Washington, Mike Pompeo riceve il ministro dell'interno italiano Matteo SalviniNon c’è nulla da fare, la destra politica italiana, sovranista o meno, sembra ricascarci ogni volta. Si sta parlando di quel tremendo errore che è la sudditanza acritica verso gli Stati Uniti. La visita del vicepremier Matteo Salvini a Washington, che arriva, bisogna dirlo, in un momento di estrema difficoltà nei rapporti con un’Europa che non fa nulla per apparire anche solo meno ostile nei confronti di Roma, apre la porta a pericolose divagazioni sul tema sovranista. Divagazioni che portano allo scontro con Bruxelles non (solo) nell’interesse degli italiani, ma anche e soprattutto degli americani.

Gli stessi americani tentati in maniera sempre più preoccupante dall’avventurismo militare contro l’Iran. Un Paese che, per l’Italia, potrebbe invece diventare un partner importante. Facile immaginare che anche di questo si sia parlato negli Stati Uniti: di Teheran, di Venezuela. Di Cina, soprattutto, con quella Nuova Via della Seta che il Governo Conte ha abbracciato ma che all’Amministrazione Trump non piace affatto.

“L’Italia vuole tornare a essere nel continente europeo il primo partner della più grande democrazia occidentale”, ha detto Salvini, aggiungendo inoltre che “siamo d’accordo sul 99% della visione del mondo”. Non si capisce quale possa essere il restante 1%, ma la frase, certamente, dice molto.

Così, se il Movimento Cinque Stelle e il premier Conte, con tutti i loro difetti, sembrano (va riconosciuto) muoversi in maniera più equilibrata sullo scacchiere internazionale, la Lega salviniana, di contro, sembra aver abbandonato totalmente ogni prospettiva di apertura a Oriente e al Cremlino (le sanzioni continuano a restare al loro posto…), per trovarsi sempre più apertamente schierata con l’universo neo-conservatore d’oltre Atlantico. Quell’universo che, in passato, ha regalato all’Italia e all’Europa le guerre nei Balcani, in Iraq, in Libia, in Ucraina, in Siria, con tutte le loro nefaste conseguenze in termini di flussi migratori, di vite umane (basti una sola parola: Nassirya) e in termini economici.

Certo, oggi c’è da vincere la bagarre con i rigidi tecnocrati europei e con l’asse franco-tedesco. Già, ma a che prezzo?

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