povertà-quadroIl risultato di dieci anni di riduzione della spesa pubblica in Italia (che non si è fermata, checché se ne dica, neppure con questo Governo)? Si può facilmente comprendere leggendo un’agenzia battuta questa mattina dall’ANSA: le spese sanitarie sono un lusso per il 5,5% dei nuclei (familiari, nda), che arriva quasi all’8% fra le famiglie del Sud. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto C.R.E.A. Sanità – Università degli Studi di Roma “Tor Vergata” che sarà presentato la prossima settimana”. Scopriamo inoltre che “il 17,6% delle famiglie residenti (4,5 milioni) ha dichiarato di aver cercato di limitare le spese sanitarie per motivi economici (100.000 in più rispetto al 2015), e di queste 1,1 milioni le hanno annullate del tutto”.

La povertà, che non è solo quella visibile, quella dei senzatetto, ma quella di milioni di famiglie costrette a tagliare su tutto, anche sulle cure mediche, non riguarda dunque solo il sud, come vorrebbero far credere molti detrattori dell’esecutivo Conte. Ecco perché, in questo scenario, è davvero disgustoso che, pur di andare contro il Governo in carica, pur criticabilissimo, ci si permetta di definire il reddito di cittadinanza approvato ieri in Consiglio dei ministri, come una manovra destinata ai “fannulloni”, un “dare soldi per stare sul divano”.

Il reddito di cittadinanza non è certamente un investimento prioritario. Servirebbero serie politiche industriali piuttosto, ma è chiaro che, con i paletti assurdi imposti dall’UE (paletti che lo stesso Juncker, presidente della Commissione europea, ha appena riconosciuto essere troppo rigidi) bisogna accontentarsi di “mance” elettorali.

Ciò detto, per come è stato configurato, il reddito di cittadinanza non si rivolge certo a una platea di fannulloni e truffatori benestanti: le caratteristiche reddituali previste per accedervi (un indice ISEE familiare di 9.630 euro…) parlano di persone in stato di disperazione, in totale (secondo la relazione tecnica del Ministero) 1,32 milioni di nuclei familiari, di cui solo 164 mila stranieri.

Si tratta, insomma, di poveri cristi, di disperati, cui è giusto e doveroso, in un sistema economico che sarà sempre più selvaggiamente competitivo e iniquo per i lavoratori (sempre più sostituiti dalle macchine e sempre più minacciati dalla globalizzazione), mostrare un po’ di sano senso di carità cristiana, forse fuori moda nell’Occidente protestantizzato e americanizzato, ma moralmente necessario.

Insomma, contestare la priorità della misura è giusto e sacrosanto, come già detto. Attaccarne i possibili beneficiari con aggettivi come “nullafacenti”, come purtroppo stanno facendo diversi commentatori ed esponenti politici, no. Fa solo schifo.

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