Italy Deputy PM Matteo Salvini Meets French Nationalist Marine Le Pen To Discuss EU AlternativeQual è il dato che emerge dai risultati delle elezioni europee in Italia? Ve ne sono diversi. Uno tra questi è che gli equilibri politici nella destra (soprattutto) e nella sinistra dello scacchiere sono profondamente cambiati. Gli italiani hanno, in primo luogo, punito la cosiddetta “moderazione”: l’hanno ripudiata, respinta, rifiutata. Le non posizioni e i tatticismi, per l’appunto, “moderati”, non pagano più in uno scenario che si sta sempre più polarizzando, uno scenario fatto di complessità crescenti e di mezzi di comunicazione che privilegiano i messaggi forti, decisi e semplificati e le prese di posizione nette. C’è lo spazio, alla prima tornata elettorale utile, per una maggioranza esclusivamente di destra, senza il famoso centro, che sembrava, fino a pochi mesi fa, imprescindibile per chiunque.

E, del resto, appare improbabile che proprio il centro possa ancora trovare una collocazione nella futura coalizione guidata da Matteo Salvini se, come si può facilmente presagire, il Partito Popolare Europeo sarà nuovamente parte, in seno all’emiciclo comunitario, di un’alleanza che comprenderà i liberali dell’ALDE e il Partito Socialista e se, come pare, sullo scenario nazionale Fratelli d’Italia proseguirà nella sua crescita, puntando così a diventare l’alleato che può garantire la stabilità della coalizione di destra-destra, come lo era la Lega Nord per il Popolo della Libertà ai tempi, invece, della coalizione di centro-destra.

L’ESTREMA VOLATILITÀ DEL CONSENSO: I PARTITI COME BENI DI CONSUMO

Un altro dato che balza all’occhio è l’assoluta volatilità del consenso. Nel mondo post ideologico, in cui la scelta di un partito piuttosto che di un altro è dettata esclusivamente da considerazioni utilitaristiche e in cui non esistono più appartenenze indissolubili (non ci si definisce più “democristiani”, “socialisti”, “missini” e via discorrendo, ma semplicemente elettori, cioè di consumatori di partiti) e legami saldi (del resto non lo è più neppure il matrimonio…), l’elettore sceglie il partito con la stessa logica con cui sceglie i beni di consumo, in base alla moda del momento e alla convenienza. Prometti la flat tax? L’elettore ti vota. Non la realizzi? Si passa al prossimo offerente. Così, nel giro di pochissimi anni, si è passati da una maggioranza bulgara per il PD renziano, a un consenso altrettanto stellare per la Lega, transitando per la fase del Movimento Cinque Stelle. Preoccupante, per lo stato di salute della democrazia. Ma è così.

IL GOVERNO SEMBRA SALVO. ALMENO PER UN PO’…

Un ultimo dato riguarda il Governo. Nella situazione venutasi a creare, ai grillini non conviene più ripudiare l’alleanza con la Lega. E viceversa. Conservando l’esecutivo, Salvini ha infatti capito di poter essere leader di lotta e di governo al tempo stesso e di poter così tutelare il suo attualmente enorme consenso ancora per un po’. Ma anche al Partito Democratico conviene la permanenza di questo esecutivo: subentrare alla Lega nell’alleanza con i grillini significherebbe arrestare l’evidente ritorno dei voti di sinistra dalle sponde pentastellate verso la casa madre.

Così, proprio Di Maio e i suoi si trovano nella posizione più scomoda: quella di vedersi fagocitare consensi sia da destra (dalla Lega) che da sinistra (dal PD zingarettiano).

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