Una riflessione che sembra un pugno nello stomaco. Anzi, lo è. Perché pone di fronte a dati di fatto tragicamente concreti, tragicamente reali. L’ha scritta Carl Kinsella per il sito d’informazione irlandese Joe.ie, a proposito del drammatico incendio avvenuto lunedì alla cattedrale di Notre-Dame a Parigi, un simbolo di quell’Europa profonda e spirituale, un tempo conosciuta appunto come “cristianità”, colpevolmente dimenticato per troppi anni (il simbolo, la cristianità è invece stata scordata da un po’ più di tempo…).  Tanto dimenticato che, qualcuno ha detto tra le righe, i lavori di restauro, causa indiretta dell’incendio, procedevano a ritmo lento a causa della mancanza di fondi.

Fondi che, però, dopo il dramma in mondovisione 1555396133-lapresse-20190415235125-29065224del crollo della guglia, sono rapidamente arrivati. Solo due magnati della moda, François-Henri Pinault e Bernard Arnault, hanno messo a disposizione rispettivamente 100 e 200 milioni di euro. Che generosità. Eppure proprio qui colpisce nel segno Kinsella, rilevando che, dati i rispettivi patrimoni personali, di 30 e 91,3 miliardi di euro, “se una persona comune avesse 3mila euro nel proprio conto bancario in questo momento e ne donasse dieci per il restauro, darebbe proporzionalmente lo stesso importo di questi due”.  E, con questo, non si intende dire che i due siano stati tirchi. Anzi.

Si intende piuttosto fare luce sull’incredibile mole di ingiustizia, sull’incredibile divario sociale che alberga nella nostra società occidentale. Una società del “benessere” in cui, per esempio, nella stessa e civilissima Francia ci sono 8,8 milioni di persone che vivono con una cifra uguale o inferiore a mille euro mensili e 140mila senzatetto (di cui 30mila minori). Eppure, nello stesso Paese, due soli individui sono in grado, in poche ore, di raccogliere una cifra pari al bilancio annuale di dieci comuni italiani di circa 15mila abitanti, quelli che faticano a garantire gli scuolabus e i turni della Polizia locale per tutelare la sicurezza dei poveri cristi.

LA SOCIETÀ LIBERALE? È UNA NEGAZIONE DELLA CRISTIANITÀ. E DEI SUOI VALORI

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Cosa è rimasto di cristiano in tutto ciò? Nulla. La società liberale post-cristiana (perché questo è, anzi, peggio, è una negazione dei valori cristiani) è un mostruoso coacervo di ingiustizia che, mentre i suoi cantori raccontano che l’uomo non è mai stato meglio, in realtà nasconde il fatto che, nei secoli universalmente riconosciuti come “bui”, (quelli della “cristianità” di qualche riga più sopra) queste differenze non esistevano. Brucia Notre-Dame, brucia insieme a quel passato, quello dell’Europa cristiana, dell’Europa tradizionale, nel senso più profondo del termine, che dava ai simboli un valore pregnante tanto da costruire, sui simboli stessi, le cattedrali.

Oggi, nell’Occidente del denaro, l’unico simbolo che vale è la moneta sonante: il vero e unico dio di una società che, dicono, è la migliore possibile, ma che conserva invece un elevatissimo grado di brutalità. La cui percezione, a differenza del passato, è anestetizzata e sterilizzata da abiti rispettabili e cravatte sgargianti, da sensuali messaggi pubblicitari e dall’insopportabile e rivoltante ipocrisia del politicamente corretto, con i suoi falsi problemi e le sue “Gretinate” (che, purtroppo, affascinano anche il capo della Chiesa…) per le “pecore matte” di dantesca memoria.

Si avvicina la Pasqua, una festa cristiana. Forse è il caso, anziché alle uova e alle abbuffate, di pensare anche a questo.

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