“Per il bene del Paese”. Non c’è frase utilizzata maggiormente a sproposito di questa, nel dibattito politico nazionale. Anche quest’ultimo Governo, il “Conte bis“, nasce perché tanti parlamentari hanno pensato soprattutto al “bene del Paese”. A dircelo sono loro stessi, deputati e senatori, quando intervistati sull’argomento. Lo stesso era accaduto con il Governo Monti, con il Governo Letta e con l’esecutivo giallo-verde recentemente fallito. Tutti agiscono per il “bene del Paese“, insomma. Soprattutto quando c’è da sostenere un esecutivo posticcio.

Ma, in realtà, ogni volta che un politicante pronuncia quelle poche parole, la verità si suicida. O, meglio, viene uccisa. Perché è ridicolo far finta di ignorare che c1550770558-camera-dei-deputati-lapressei sono intere schiere di parlamentari che, in misura sempre maggiore di legislatura in legislatura, vengono catapultati sugli scranni della Camera e del Senato letteralmente dal nulla. Da qualche decina di voti su una piattaforma online, per fare un esempio concreto. Gente che, dall’oggi al domani e senza un’adeguata preparazione politico-culturale, si trova seduta su una comoda poltrona parlamentare in pelle rossa.

Così accade che, quegli stessi signori, una volta percepita e assaporata la lauta retribuzione, quando cade un Governo, si trovino posti di fronte al tragico dilemma: tornare a fare il disoccupato o a guadagnare, quando va bene, 2mila euro al mese, oppure continuare a percepire, fino alla fine del mandato, il cospicuo assegno mensile riservato agli eletti? Ma che domande… Ovvio che la scelta ricadrà sempre e inevitabilmente sulla seconda opzione.

Ma, se questo è squallido, bisogna anche riconoscere un’ulteriore verità. Cioè che in questo mondo che esalta il guadagno, l’arricchimento, l’avere sopra ogni cosa, al di là di ogni valore e principio, biasimare questo comportamento è non solo infantile, ma anche un tantino ipocrita. E, anzi, la si smetta di dire che il problema è solo degli sfaccendati. Anche chi, nella vita civile, percepisse un normale stipendio da dipendente o da quadro non potrebbe che fare fatica ad accettare di abbandonare un seggio parlamentare.

Oggi, con l’osceno spettacolo del Conte bis, cadono anche i più recenti, tra i moralisti: i grillini. Quelli, cioè, pronti a tagliare poltrone, stipendi, emolumenti. Pronti a tagliarli, sì, ma evidentemente solo a quelli che, sugli scranni di Montecitorio, si siederanno dopo di loro…

Del resto la classe politica è lo specchio della società che la elegge. E, con una società come quella italiana, parte di quel mondo occidentale che esalta il denaro sostanzialmente a prescindere dal modo in cui questo è accumulato e che, sulla scia del trionfo sempre più schiacciante dell’oro sul sangue e sullo spirito, ha visto stravolti i propri riferimenti valoriali nel giro di pochi secoli (e soprattutto dell’ultimo), non bisogna stupirsi. Ma, anzi, accettarlo, questo osceno spettacolo e mercimonio, come una più che naturale conseguenza.

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