Benito-MussoliniFascisti. Fascisti ovunque. Con l’approssimarsi del 25 aprile, come ogni anno, ritorna più minaccioso che mai lo spauracchio in fez e camicia nera. Ovviamente in prima fila a denunciare questo pericolosissimo ritorno di fiamma tricolore (si scherza, suvvia…) è l’ANPI, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia che, negli ultimi giorni, si è trovata coinvolta nell’ennesima e “attualissima” battaglia: la decadenza di Benito Mussolini da cittadino onorario di alcuni comuni italiani. Cittadinanza onoraria ovviamente conferita nella totalità dei casi durante il ventennio. Per non parlare di quel sindaco PD che, a Cremona, ha vietato una messa di suffragio in onore del Duce. O di chi, allarmato, lancia strali contro Giorgia Meloni colpevole di aver candidato alle elezioni europee un pronipote di Benito.

Del resto è inutile ripetersi, su questo blog lo si scriveva un anno fa e non è cambiato assolutamente nulla, il 25 aprile, “lungi dall’essere un momento in cui storicizzare i fatti del secondo conflitto mondiale, ne consente invece sempre più spesso la politicizzazione”. Politicizzazione che, non c’è bisogno di dirlo, anche in virtù della tradizionale coincidenza di questa festività con le maggiori tornate elettorali, torna sempre utile per una parte politica, la sinistra, che ultimamente di argomenti da sfruttare a proprio vantaggio ne ha pochini.

Si perdoni dunque a chi qui scrive l’autocitazione, ma del resto non avrebbe senso trovare un nuovo modo di esprimere un concetto così cristallino e financo banale. Ciò che però francamente preoccupa non è tanto questo, quanto il fatto che nessuno, soprattutto tra le fila della cosiddetta destra, che dovrebbe tendenzialmente essere la parte colpita dalla propaganda avversaria, muova un dito per mettere finalmente a tacere queste deliranti baracconate. Per consegnare finalmente il ventennio alla storia e lasciare riposare i morti in pace. Perché, va detto, parlare oggi di togliere la cittadinanza onoraria a Mussolini Benito, nato nel 1883, è un po’ come se gli inglesi chiedessero ai francesi di rimuovere l’intitolazione delle vie a Napoleone Bonaparte: una cosa ridicola. Punto.

Tanto ridicola che viene il sospetto che la cosiddetta “destra” abbia alla fine buon gioco a evitare la fine di queste strumentalizzazioni, fine che consentirebbe di concentrarsi su argomenti più attuali e problematiche più impellenti. Una su tutte, la crisi economica che l’Italia sta vivendo nonostante il Governo Frankenstein giallo-verde avesse promesso mirabolanti imprese. E riprese.

E invece no. Anche a destra si continua a prestarsi al gioco di doversi giustificare per il “peccato originale” del fascismo. Si continua a ribadire, da parte degli esponenti politici, l’estraneità a un passato con il quale, in realtà, non potrebbero comunque avere nulla a che spartire. In primis perché il fascismo, di destra, intendendo con questo termine la destra liberal-conservatrice, non lo era. In secondo luogo perché quella esperienza è finita nel 1945, quando gran parte degli attuali politicanti destrorsi neppure erano nati.

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Ma così non si può andare avanti. Piaccia o meno, sia politicamente corretto o meno, il fascismo e l’antifascismo vanno strappati dai quotidiani e consegnati ai libri di storia, ai quali appartengono. E allora è forse necessario, dato che è impossibile attenderselo dalla sinistra, che la destra prenda coraggio e, sfruttando il momento di consenso, faccia qualcosa che è davvero utile al Paese: proporre la cancellazione, visto ciò che è divenuto, del 25 aprile dal calendario delle festività.

Sì, cancellarlo. Affinché, almeno sotto elezioni, i morti possano finalmente riposare in pace, con i loro errori e le loro buone azioni. Ma, soprattutto, perché la classe dirigente italiana, dopo 74 anni, possa finalmente guardare avanti. Smettendo di discutere di passato e, soprattutto, di sentirsi così esentata dal dover discutere di ciò che è davvero importante per le famiglie italiane e i loro figli: il presente e il futuro.

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