libroQuattro vicende, ottantacinque morti, nessuna verità”. Questa frase, che compare nella presentazione del libro “Segreti e intelligence. Ustica, Ilaria Alpi, Nicola Calipari, Giulio Regeni”, recentemente pubblicato per Mursia da Andrea Foffano, saggista ed esperto di servizi segreti, rende bene l’allucinante situazione di alcuni dei più clamorosi fatti della cronaca italiana dell’ultimo ventennio. Fatti che sono davvero rimasti, almeno per il grande pubblico, senza una spiegazione chiara. Il saggio di Foffano si occupa di provare a fornire delle risposte.

La verità – spiega l’autore - è merce rara e non solo in Italia. Purtroppo, in situazioni nelle quali determinati interessi economici e politici si intrecciano con specifici equilibri sociali nazionali, il raggiungimento della completa, amara e indigesta verità spesso non si trova annoverata tra quegli obiettivi primari, che vengono perseguiti con ogni mezzo e ad ogni costo. Dobbiamo però saper distinguere tra due tipi di verità: quella giudiziaria, il cui raggiungimento è esclusivo compito della magistratura; quella storica, in nome della quale gli analisti e i ricercatori di tutto il mondo lavorano e faticano ogni giorno”.

Il libro di Foffano, chiaramente, si focalizza sul ruolo dell’intelligence, che spesso viene accostata alle azioni più turpi e ai segreti più scomodi. “Io credo – prosegue Foffano – che il ruolo dei servizi d’informazione e sicurezza nazionali e internazionali sia stato trasversale in tutte e quattro queste vicende. Ma attenzione: più che di responsabilità, io ribadisco che parlerei di ruolo. Il compito dell’intelligence è sempre stato quello di raccogliere e analizzare le informazioni, confezionando rapporti di previsione o ausilio per il decisore politico. Io credo che nel corso della storia nessun appartenente ad alcun servizio d’informazione e sicurezza si sia mai sognato di uccidere o far uccidere delle persone, specie di propria spontanea volontà. L’intelligence è da sempre un reparto al servizio del Governo nazionale e delle istituzioni democratiche. È quando queste ultime lo diventano un po’ meno, che nasce la possibilità che capitino tragedie come quella che ha coinvolto il povero Giulio Regeni”.

Regeni che, si è ipotizzato, potrebbe aver collaborato con servizi di intelligence stranieri. “Giulio Regeni – commenta al riguardo Foffano – era un giovane ricercatore dell’università di Cambridge. Io ritengo che il modo orrendo in cui è stato ucciso imponga all’Italia di non fermarsi nella continua ricerca della verità. Tutti noi lo dobbiamo alla sua famiglia e a tutti i nostri connazionali che attualmente vivono in Egitto. I rapporti tra i due Paesi hanno subito pesanti ripercussioni dopo l’episodio. Negli ultimi tempi si sta progressivamente andando verso una normalizzazione, ma spero vivamente che la morte di Giulio Regeni non finisca per perdere rilevanza o, peggio ancora, per essere dimenticata. Sarebbe una tragedia nella tragedia”.

Un caso simile è quello di Ilaria Alpi, della quale si disse che aveva trovato delle verità scomode, fatto che potrebbe averne generato l’uccisione. “È stata una delle ipotesi più accreditate nel corso degli anni – spiega Foffano – formulate da diversi tra giornalisti e studiosi. La Commissione parlamentare d’inchiesta sull’omicidio Alpi-Hrovatin, però, ha smentito questa tesi, considerando l’episodio come conseguenza diretta di un atto banditesco. In ogni caso, ancora oggi dubbi e perplessità permangono insoluti nelle opinioni di molti esperti. Nel libro cerco di analizzare l’intera vicenda nella maniera più oggettiva e critica possibile, conducendo il lettore attraverso un intricato labirinto di misteri e mezze verità”.

Per quanto invece riguarda Calipari, commenta l’autore: “il sacrificio di un eroe dovrebbe essere sempre evitato, in tutti i modi possibili. Nicola Calipari è caduto nell’adempimento del dovere. Ha portato a termine la sua missione: ha portato in salvo l’ostaggio. Nel farlo ha perso la vita, in circostanze ancora oggi non completamente chiare, vista la conflittualità che si evince tra la versione italia e quella americana”.

Quello di Ustica, pur se si tratta di un fatto diverso, è un altro mistero irrisolto. Ma, in realtà, dice Foffano: “rispetto a quanto ho scritto nel libro, posso anticipare un dato importante: nella sentenza del Giudice Istruttore Rosario Priore si trovano molti elementi in grado di condurci a ipotizzare cosa accadde realmente quella notte. E’ un documento importantissimo di più di 5mila pagine contenente tabulati radar e perizie legali, da cui sono partito per il mio lavoro”. Un lavoro che si preannuncia come indubbiamente interessante.

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