greedy-1241164_960_720Scorrendo le pagine dei giornali e dei principali siti di informazione in queste ore lo sguardo di chi qui vi scrive non ha potuto fare a meno di cadere su due titoli. Il primo è la provocatoria proposta di una pornostar, Valentina Nappi, già balzata agli onori delle cronache per una faida mediatica con il filosofo Diego Fusaro (l’anticapitalismo è il nuovo fascismo, disse la giovane “intellettuale”), che suggerisce di sterilizzare i poveri. Il secondo, invece, l’idea di una nota società svedese produttrice di mobili low cost, l’Ikea, che ha lanciato la possibilità di affittare, anziché vendere, i complementi d’arredo che realizza.

Ora, sebbene apparentemente molto diverse per argomento, le due notizie presentano un sottile collegamento. Si tratta, sostanzialmente, dell’assoluta incapacità dell’attuale capitalismo e dei suoi alfieri di riconoscere il fallimento del sistema e di accettare l’evidenza di un modello sociale che si è completamente incartato.

Come può proseguire facendo finta di nulla una società in cui i lavoratori, per le logiche della competizione mercatista, guadagnano talmente poco da doversi noleggiare l’arredamento di casa? Una società in cui si producono beni talmente deperibili e futili che, per riuscire a “piazzarli”, è necessario inventarsi modalità di volta in volta sempre più fantasiose, come sconti, credito e ora addirittura il noleggio? E come si può giustificare una società in cui, anziché mettere in discussione un meccanismo di sempre più evidente concentrazione della ricchezza, si mette in discussione il diritto ad esistere di chi non porta un valore aggiunto al “mercato”, cioè di chi non può spendere?

L’essere umano odierno vive in una società in cui è giudicato da ciò che possiede. Ma, per possedere, deve avere denaro. Per avere denaro deve guadagnare. Ma se guadagna, in un contesto di competizione esasperata e globale, ci perde il suo datore di lavoro. E quindi? Quindi deve guadagnare poco. Guadagnando meno, deve vestirsi con indumenti sempre più scarsi qualitativamente, utilizzare mobili e auto sempre più economiche, mangiare cibo sempre più fetente, in un circolo vizioso senza fine.

Spiega il “Documento sulla fratellanza umana per la pace mondiale e la convivenza comune” firmato ieri ad Abu Dhabi da papa Francesco e dal grande imam di Al-Azhar, Ahmad Muhammad Al-Tayyib come “tra le più importanti cause della crisi del mondo moderno vi siano una coscienza umana anestetizzata e l’allontanamento dai valori religiosi, nonché il predominio dell’individualismo e delle filosofie materialistiche che divinizzano l’uomo e mettono i valori mondani e materiali al posto dei principi supremi e trascendenti” e ancora che “(…)Tutto ciò contribuisce a diffondere una sensazione generale di frustrazione, di solitudine e di disperazione, conducendo molti a cadere o nel vortice dell’estremismo ateo e agnostico, oppure nell’integralismo religioso, nell’estremismo e nel fondamentalismo cieco, portando così altre persone ad arrendersi a forme di dipendenza e di autodistruzione individuale e collettiva”.

Tutto vero. C’è solo un termine che, forse per pacatezza istituzionale, manca in questa descrizione, in queste parole vergate dai due leader religiosi. Il termine è, ovviamente, “capitalismo”. Quel capitalismo che, ormai globalizzato e senza limiti, è, in fondo, alla base dei problemi così dettagliatamente descritti. E che, al contrario di quello che in molti ritengono, non è che una pagina nella storia dell’umanità. Una pagina che, forse (mettendo nuovamente in discussione idee ormai acquisite come certezze) è bene iniziare a chiedersi se non sia il caso che si chiuda…

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