2012-12-doncamillo-0Perché alle elezioni amministrative (e solo in quelle) gli italiani continuano a votare PD? La domanda che in molti si saranno posti è il legittimo frutto dei risultati del voto comunale dello scorso 26 maggio e dei successivi ballottaggi che, a dispetto di dati per le consultazioni europee decisamente premianti per Lega e alleati di centrodestra, ha in diverse città italiane e, soprattutto, in svariati piccoli centri ribaltato pronostici che, in base alle preferenze espresse per l’emiciclo dell’europarlamento, sembravano davvero scontati.

Eppure i cittadini che sono entrati nella cabina per partecipare al voto continentale sono stati gli stessi che hanno deciso, con un tratto di matita, il risultato del voto comunale. Che cosa è successo? Ebbene le dinamiche, in realtà, sono ovunque piuttosto simili. Innanzitutto è bene partire dal presupposto che il voto, nell’attuale e desolante panorama della politica-marketing, è ormai sempre meno fidelizzato e sempre più liquido e le appartenenze partitiche sono estremamente flessibili. In questo scenario l’elettore-cliente sceglie, come un vero consumatore, in base al principio di convenienza. Oppure di conoscenza personale, in base alla propria rete di relazioni sociali. E soprattutto in questo secondo caso si sono inserite le sinistre. Che, a livello di tessuto sociale, avendo conservato l’influenza sul mondo dei sindacati e su quello dei circoli per tradizione politicamente collocati (ARCI, ANPI e via dicendo) possono oggi, in aggiunta, disporre quasi liberamente di quell’universo che un tempo costituiva l’ossatura della presenza sui territori della Democrazia Cristiana: l’associazionismo e il volontariato, soprattutto quello di matrice “bianca”, cioè cattolica.

Così, mentre i militanti dei partiti di destra sono spesso impegnati a fare campagna per tematiche nazionali, la sinistra (soprattutto il Partito Democratico) penetrando il tessuto sociale con le associazioni e i gruppi di volontariato che guardano alle parrocchie (la cosiddetta società civile”, un tempo perno del “centro” politico), soprattutto nelle piccole comunità (nei grandi centri il voto a sinistra è dettato da altre dinamiche, come la dissoluzione delle identità congenita allo sviluppo di metropoli cosmopolite), è in grado di captare elettori che, normalmente, in sede di una consultazione diversa, sceglierebbero altri simboli, altre idee. Ma, in un piccolo centro, in un medio comune italiano, quella grande famiglia che è la comunità locale conta ancora. E contano ancora gli oratori. E i parroci… E i moderni “don Camillo” oggi hanno occhi, come (purtroppo) risaputo, solo per la sinistra del Padre…

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