poverty-1148934_960_720Esistono diversi segnali che mostrano quanto sia preoccupante l’attuale stato della società occidentale, intesa come modello sociale e produttivo. Un modello che, come si affermava qualche giorno fa su questo stesso blog, si è innegabilmente bloccato, non riuscendo a proporre una reale via d’uscita a una crisi sistemica ormai decennale. Questi segnali, purtroppo, mentre i media italiani mainstream preferiscono parlare di temi assolutamente “fondamentali” come la vittoria di un cantante musulmano e omosessuale al Festival di Sanremo o le presunte invocazioni sataniche della conduttrice della stessa manifestazione, non vengono raccontati.

Allora, vista la coltre di omertà di un sistema mediatico che preferisce propinare al suo pubblico qualsiasi stupidaggine tranne le cose realmente importanti, è bene che se ne parli. Negli Stati Uniti, Paese con un’economia in forte crescita in termini di PIL, aumentato di circa quattro punti percentuali nell’ultimo anno, e con sempre più persone che hanno un lavoro (tasso di disoccupazione al 4%) sono oltre sette milioni i cittadini che non riescono più a pagare le rate del leasing della propria auto. Un record. Questo, secondo l’economista Richard Wolff, intervistato da RT, è un segnale di come la classe media sia in forti difficoltà. “Le persone al vertice della società hanno fatto molto, molto bene; ma la massa di persone, anche se finalmente ottengono un lavoro, trovano un impiego con redditi bassi, meno sicurezza, meno benefici e si vedono i risultati“, ha spiegato Wolff, co-fondatore del centro di studio sulle politiche del lavoro Democracy at Work.

Il netto contrasto tra la crescita economica e le sofferenze della classe media (per inciso, se questi sono i dati statunitensi, chissà quelli europei, dove un tasso di crescita decente è ormai un sogno da quasi un decennio) sono infatti il più limpido e cristallino risultato di un modello economico, quello basato sul debito, sul precariato e, in breve, su un capitalismo senza freni, non più in grado di redistribuire la ricchezza che produce e il più lampante segnale di come il mito della crescita del PIL come panacea di tutti i mali sia assolutamente fasullo.

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