1528413453-senzatettoDiciotti, SeaWatch. SeaWatch, Diciotti. Su qualsiasi canale ci si sintonizzi, qualunque quotidiano si legga, ormai sembra davvero che i problemi del Paese Italia si riducano a uno soltanto: i migranti. Eppure, grazie a questo ministro dell’Interno e in parte anche a quello precedente, gli sbarchi si sono drasticamente ridotti. Eppure ci sarebbero problemi ben più gravi di cui discutere: deindustrializzazione e fabbriche che chiudono, disoccupazione, precariato, perdita di influenza del Paese a livello internazionale, crisi geopolitiche.

E invece no. Il tema sono sempre loro, i migranti. I giovanotti africani in fuga da guerre inesistenti (semmai in fuga dalla povertà indotta, come qualche politico un po’ più avveduto degli altri ha sottolineato nei giorni scorsi, dai comportamenti neocoloniali delle elites occidentali, ma questo è un altro discorso…) che turbano le notti di conduttori televisivi, esponenti di partito, opinionisti.

Solo migranti, sempre migranti. E ONG. E barconi. Le pagine web dei quotidiani italiani sono inondate da tante immagini con scenari marittimi che ormai sono esteticamente indistinguibili dal sito ufficiale della Guardia Costiera.

C’è chi sta con Salvini, chi invece si pone contro di lui. Ma tutti parlano solo ed esclusivamente di quello. Poi che in Venezuela si stia verificando una crisi politica devastante per gli equilibri internazionali poco importa. Quella è roba per nicchie, per intellettuali alla Fusaro. Bisogna parlare dei ragazzotti africani, quello si che è un tema importante.

Altro che i poveri terremotati costretti ormai da due anni a vivere all’addiaccio, tema per cui peraltro si avrebbe gioco facile, volendo fare gli avvocati delle opposizioni, a contestare l’esecutivo Conte. Altro che gli oltre 50mila senzatetto che ogni notte sfidano il destino e le temperature invernali sperando soltanto di sopravvivere.

Per loro, chissà perché, non c’è nessuna parata di parlamentari, nessun grido di dolore di deputate con le labbra a canotto e di onorevoli lampadati e incravattati, pronti a stracciarsi le vesti (ma piano però, che sono firmate) gridando all’umanità smarrita a causa del “terribile” Salvini. Per loro non ci sono vertici europei per decidere come trovare i fondi necessari a ridare (magari…) dignità al cuore della cultura europea, all’Italia centrale delle chiese, dei monasteri e dei pellegrini, colpita mortalmente dal sisma. Oppure a ridare respiro a chi non ha neppure il conforto di un letto in cui dormire. Di loro, sebbene siano in maggior parte cittadini italiani, non frega nulla a nessuno. Trattati come una questione di ordinaria amministrazione.

Un suggerimento per questi poveretti, affinché possano tornare a fare notizia, a muovere i cuori e le menti della politica e del giornalismo politicante: si tingano la pelle di nero. Ma sì, si fingano di colore, africani. Magari funziona.

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