nasrallah, Hezbollah ha portato in Siria un numero di combattenti che si è costantemente mantenuto tra le 5 e le 6mila unità. Quasi 2mila sono i combattenti del “Partito di Dio” morti per contrastare gli estremisti wahhabiti in suolo siriano. Tra le loro fila, anche dei soldati cristiani, che hanno combattutto fianco a fianco con i guerriglieri sciiti. Secondo l’editore e saggista Stefano Fabei, come ha riferito a luglio Andrea Muratore su Gli Occhi della Guerra, “Hezbollah ha svolto un ruolo importante per riequilibrare le sorti del conflitto in atto in Siria e non è eccessivo sostenere che abbia determinato un capovolgimento dei rapporti di forze”.

Tra chi ha criticato le dichiarazioni del ministro, che hanno provocato forti malumori nei corridoi del ministero della Difesa (l’Italia guida in Libano la missione UNIFIL), oltre a Manlio Di Stefano del Movimento 5 Stelle e Giovanbattista Fazzolari di Fratelli d’Italia, anche il neo coordinatore nazionale di Forza Italia Giovani, il giovanissimo Stefano Cavedagna. “Caro Matteo Salvini – ha scritto su Facebook il forzista –  dire da Ministro dell’Interno che Hezbollah è un gruppo di pericolosi terroristi è un errore. Politico e diplomatico. La geopolitica è cosa seria e delicata. Non si addice ai tweet acchiappa-like. E’ un atteggiamento lontano anni luce dalle modalità di Berlusconi e Frattini durante i governi di centrodestra“.

Il giovane Cavedagna non sbaglia. La politica estera è un tema serio e complesso che riguarda gli equilibri strategici di un Paese e certo non si può affidare agli umori dei social network o delle necessità della più spiccia comunicazione politico-elettorale. In tal senso Silvio Berlusconi sapeva sicuramente il fatto suo. Per non dimenticare la proverbiale capacità di equilibrio, in Medio Oriente, degli statisti della Prima Repubblica: da Mattei a Moro, da Andreotti a Craxi.

Comunque, dopo tanti colpi andati a segno, una scivolata ci sta.

Tag: , , ,