1530625360-lapresse-20180629164650-26754236Il Governo Conte è agli sgoccioli? Appena dodici mesi sono passati dal suo insediamento, eppure la crisi dell’esecutivo è a un passo. Il premier che ieri sera ha parlato alla nazione (o, meglio, ha parlato ai suoi due “vice” fingendo di parlare agli italiani) era molto diverso da quello che, un anno fa, si presentava con umiltà e positività, come l’”avvocato del popolo”. Conte, apparso ieri tirato e severo, sa che quel Governo che per molti rappresentava una speranza, oggi è una speranza tradita. E non per colpa sua, ma di una campagna elettorale permanente, irresponsabilmente trascinata dalla bulimia da social network degli esponenti dei partiti di maggioranza. Una bulimia che, purtroppo, data l’odierna tirannia della comunicazione, è, a dire il vero, anche difficilmente evitabile.

Fatto sta che, del “contratto di Governo” che Lega e Movimento Cinque Stelle avevano siglato dopo un lungo lavorio per armonizzare le rispettive proposte politiche, poco è stato realizzato. Il reddito di cittadinanza, così come è stato configurato, si è rivelato poco più di un debole placebo per il malcontento sociale di un Paese che vive una crisi strutturale e sistemica. I progetti di riduzione dell’incisività del fisco sono rimasti al palo. Idem dicasi per misure interessanti e originali come i minibot.

Anche la politica estera, che doveva essere di rottura rispetto al passato, ha invece mostrato più ombre che luci. Resta, quella sì, la soddisfazione per le misure in termini di immigrazione e sicurezza. Ma le mancanze che potevano essere nascoste, nei primi mesi, sotto il tappeto del “cambiamento”, dei nuovi volti, delle nuove parole d’ordine, oggi non possono più essere celate all’opinione pubblica. Il velo d’ipocrisia che copriva quella diversità così netta tra i due alleati, Lega e grillini, è stato stracciato dagli scontri che hanno arroventato la campagna elettorale per le elezioni europee. Elezioni che hanno segnato un travaso di consensi, dal movimento pentastellato a quello leghista, che rende ottimamente l’idea di chi, in questo esperimento lungo un anno, ci abbia perso maggiormente.

L’esecutivo giallo-verde è, per il momento, un’esperienza fallimentare e fallita, inutile girarci intorno. Eppure chi parla di elezioni anticipate e di crisi dell’esecutivo dimentica un fattore banale e rozzo, che però è il principale elemento di cui tenere conto: l’attaccamento alla poltrona. Certo, in altri tempi si sarebbero forse potuti fare discorsi diversi. Ma, in un’epoca di assoluta crisi valoriale, di certo non ci si può attendere che schiere di parlamentari grillini mollino il seggiolino (un seggiolino che, date le percentuali attuali, difficilmente confermerebbero) e lo stipendio e la visibilità politica correlati solo per questioni di principio…

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Dunque, se Conte potrebbe anche dimettersi (dopotutto lui non ha certo bisogno dell’incarico da premier per tirare avanti…), altrettanto non si può dire dei parlamentari pentastellati, che oggi dispongono della truppa più numerosa a Montecitorio e Palazzo Madama. Truppa che potrebbe facilmente essere impiegata, qualora i rapporti con la Lega dovessero ulteriormente deteriorarsi, per un esecutivo “tecnico” o “di responsabilità”, supportato dal presidente Mattarella e in collaborazione con alleati diversi dagli attuali. Le solite formule, insomma, utilizzate in passato per imporre agli italiani personaggi impopolari come il professor Mario Monti. E, guarda caso, come già si notava su questo blog diversi mesi fa, il tecnico ex Fondo Monetario Internazionale Carlo Cottarelli, che già il Capo dello Stato aveva cercato di “imporre” come presidente del Consiglio prima del “contratto“ giallo-verde continua a imperversare e a “scaldarsi” nelle trasmissioni televisive. Qualcuno, dopotutto, ce l’avrà pur mandato…

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