notre-dame-4150231_960_720Giù le mani da Notre-Dame. Nel XIX secolo, dopo gli scempi della Rivoluzione Francese, la guglia della cattedrale fu ricostruita in stile gotico e dovrà essere ricostruita in stile gotico anche questa volta. Sì, perché fanno venire i brividi solo a sentirne parlare le proposte degli archistar (termine che definisce a modestissimo parere di chi qui scrive una banda di vandali contemporanei, dediti a sfregiare i centri urbani del mondo con i loro osceni progetti senz’anima) che si sono fatti avanti per immaginare il futuro della cattedrale, per la cui ricostruzione, dopo l’incendio dello scorso 15 aprile, è stato ormai raggiunto il miliardo di euro in donazioni.

Si va dalla guglia in vetro proposta da Norman Foster alla freccia in cristallo rifrangente di Ian Ritchie, mentre un collettivo di architetti francesi ha proposto, con il progetto “Notre Dame de Paris in green for all of us”, di trasformare il tetto della basilica in eco-serra didattica, per sensibilizzare i visitatori sulla sostenibilità… Orrore. Dalle magiche atmosfere di Notre-Dame de Paris di Victor Hugo al piattume “Gretino” degli eco-fanatici terrorizzati dal clima. Dal sacro sfarzo dei rosoni colorati alle linee minimal dei tablet dei moderni zombie iper-connessi. Dalla massima espressione della geometria sacra ed esoterica alla geometria “democratica” da aeroporto.

E, d’altronde, era stato lo stesso presidente francese Emmanuel Macron a chiedere un tocco di contemporaneità… Da un figlio prediletto del mondialismo progressista, cresciuto a pane e uffici asettici della finanza globale, non ci si poteva attendere altro che questo: l’incitazione a sfregiare irrimediabilmente un simbolo della cultura europea. Cultura che, per questa gente, è forse degnamente rappresentata dai grigi labirinti di vetro delle istituzioni comunitarie a Bruxelles. Così, dove non sono riuscite le fiamme, potranno riuscire i designer

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